Ugo La Malfa sul fronte americano della solidarietà nazionale

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Proposta per una linea di ricerca

 

Ugo La Malfa  stabilì una stretta relazione con l’establishment americano per tutto l’arco della sua attività politica che va dall’immediato dopoguerra sino alla morte (26 marzo 1979). Una relazione bidirezionale di cui è ben noto solo un versante: la solida adesione del leader italiano alla politica degli Stati Uniti e ai valori della democrazia occidentale. Ancora da esplorare invece la relazione inversa ovvero l’influenza esercitata da La Malfa sull’establishment americano nei momenti più rilevanti della vita politica italiana.

 

1. Introduzione

01 Foreign Affairs
Ugo La Malfa. Communism and democracy in Italy. Foreign Affairs, 56: 476-488, 1978.

La solidarietà nazionale è quella fase della vita politica italiana che va dal 1976 al 1979, durante la quale il PCI collaborò con le altre forze democratiche e diede il proprio assenso parlamentare alla nascita di due esecutivi, prima attraverso l’astensione (terzo Governo Andreotti) e poi con un voto di fiducia esplicito (quarto Governo Andreotti). Fu uno dei momenti più drammatici della vita politica italiana, contrassegnato da aspre polemiche interne e da un dibattito internazionale dai risvolti in parte sommersi ed ancora inesplorati.

Uno dei protagonisti di quella stagione fu Ugo La Malfa, leader di una forza minoritaria, il Partito Repubblicano Italiano, ma uomo che per la credibilità personale e per il rigore delle analisi aveva un’influenza politica ampia. Un aspetto in genere trascurato di quella vicenda è proprio il tentativo del leader repubblicano, certamente consapevole dei rischi legati alla reazioni internazionali, di rassicurare gli ambienti politici, economici, militari ed intellettuali degli Stati Uniti.

L’occasione per una analisi di questo genere è offerta da un articolo che La Malfa pubblicò nel marzo 1978 su una autorevole rivista americana, Foreign Affairs, dal titolo “Communism and democracy in Italy”. Il documento può essere consultato integralmente sulla piattaforma digitale Journal Storage 1. La Malfa ne pubblicò anche un’ampia sintesi su La Stampa2. Democrazia Pura presenta una traduzione non letterale ma fedele e completa che, a quanto risulta,  è la prima pubblicata3.

Perché il leader repubblicano decide nel 1978 di pubblicare un testo proprio su una rivista statunitense? In tutta evidenza egli intendeva rivolgersi ai circoli americani. Ma La Malfa certamente non mancava  dei canali personali, diplomatici ed istituzionali per comunicare il suo pensiero agli ambienti politici, economici e militari degli Stati Uniti. E allora  è plausibile che il suo intento fosse quello di coinvolgere gli intellettuali di oltreoceano nell’opera di rassicurazione di quella componente della classe dirigente americana che guardava con sospetto alle vicende italiane del momento. Non si può nemmeno escludere, ma questa è solo un’ipotesi, che tale operazione fosse funzionale a tranquillizzare la parte più retriva della società e della politica italiana così da moderarne le reazioni.

 

2. I rapporti con la politica americana

Quando La Malfa pubblica l’articolo è persona già influente negli ambienti politici ed economici statunitensi con i quali aveva stabilito una consuetudine antica che risaliva all’immediato dopoguerra e che si era perpetuata ininterrotta negli anni seguenti. Particolarmente lunga ed intensa la frequentazione con l’entourage dei Kennedy come testimoniato da Richard Gardner, ambasciatore americano in Italia dal 1977 al 1981. In “Mission Italy: on the front lines of the cold war4 egli ricorda  che già nel 1961 Arthur Schlesinger, stretto consigliere del presidente americano, gli aveva suggerito di rivolgersi a La Malfa per poter conoscere la situazione politica in Italia. Lo stesso Gardner riferisce che il presidente americano aveva ritenuto di dover seguire il “consiglio di La Malfa” a non interferire nella vicenda politica che si concluderà, nel 1963, con la formazione del primo governo di centrosinistra in Italia5. Con questo non si intende naturalmente sostenere che gli americani non abbiano cercato di condizionare la politica del centrosinistra italiano6.

Il credito del leader repubblicano presso l’establishment americano rimarrà intatto nel corso degli anni. John Volpe, ambasciatore in Italia dal 1973 al 1977, trasmette nel 1974 un cablo nel quale comunica che La Malfa, allora ministro in carica, auspicava un’iniziativa da parte americana per evitare che CISL ed UIL stringessero un’alleanza unitaria con la CGIL comunista7. La tesi sostenuta non è affatto coerente con la politica di La Malfa piuttosto incline a favorire l’affrancamento dell’intero sindacato dal massimalismo e che per questo presto inizierà una politica di attenzione verso la CGIL e di confronto con il suo segretario Luciano Lama. Comunque l’ambasciatore americano spende il nome di La Malfa per accreditare una certa tesi, a riprova dell’influenza che il leader repubblicano esercitava negli ambienti di oltreoceano.

02 Ambasciata 1974
Telegramma dell’ambasciatore americano in Italia John Volpe (4 Febbraio 1974)

Qualche anno dopo, nel 1976, Volpe ritiene di dover accuratamente riferire sulla proposta di La Malfa per un accordo di programma con il PCI e trasmette una relazione dalla quale traspare chiaramente la preoccupazione che essa possa concretizzarsi8.

Non solo la credibilità ma anche il prestigio di La Malfa presso gli ambienti politici americani rimarrà intatto nel corso degli anni. Sempre Gardner ricorda quando, da ambasciatore in Italia proprio all’epoca della solidarietà nazionale, ricevette i leader politici italiani per discutere la questione comunista. L’incontro con La Malfa, egli dice, fu decisamente il più “emozionante”9. In quella occasione il leader repubblicano ribadì le ragioni a favore dell’accordo con il PCI e sostenne che solo Moro sarebbe stato in grado di gestire un governo a partecipazione comunista10.

La considerazione politica di cui godeva La Malfa emerge anche da un documento della CIA, datato 24 Dicembre 1977, dal titolo “Italy: the reaction to PCI moves11, nel quale vengono citati tre soli politici italiani: Amintore Fanfani come latore di un messaggio per l’ambasciatore americano; Aldo Moro come persona che sarebbe dovuto andare negli USA a contrattare il limite della collaborazione tra DC e PCI; Ugo La Malfa come fermo sostenitore del coinvolgimento del PCI nel governo del Paese.

 

3. I rapporti con l’opinione pubblica americana

Rapporto della CIA, 24 Dicembre 1977.

Nel 1978 La Malfa torna a pubblicare su Foreign Affairs come aveva già fatto in due occasioni precedenti alla vigilia di importanti svolte politiche in Italia. Il primo testo pubblicato risale al gennaio 195312, qualche mese prima di quelle  elezioni che sanciranno la fine della politica centrista inaugurata nel 1948. Il titolo, “Touch-and-Go in Italy”,  introduce l’argomento esposto: il rischio reale che l’Italia non riesca a compiere tutte le trasformazioni economiche e sociali necessarie per diventare una democrazia matura. Nelle conclusioni, per quanto non espressa in modo esplicito, echeggia già la necessità di un rafforzamento della coalizione di governo attraverso la partecipazione socialista, una battaglia che di lì a poco La Malfa inizierà a combattere e che pure suscitò un certo allarme nei circoli americani.

Il secondo articolo viene pubblicato su Foreign Affairs nel gennaio 195713. La stagione dei governi, prevalentemente monocolori democristiani, sostenuti senza convinzione dai partiti centristi volge al termine. E’ in questo contesto che La Malfa chiede agli americani di considerare l’evoluzione decisamente occidentale impressa da Nenni alla linea politica del Partito Socialista Italiano.

Nel 1978 La Malfa torna a rivolgersi all’opinione pubblica americana in uno dei momenti più drammatici della vita politica italiana. A gennaio si era esaurito il primo dei governi di solidarietà nazionale, il monocolore democristiano guidato da Andreotti e sostenuto dal voto favorevole della DC e dall’astensione di PCI, PSI, PSDI, PRI. I comunisti reclamano un maggiore coinvolgimento e sta per nascere il primo governo, ancora un monocolore democristiano guidato da Andreotti, che doveva essere questa volta sostenuto dal voto favorevole del PCI. Una svolta non di poco conto che avrebbe avvicinato ulteriormente il PCI al governo del Paese.

Il momento è veramente drammatico. Furibonda la polemica innescata dagli ambienti più conservatori del Paese. Assolutamente incerta la reazione internazionale. Negli anni immediatamente precedenti il coinvolgimento comunista aveva suscitato un vivo allarme tanto che negli ambienti NATO si era arrivati a studiare la possibilità di un vero colpo di Stato. Su questo argomento si veda l’efficace sintesi di Filippo Ceccarelli pubblicata su La Repubblica nel 2008 che si avvale di documenti desecretati dell’intelligence britannica14. Allora il colpo di Stato fu giudicato irrealistico. Nel 1978 Richard Nixon e Henry Kissinger hanno ormai lasciato il governo degli Stati Uniti. Il Presidente è Jimmy Carter e Segretario di Stato è Cyrus Vance, uomini certamente più cauti e maggiormente inclini ad ascoltare le ragioni italiane. L’intelligence americana è ora diretta dal democratico Stansfield Turner. Ma quanto l’ulteriore coinvolgimento del PCI poteva modificare in senso sfavorevole l’atteggiamento ed il comportamento dei circoli politici, economici e militari degli Stati Uniti?

Il comunicato del Dipartimento di Stato diramato il 12 Gennaio 1978 non era affatto incoraggiante sebbene i toni non fossero drammatici né il carattere ultimativo. Si precisava però in modo inequivocabile che il governo americano nella sua interezza era contrario alla partecipazione dei comunisti ai governi dell’Europa occidentale. In quella circostanza Moro aveva preparato un articolo di risposta destinato a Il Giorno nel quale si richiamava la tradizionale vicinanza dell’Italia agli Stati Uniti ma nel contempo si rivendicava il diritto di compiere scelte autonome15. Moro ritenne di non pubblicare l’articolo, presumibilmente per non urtare la suscettibilità degli americani in una fase ancora confusa della vita politica italiana (era ancora in discussione la partecipazione del PCI al governo o il suo sostegno esterno). Comunque il comunicato del Dipartimento di Stato doveva aver suscitato un certo allarme e non sembra proprio un’ipotesi irrealistica che Moro e La Malfa abbiano concertato una risposta proprio affidata al leader repubblicano, la cui adesione alla politica degli Stati Uniti e ai valori occidentali era indubbia per gli stessi americani. D’altronde la vicenda del governo bicolore Moro-La Malfa (1974-1976), da entrambi più volte ricordato come esperienza fondamentale della politica italiana, aveva cementato tra i due un rapporto di stima, fiducia e consonanza politica. La furibonda reazione di La Malfa alla notizia del sequestro Moro, il 16 Marzo 1978, contiene un’indiscutibile anche se probabilmente non decisiva componente emotiva.

E’ in questo clima preoccupato che La Malfa pubblica “Communism and democracy in Italy”. L’intento è di porsi, ancora una volta, come garante della democrazia italiana.

Innanzitutto, il leader repubblicano ricorda i suoi trascorsi di democratico mai indulgente, sotto il profilo ideologico, nei confronti del comunismo. Quindi ripercorre gli anni del centrismo, del primo centrosinistra, del periodo della contestazione studentesca e del massimalismo sindacale per constatare come il Paese si fosse ormai avvitato in una crisi di sistema nella quale la crescita civile ed economica risultava bloccata e le istituzioni democratiche precipitate in uno stato di vero degrado. A questo proposito colpisce l’insistenza di La Malfa sulla legalità e l’ordine pubblico, a suo modo di vedere gravemente compromessi e segnalati ripetutamente come uno dei problemi maggiori del Paese. Colpisce perché se è vero che il terrorismo (sia di sinistra che soprattutto di destra) era già da tempo comparso sulla scena italiana, è altresì vero che solo uno spirito particolarmente avvertito poteva intuirne tutta la portata dirompente che di lì a poco sarebbe emersa con il sequestro Moro.

Quindi La Malfa passa ad analizzare l’evoluzione eurocomunista del PCI con la progressiva acquisizione di quei caratteri politici ed ideologici che lo rendevano ormai una forza affidabile dal punto di vista della tenuta democratica: l’accettazione del pluralismo politico e sociale, la rinuncia ideologica alla dittatura del proletariato, l’accettazione dell’appartenenza dell’Italia alla NATO e alla Comunità Europea, la rinuncia al dogma sindacale del salario come variabile indipendente. Sorprende che La Malfa discuta queste scelte non trascurando di dimostrare, per ciascuna di esse, l’onestà intellettuale e morale dei dirigenti comunisti. E d’altronde la dubbia “sincerità” dei leader comunisti era argomento così spesso utilizzato dalle forze ostili alla solidarietà nazionale che La Malfa non poteva non tenerne conto. E non solo egli si propone come garante in virtù di una conoscenza personale e familiare, ma si preoccupa di dimostrare la irreversibilità, e quindi la oggettiva onestà, di ciascuna delle revisioni compiute.

Infine La Malfa dichiara che nelle condizioni dell’Italia di allora il coinvolgimento del PCI nel governo del Paese risultava “ineluttabile”. Un concetto che il leader repubblicano aveva già espresso in passato (per la prima volta al Congresso del PRI del 1975) suscitando aspre polemiche e alienandosi le simpatie moderate. Anche in questa occasione La Malfa precisa che la ineluttabilità derivava non solo dalle condizioni politiche (i rapporti di forza tra i partiti e le scelte compiute da ciascuno di loro convergevano verso un’unica soluzione) ma anche dalla necessità di coinvolgere una forza decisiva, quanto a rappresentatività politica e sociale, nell’immenso sforzo che occorreva compiere per ricondurre il Paese sulla via delle democrazie moderne. Queste le conclusioni: “Il rischio vero che l’Italia corre nell’associare i comunisti al governo o in una maggioranza parlamentare non è quello di finire come la Cecoslovacchia, la Polonia e l’Ungheria. Bensì è quello che un governo basato sulla cooperazione tra democristiani, socialisti e comunisti potrebbe risultare inefficace esattamente come quelli costituiti da democristiani e socialisti. La mia solo ansia viene dalla prospettiva di un altro governo carente di quell’autorevolezza e quell’unità   che, a prescindere dalle buone intenzioni, è di vitale importanza per rimettere in piedi l’Italia. Ed è questa cupa prospettiva che il mio partito si è impegnato ad evitare con tutte le proprie energie”.

 

4. Conclusioni

Nel periodo della solidarietà nazionale La Malfa mise in atto un’ampia strategia per convincere la classe politica, economica e militare degli Stati Uniti ad accettare l’esperimento della partecipazione del PCI al governo del Paese, puntando sulla credibilità ed il prestigio acquisiti in tanti anni di frequentazione ed utilizzando strumenti di pressione diretta (colloqui diplomatici) e indiretta (coinvolgimento dell’opinione pubblica).

L’obiettivo era certamente quello di rassicurare l’alleato americano ma è possibile che questo servisse anche a stemperare le aspre polemiche interne e ad evitare risposte scomposte da parte delle componenti più retrive della società e della politica italiana. Nel compiere tale operazione è plausibile che La Malfa si muovesse di concerto con Moro.

E’ noto come si concluse l’esperienza della solidarietà nazionale. Proprio nel marzo 1978, quando l’articolo di La Malfa viene pubblicato su Foreign Affairs, Moro viene sequestrato dalle Brigate Rosse e la politica italiana subirà una svolta epocale, duratura, per certi aspetti ancora operante. Il governo Andreotti sostenuto dal voto favorevole del PCI comunque nascerà ma finirà per concentrare i suoi sforzi sulla durissima lotta contro il terrorismo. A questa battaglia il PCI darà un contributo decisivo sotto il profilo politico, morale e persino umano, pagando il prezzo di un logoramento progressivo della sua capacità di attrazione su ampi settori della società italiana. Moro verrà ucciso il 9 maggio 1978, nel gennaio 1979 il PCI ritirerà ufficialmente il suo appoggio al Governo Andreotti e La Malfa morirà il 26 marzo 1979.

La storia del Paese aveva subito una svolta le cui implicazioni più profonde sono ancora oggetto di studio. La morte prima di Moro e poi di La Malfa privò la politica italiana di quei riferimenti che sarebbero stati necessari per giungere finalmente ad una democrazia compiuta. Nel loro disegno la collaborazione fra le due principali forze politiche, la DC ed il PCI,  ed il reciproco  riconoscimento che ne sarebbe derivato,  pur attraverso passaggi molto complessi avrebbe favorito la nascita di due schieramenti alternativi ma pienamente legittimati al governo del Paese.

Nella sua lunga e acuta riflessione sull’argomento Francesco M. Biscione16 documenta con accuratezza come la vicenda Moro interrompa questo processo di composizione delle forze antifasciste dal quale doveva scaturire una democrazia finalmente compiuta. Quella componente della società italiana che mai aveva accettato i principi della democrazia e che comunque sino ad allora era stata sterilizzata dalla Democrazia Cristiana, emergerà dal “sommerso della Repubblica” ed inizierà ad strutturarsi in forma politica sempre più organizzata sino ad approdare alla sua evoluzione più “matura”: il berlusconismo17.

 

Carlo De Luca, Tivoli, 21 Settembre 2013

 

1. Ugo La Malfa (1978). Communism and democracy in Italy. Foreign Affairs,  56: 476-488.

2. Ugo La Malfa (1978). Io e il comunismo. La Stampa, 21 marzo 1978.

3. Democrazia Pura. Traduzione dell’articolo di Ugo La Malfa “Comunismo e democrazia in Italia” pubblicato nel 1978 su Foreign Affairs (traduzione 9 settembre 2013).

4. Richard N. Gardner (2005). Mission Italy: on the front lines of the cold war. Rowman & Littlefiled, Lanham, Maryland, p. 11.

5. Richard N. Gardner (2005). Ibidem.

6. A questo proposito si veda il memorandum preparato il 29 Novembre 1963 da George Lister, già primo segretario dell’ambasciata americana di Roma, per William Averell Harriman, ex ambasciatore in Unione Sovietica, ex governatore di New York e stretto consigliere del Presidente Kennedy. Il documento, “Comments regarding Rome embassy’s memorandum on the italian political situation”, viene quindi preparato qualche giorno prima della nascita del primo governo di centrosinistra in Italia. Esso riassume in qualche modo le strategie che gli americani discutevano per orientare la politica italiana. Particolarmente interessanti le considerazioni sulla svolta “sociale” che poteva o doveva essere impressa dalla partecipazione del PSI al governo del paese. Una raccolta ragionata dei documenti del Dipartimento di Stato  si trova nel testo di Paolo Pellizzari (2007), 1974 L’Italia attraverso l’occhio americano,  Associazione Familiari Caduti Strage Piazza Loggia, Brescia.

7. John Volpe (1974). Minister La Malfa regrets american absence from european labor scene. 1974, February 4.

8. John Volpe. La Malfa proposal: current state of play. 1976, April 2.

9. Richard N. Gardner (2005). Op. cit. p. 137.

10. Richard N. Gardner (2005). Ivi, p. 138.

11. National Intelligence (1977). Italy: reaction to PCI moves. 24 December 1977.

12 Ugo La Malfa (1953). Touch-and-Go in Italy. Foreign Affairs, 31: 257-267.

13. Ugo La Malfa (1957). The Socialist alternative in Italy. Foreign Affairs, 35: 311-319.

14. Filippo Ceccarelli (2008). Dalle carte segrete del Foreign Office l’idea di un colpo di Stato in Italia. La Repubblica. 13 gennaio 2008.

15. La vicenda viene ricostruita da Francesco M. Biscione in Il delitto Moro e la deriva della democrazia, Roma, Ediesse, 2012, pp. 84-88

16. Francesco M. Biscione è ricercatore dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana ed è stato consulente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo. Ha curato un’edizione testuale del memoriale Moro (Il memoriale di Aldo Moro rinvenuto in Via Montenevoso a Milano. Roma, Coletti, 1993) ed ha pubblicato una ricostruzione accurata del suo sequestro (Il delitto Moro. Strategie di un assassinio politico. Torino, Editori Riuniti, 1998.). La sua riflessione sulle implicazioni del caso Moro nella vita politica italiana ha trovato una prima compiuta elaborazione ne Il sommerso della Repubblica. La democrazia italiana e la crisi dell’antifascismo (Torino, Bollati Boringhieri, 2003). Numerosi i suoi contributi sull’argomento tra i quali: Crisi dell’antifascismo e neopopulismo. In: Italianieuropei, 5: 198-206, 2008; La democrazia italiana e i suoi avversari. In: Lettera internazionale, 96:  18-22, 2008; Aldo Moro, la solidarietà, la democrazia compiuta. In: Storiografia, 13: 71-101, 2009; Il delitto Moro. La storia, gli indizi, le lettere dalla prigionia. In: Passato e Presente 76: 81-98, 2009. I suoi acuti contributi sulla vicenda Moro sono stati di recente sistematizzati e pubblicati in Il delitto Moro e la deriva della democrazia, cit.

17. Per ulteriori riflessioni sull’argomento si veda il contributo “Disunità d’Italia: ieri ed oggi” pubblicato in altra parte del sito.

 

 

 

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