La satira

al tempo della Repubblica Romana del 1849

Don Pirlone – Seconda testata
Don Pirlone – Seconda testata

La satira è il genere letterario che più si presta a cogliere gli umori popolari anche quando essa risulta fortemente orientata dal punto di vista politico. I sentimenti e le emozioni delle persone che vissero quelle esperienze, sebbene filtrate, emergono comunque dalle pagine della satira andando a costituire un’ulteriore fondamentale tessera del quadro documentario già in parte delineato nelle sotto-sezioni precedenti attraverso la presentazione del corpus legislativo, delle interpretazioni coeve degli avvenimenti e del restante materiale  d’archivio.

Nel 1848 si ebbe un’esplosione della stampa periodica favorita dalle prime concessioni statutarie verificatesi nei vari Stati della Penisola. Un impulso altrettanto importante arrivò dall’avanzamento delle tecniche litografiche realizzato nel corso della prima metà dell’Ottocento1. Ampie collezioni di questi giornali sono ora consultabili liberamente online nei siti delle biblioteche italiane2. Durante il biennio 1848-1849, a Roma nascono numerosi periodici di carattere umoristico o francamente satirico anche se, con l’eccezione del Don Pirlone, lo strumento della illustrazione caricaturale rimane poco utilizzato. La maggior parte di queste riviste avrà vita breve.

Il primo foglio satirico è il Cassandrino che esce il 4 luglio 1848 ed il cui nome fa riferimento alla omonima maschera senese, simbolo del babbeo. Diretto da Domenico del Basso ma fondato dall’abate Francesco Ximenes, si colloca su posizioni nettamente reazionarie3 che conserva anche dopo l’omicidio del suo fondatore (avvenuto il 25 luglio 1848) ed almeno sino all’uccisione di Pellegrino Rossi (15 novembre 1848). Successivamente assumerà una posizione radicale4. Altre riviste si collocano sul versante popolare ma non necessariamente democratico. Così Er Rugantino, nella sua breve vita, esprime i più variegati umori popolari dall’impulso patriottico alla diffidenza nei confronti del nuovo e alla tendenza a tenersi alla larga dai conflitti. Anche nel Meninpippo è riconoscibile lo scetticismo atavico diffuso nei ceti meno abbienti. Numerose le riviste di impostazione liberale moderata (La Befana, Il Birichino di Roma, Il Diavoletto, La Frusta, La Lanterna Magica, Il Nipote di Cassandrino, Il Pappagallo, Pasquino, Cassandrino vero) mentre altre assumono un orientamento decisamente repubblicano (Il Diavolo Zoppo, Una Donna Bizzarra, Il Somaro, Cassandrino Repubblicano)5.

Don Pirlone 2
Don Pirlone. Anno I, n° 202, 15 maggio 1849.

Il più noto dei giornali satirici è il Don Pirlone, fondato e diretto da Michelangelo Pinto (Roma 1818 – Milano 1910), patriota dai sentimenti anticlericali, letterato e, in epoca successiva, diplomatico di lungo corso. Le incisioni sono attribuite a Giovanni Gallucci Pichi o, più spesso, al friuliano Antonio Masutti. Il giornale inizia le pubblicazioni il 1° settembre 1848 approfittando della parziale libertà di stampa concessa da Pio IX all’inizio del suo pontificato. Ma il clima politico è ormai cambiato: il papa, con l’allocuzione del 29 aprile 1848, ha già abbandonato la causa italiana e si appresta ad annullare la svolta liberale. Il giornale subirà censure e pressioni ma resisterà per diventare poi uno dei protagonisti più autorevoli della rivoluzione romana. Il nome ricorda la figura di “Pilone”, maschera inventata dal commediografo senese Gerolamo Gigli (Siena 1660 – Roma 1772) come allegoria dell’ipocrisia bigotta. In Don Pirlone la ulteriore storpiatura del nome e l’aggiunta del titolo non lasciano dubbi sul sentimento anticlericale che anima la rivista. Comunque il giornale non esiterà a mettere sotto accusa gli stessi esponenti repubblicani quando riterrà disattese le speranze suscitate dal nuovo governo. Nell’esempio riportato di seguito il significato è chiaro. Siamo nel maggio 1849 e la santa alleanza si appresta ad aggredire la Repubblica. Si vede Pio IX, riconoscibile anche nei tratti somatici, che offre un piatto prelibato, la Repubblica, agli avidi commensali stranieri: l’Austria (l’aquila bicipite), la Francia (il rapace con la feluca bicorne), la Spagna (l’uomo con l’armatura) ed il Regno di Napoli (Pulcinella). L’incisione riflette indubbiamente il pensiero dell’autore ma quanto interpreta l’immaginario popolare? Non è difficile pensare che negli umori popolari, in quel momento, prevalesse proprio quel senso di minaccia esterna rappresentata nell’incisione dal ruolo assolutamente ancillare attribuito al Pontefice e dalla posizione incube delle potenze straniere. Il Don Pirlone è un giornale colto e lo stesso simbolismo non ha un significato sempre immediato. Talora risulta complesso e accessibile solo ai lettori abituali che hanno maturato una sufficiente consuetudine con le figure rappresentate. Sempre comunque fungerà da specchio sarcastico e dissacrante delle vicende. Il giornale cessa l’attività il 2 Luglio 1849 con la caduta della Repubblica. Rinascerà a Torino con il nome di Don Pirlone a Roma, per iniziativa degli stessi Pinto e Gallucci Pichi, nel tentativo di mantenere vivo il ricordo di quell’esperienza repubblicana di cui il giornale era stato protagonista indubbio.

Grande riunione 1Nel novembre 1849, dopo la caduta della Repubblica, nasce a Roma la Grande Riunione tenuta nella sala dell’Ex-Circolo Popolare in Roma, una pubblicazione non periodica ricca di caricature che si colloca naturalmente sul versante clericale. Bersaglio preferito la Repubblica già caduta. Nell’esempio riportato il giornale tratta gli avvenimenti del luglio 1847 quando a Roma si erano verificati tumulti che furono attribuiti all’azione di provocazione da parte degli ambienti ecclesiastici più reazionari e contrari alla politica cautamente liberale seguita in quel momento dal Pontefice. Secondo alcune interpretazioni la cospirazione contro il Papa fu in realtà una montatura per accelerare lo sviluppo in senso liberale del corso degli avvenimenti.

Altri sostengono iGrande riunione 1nvece che una congiura poteva effettivamente essere in atto tenendo anche conto della singolare coincidenza tra i tumulti che si verificarono in Roma e l’occupazione di Ferrara da parte degli austriaci6. Nella vignetta pubblicata due rivoluzionari affiggono al muro un manifesto che riporta gli esiti dei processi seguiti a quegli avvenimenti: nessun condannato. Il pubblico guarda incuriosito mentre Cassandrino fa il gesto del marameo. La Grande Riunione finisce per essere lo specchio di quel revisionismo storico che dopo la caduta della Repubblica investirà minuziosamente tutti gli aspetti del periodo rivoluzionario.

 

 

1 Ilaria Torelli. Muri per comunicare, mura da difendere nella caricatura italiana del 1848-1849.

2 Si veda in particolare la sezione “periodici” del sito “La Repubblica Romana del 1849”, curato dal Ministero per i beni e le attività culturali e dalla Biblioteca di storia moderna e contemporanea di Roma. Più fruibile il sitoInternet culturale. Catalogo e collezioni digitali della biblioteche italiane”.

3 Cinzia Bibilotti, Franco Angelo Calotti (a cura di). Quando l’Italia calzò lo stivale. Quaderno del Museo della Satira, 2011.

4 Tania Renzulli. Giornalismo e censura. Storia della stampa periodica nello Stato pontificio prima dell’unità d’Italia.

5 Alberto Pellegrino. 1848-1948 un secolo di storia italiana nella stampa satirica.

6 Giorgio Candeloro. Storia dell’Italia Moderna. Volume III. La Rivoluzione Nazionale 1846-1849, Feltrinelli, Milano, 1995, pp 43-45.

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