Atlante del populismo europeo

 

 

Nel breve volgere di due mesi (maggio e giugno 2015), il successo di Podemos alle amministrative spagnole, il trionfo del Pis alle presidenziali polacche, la netta affermazione della Lega Nord alla regionali italiane e l’ottimo risultato di DF alle politiche danesi hanno modificato sostanzialmente l’equilibrio politico continentale ampliando ulteriormente il  fronte populista. Inoltre la vicenda greca ha mostrato che la Germania ed i suoi alleati sono assolutamente disposti a sacrificare l’idea dell’integrazione europea al dogma dell’austerità fiaccando ulteriormente il sentimento europeista ed alimentando ancor di più l’insorgente populismo di destra. Le istituzioni comunitarie appaiono oggi come una cittadella circondata dal generale scetticismo e assediata da un’ostilità così diffusa che la reazione populista  rischia seriamente di coprire ogni residua prospettiva europeista.

 

Sinopsi dei populismi europei

Figura 1

Nella Figura 1 è riporta una sinopsi dei populismi europei costruita attingendo essenzialmente a quattro fonti1-4. Il dato delle ultime elezioni europee è tratto da La Repubblica5. Lo schema riportato necessita di alcune precisazioni:
– Non sono stati considerati populisti i partiti comunisti riformisti con la sola eccezione (parziale e discutibile) di Syriza che è un movimento che va oltre la tradizione comunista e la cui collocazione è oltretutto da rivalutare alla luce degli sviluppi che seguiranno all’accettazione da parte di Tsipras del piano europeo di aiuti.
– In Croazia e Slovenia, l’attribuzione della definizione di populista a due piccoli partiti estremisti appare limitativa se si tiene conto che alcune forze politiche  maggiori sono percorse da forti venature radicali  e sono state protagoniste della drammatica dissoluzione della ex Jugoslavia.
– Nei Paesi baltici, secondo uno studio relativamente recente6, esistono partiti che pur essendo di destra, con connotazioni a volte radicali, non hanno le stigmate (la polemica anti-immigrazione e l’antieuropeismo) che sono tipiche dei partiti populisti reazionari dell’Europa occidentale. Analogamente in Spagna e Portogallo, secondo la valutazione dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale7, non sono identificabili partiti populisti di destra.
– Con una qualche forzatura sono stati inclusi tra i movimenti populisti (di sinistra) i tre partiti pirata, svedese (2,2% alle elezioni europee), tedesco (1,4%) e ceco (4,8%), che propongono istanze radicali sulla libertà di informazione e i diritti di autore ma non rifiutano in via teorica i meccanismi della democrazia rappresentativa.

Nella Figura 2 è rappresentata la mappa dei partiti populisti di destra graduata secondo il risultato ottenuto alle ultime elezioni europee.

Nella costruzione del quadro sinottico rappresentato nelle due Figure si è fatto riferimento alle definizioni già pubblicate in altra parte del sito8 e che converrà ribadire, con una precisazione ulteriore sul nazionalismo, perché intrecciano in modo complesso almeno quattro dimensioni (Figura 3).

 

Populismo

Figura 2

Due sono gli aspetti distintivi del populismo: 1 – La concezione sacrale del popolo con investitura diretta e messianica del capo, da cui scaturiscono il plebiscitarismo ed il liderismo nonché la scarsa attenzione verso gli istituti della democrazia rappresentativa; 2 – L’attribuzione dei problemi interni del Paese a nemici esterni, ragione principale del velleitarismo delle soluzioni. Dalla combinazione di questi due elementi discende che il dissenso interno diventa devianza e complicità con le forze esterne ostili. Due le conseguenze di questa definizione. Innanzitutto il populismo può non essere radicale (è il caso del peronismo ma anche del berlusconismo) così come il radicalismo può non essere populista (si pensi alla rivoluzione americana). In secondo luogo, se si accetta la inclusione del nemico esterno nella definizione, il populismo diventa a forte rischio di anti-europeismo nel momento in cui non si limita a contestare la politica europea ma mette in discussione i principi fondamentali su cui essa si regge identificando di fatto l’Unione Europea come la forza ostile al popolo.

L’elemento patognomonico del populismo è rappresentato dalla relazione non mediata che si stabilisce tra il leader carismatico ed il popolo inteso come corpo unitario, organico, armonico e depositario di tutte le virtù. “Il leader accoglie, interpretandolo, il comune sentire stabilendo con il popolo una relazione diretta che non può non essere unanimemente accettata. Questa caratteristica rende il populismo intrinsecamente intollerante al dissenso che da una parte rompe l’unitarietà del popolo e dall’altro disturba la relazione diretta”. Inoltre determina la scarsa attenzione verso gli istituti della democrazia rappresentativa: si ricorderà in proposito la pretesa berlusconiana di una immunità giudiziaria legata all’investitura popolare. Il meccanismo attraverso cui si genera il populismo è “l’attribuzione della crisi a forze esterne (di volta in volta eurocrati, capitalismo mondiale, immigrati, islamici o ebrei) che congiurano o quantomeno cooperano a determinare lo stato di servitù in cui versa il popolo. Così l’espulsione degli extracomunitari o l’uscita dalla UE o l’abbandono del capitalismo diventano la panacea di tutti i mali: un’iper-semplificazione che rende le proposte difficilmente praticabili”.

 

Radicalismo (ed estremismo)

Sotto il profilo culturale (non politico e non storico) e a prescindere dall’approccio rivoluzionario o riformista, il radicalismo può essere inteso come una concezione ideale pervasiva, che riguarda i molti aspetti del vivere civile di una comunità, da cui scaturisce una proposta di trasformazione profonda della società. Nella versione rivoluzionaria la pervasività diventa totalizzante e tende ad assumere un’accezione dogmatica cristallizzandosi in un sistema ideologico omnicomprensivo. Alcuni autori9 tendono a distinguere il radicalismo dall’estremismo che si caratterizza per la carica anti-sistema. Così, ad esempio, Tsipras in Europa ha condotto una battaglia radicale ma non antisistema nel momento in cui ha rinunciato ad uscire dall’Euro e dalla Comunità europea riconoscendosi così nello schieramento delle democrazie liberali. Lo stesso non si può dire per Varoufakis e l’ala sinistra del partito che invece erano inclini a trascinare il contenzioso sino alle estreme conseguenze. Proprio il caso di Syriza mostra che la differenza tra radicalismo ed estremismo se è relativamente semplice quando le definizioni si applicano alle persone, diventa invece molto meno intellegibile quando vengono adattate a corpi collettivi come i partiti all’interno dei quali coesistono posizioni molteplici. Per questa ragione, pur riconoscendo la validità della distinzione tra radicalismo ed estremismo, in questa sede si è preferito non farne uso.

 

Nazionalismo

Il populismo di destra, oltre a marcare le differenze interne alla nazione, tende invariabilmente a stressare la diversità tra nazioni rivendicando per la propria patria un supposto primato storico che alimenta un revanscismo difficilmente compatibile con l’idea di una comunità sovranazionale.

Non tutti i populismi, anche di destra, sono nazionalistici (è il caso di Forza Italia e del Movimento 5 Stelle) e non tutti i nazionalismi (ed i regionalismi) sono populisti. A prescindere dal giudizio sulla legittimità delle rivendicazioni10, non possono a rigore essere considerati populisti lo Scottish National Party (peraltro portatore di istanze di sinistra) né, in buona misura, i movimenti indipendentistici basco e catalano.

E’ altresì vero, comunque, che possono essere considerati nazionalisti la gran parte dei populismi di destra in Europa (ed anche quelli di sinistra rivoluzionaria in America latina). Se la definizione dei nazional-populismi di sinistra appare complessa, l’equazione del nazional-populismo di destra è relativamente semplice: immigrazione – disoccupazione – insicurezza – reazione identitaria – revanchismo.

 

Orientamento politico

Si può convenire che il populismo diventa di destra quando stressa le diversità interne alla Nazione e quando individua il nemico esterno nel “diverso” sotto il profilo etnico o religioso (immigrati, ebrei, islamici). Assume invece un’accezione di sinistra quando punta sull’unità del popolo, persegue l’egualitarismo della Società e identifica il nemico esterno nelle forze economiche che sfruttano il popolo stesso.

In America Latina il radicalismo di sinistra si manifesta sia nella versione rivoluzionaria che in quella riformista. Nella forma rivoluzionaria assume invariabilmente l’accezione populista. In Europa la sinistra radicale ha compiuto ovunque la scelta irreversibile del metodo riformista ma questo non significa che non possa assumere connotazioni populiste.

 

Elenco sistematico dei populismi

Di seguito si riporta l’elenco dei partiti e movimenti populisti con una descrizione molto sintetica per spiegarne la collocazione all’interno del diagramma di insiemi rappresentato nella figura 3. Tra parentesi, salvo diversa indicazione, è riportato il risultato ottenuto nelle europee 2014.

Austria
Austria_FPO_3Fpo – Partito della Libertà Austriaco (19,7%). E’ una forza radicale di destra, ostile all’euro, in passato guidata da Jorg Haider che poi ne era uscito per fondare un partito ancora più estremista.
Austria_TS_3TS – Team Stronach (non ha partecipato alle europee). Partito populista di destra fondato dal miliardario austro-canadese Frank Stronach. Propone addirittura l’uscita dell’Austria dalla UE.

Belgio
Belgio_VB_3VB – Interesse fiammingo (4,1%). Partito indipendentista di destra sociale ed identitaria, filiazione del Blocco Fiammingo sciolto per violazione della legge sul razzismo e la xenofobia. Propone la separazione delle Fiandre dal Belgio
e l’unione con l’Olanda.
Belgio_NVA_2N-VA – Alleanza Neo-Fiamminga (16,4%). Partito micronazionalistico, sostenitore dell’indipendenza delle Fiandre, non ostile all’Unione Europea ma contrario a qualsiasi ulteriore cessione di sovranità nazionale che possa prefigurare gli Stati Uniti d’Europa. La politica ultraidentitaria lo ha condotto su posizioni che, riguardo il problema dell’immigrazione, sono assimilabili a quelle di un partito radicale di destra.

Bulgaria
Bulgaria_Ataka_4Ataka – Unione Nazionale Attacco (3,0%). Partito di destra fondamentalista, xenofobo, antisemita, contrario alla Nato e alla UE.

Croazia
Croazia_HSP_4HSP – Partito croato dei diritti (1,4%). Nel nome contiene un esplicito riferimento al partito indipendentista ottocentesco. Rifondato nel 1990, ha partecipato alle guerre jugoslave attraverso le Forze di difesa croate (Hrvatske Obrambene Snage, HOS). Nel 2013, alle europee indette per l’ingresso della Croazia in Europa, ottenne lo 1,4% dei voti. Alle europee del 2014 si è presentato in coalizione con altri ottenendo complessivamente il 6,8% dei consensi.

Danimarca
Danimarca_DFDF- Partito del Popolo Danese (26,6%). Partito di destra populista, anti-immigrazione e decisamente antieuropeo.

Finlandia
Finlandia PSPS – Veri finlandesi (12,9%). Partito di destra anti-islamico, sostiene la necessità che la Finlandia esca dall’euro e dalla UE. Si contrappone ai “falsi” finlandesi (immigrati e minoranza svedese).

Francia
Francia_FNFN – Fronte Nazionale (25,0%). Partito di estrema destra, xenofobo e razzista. Propone esplicitamente l’uscita della Francia dall’euro.

Germania
Germania_PP_2P – Partito Pirata (1,4%). Fondato nel 2006 sul modello del Partito pirata svedese, i pirati tedeschi  hanno raggiunto i massimi consensi tra il 2011 e il 2012 per poi avviarsi verso una fase di rapido declino. Le istanze principali comprendevano la modifica radicale del diritto d’autore (soprattutto nel web), maggiore trasparenza dell’apparato pubblico, maggiore sicurezza della trattazione dei dati personali ed il reddito di cittadinanza. Tale proposta politica, in assenza di una connotazione nazionalista e xenofoba, consente di collocarli a sinistra.
Germania_afdAFD – Alternativa per la Germania (7,0%). Viene considerato un partito populista di destra, esplicitamente contrario all’euro.

Gran Bretagna
Gran Bretagna_UkipUKIP – Partito per l’Indipendenza del Regno Unito (26,8%). Partito anti-europeista che propone l’uscita della Gran Bretagna dalla UE sebbene già non aderisca all’euro. Il partito indipendentista di Nigel Farage nasce nel 1993 da una scissione in seno al partito conservatore promossa in segno di protesta per gli accordi di Maastricht. Può essere considerato un partito di destra radicale.

Grecia
Grecia_Syriza-2Syriza – Coalizione della Sinistra radicale (26,6%). Guidata da Alexis Tsipras, nata attorno ai due ex partiti comunisti, è l’unica formazione che fa esplicito riferimento ai valori di sinistra. Governa la Grecia dopo aver raggiunto il 36,3% dei voti alle politiche del 2015.
Il radicalismo la espone al rischio populista ma l’accettazione da parte di Tsipras del piano di aiuti europeo e dei conseguenti sacrifici ha dimostrato la inequivoca volontà di continuare a far parte dell’Europa e dell’area dell’euro. La frattura interna è foriera di sviluppi i cui esiti saranno verificati alle prossime imminenti elezioni politiche.
Grecia_Alba dorataXA/CA – Alba dorata (9,4%). Partito xenofobo, islamofobo, antisemita e neonazista.

Italia
Italia_M5S
Movimento 5 stelle (21,1%). Nonostante proposte spesso difficilmente intellegibili (dal punto di vista dell’orientamento politico), è votato da una maggioranza di elettori di sinistra. Tuttavia la sua alleanza, al Parlamento Europeo, con il gruppo di destra di Nigel Farage e la polemica anti-immigrati ne impedisce una collocazione di sinistra.
Italia_LN
Lega Nord (6,2%). Per la polemica contro l’immigrazione, pretestuosa, spesso feroce e con connotazioni decisamente razziste, si configura come partito di estrema destra. Di recente ha abbandonato il regionalismo per abbracciare, molto strumentalmente, l’istanza nazionalista. Propone apertamente l’uscita dell’Italia dalla moneta unica.
Italia_FI
Forza Italia (16,8%). Appartiene a pieno titolo al populismo di destra anti-europeista. Il suo leader dall’opposizione si espresse apertamente contro l’ingresso dell’Italia nella moneta unica e al governo non mancò di polemizzare, spesso strumentalmente, con le istituzioni europee cui inopinatamente attribuisce la responsabilità della crisi italiana. La sua posizione filo-russa lo allontana ulteriormente dalla democrazie liberali dell’Occidente.

Norvegia
Norvegia_Partito ProgressoFRP – Partito del Progresso. La Norvegia non aderisce alla Unione Europea  ma appartiene di diritto al campo delle democrazie liberali. Il FRP ha raggiunto il 16,3% alle politiche del 2013 ed è al governo con il Partito conservatore. E’ un partito di destra reazionario con una forte connotazione anti-islamica.

Olanda
Olanda_PVVPVV – Partito della libertà (13,3%). Islamofobo e dichiaratamente contrario all’euro.

Polonia
Polonia_Pis-2PIS – Legge e Giustizia (31,8%). Fondato dai fratelli Kaczyński, dalle forti venature populiste ed euroscettiche. In Polonia ha governato in passato e alle ultime elezioni (2011) ha raccolto il 29,9% dei voti collocandosi al secondo posto. Alle presidenziali del Maggio 2015, il suo candido Duda ha vinto con il 51,5% dei voti.

Repubblica Ceca
Germania_PP_2CPS – Partito Pirata Ceco (4,8%). Trae ispirazione dal partito svedese di cui condivide la battaglia sulla libertà di informazione ed i diritti di autore.

Romania
Romania_PRMPRM – Partito della Grande Romania (2,7%). Fondato e guidato da Corneliu Vadim Tudor, è un partito nazionalista ostile alle minoranze ungherese e rom. Si caratterizza per l’irredentismo puntando alla acquisizione dei territori moldavi e ungheresi dove vivono forti minoranze romene.

Slovacchia
Slovacchia_Slovacchia nostra_2SNS – Partito del Popolo Slovacchia Nostra (1,7%). Partito di estrema destra, di ispirazione dichiaratamente nazista, anti-europeista. Il leader, Marian Kotleba, nelle amministrative del 2013  ha raggiunto il 20% in una delle sette regioni el Paese ed è stato eletto governatore al secondo turno con il 55%.
Slovacchia_SNS_2SNS – Partito Nazionale Slovacco (3,6%). Partito populista di destra, xenofobo, identitario, ostile alle minoranze magiara e rom.

Slovenia
Slovenia_SNSSNS – Partito Nazionale Sloveno (4,0%). Partito euroscettico considerato di estrema destra.

Spagna
Spagna_PodemosPodemos (8.0%). La brevità dell’esperienza politica non consente ancora una valutazione rigorosa e gli analisti sono costretti ad avvalersi dei mutevoli dati della cronaca quotidiana. Le opinioni di alcuni autorevoli giornalisti spagnoli  ne accreditano il carattere fortemente populista. Dopo aver capitalizzato la protesta civile del movimento degli Indignados, la leadership di Podemos ha dato vita ad una struttura verticistica che ha marginalizzato le componenti più movimentistiche e che si avvale di un nutrito gruppo di persone votate alla propaganda sui social network. Per questi aspetti gli avversari interni parlano di una vera e propria setta. Il leader Pablo Iglesias ed il suo braccio destro, l’economista Juan Carlos Monedero, vengono da esperienze maturate in Venezuela alla corte di Chavez. Sebbene Podemos rifiuti di essere etichettato come forza di sinistra, il riferimento culturale è il populismo bolivarista moderno (appunto Chavez ma anche il boliviano Morales e l’ecuadoregno Correa)

Svezia
Germania_PP_2PP – Partito Pirata (2,2%).  Ispiratore dell’omonimo partito tedesco, nasce essenzialmente sull’istanza di una modifica radicale del diritto di autore. Raggiunge il massimo consenso alle europee del 2009 (7,1%). Per le stesse ragioni già viste a proposito dei pirati tedeschi, può essere considerato una forza di sinistra.
Svezia_DS
DS – Democratici svedesi (9,7%). Partito di estrema destra islamofobo.


Ungheria

Ungheria_Fidesz_2FIDESZ – Alleanza civica (51,5%). E’ il partito del premier Victor Orban, riconfermatosi primo partito con il 44,9% dei voti alle ultime elezioni politiche del 6 Aprile 2014. Al governo dal 2010, Orban ha dato seguito a quattro modifiche costituzionali restrittive delle libertà civili e politiche.
Ungheria_JobbikJobbik – Movimento per una Ungheria migliore (14,7%). Partito ultranazionalista, xenofobo, antisemita, anti-europeista. Alle ultime elezioni politiche, quelle del 6 Aprile 2014, ha raggiunto il 20,2% dei voti.

CDL, 1 Settembre 2015

Bibliografia

  1. Arte.TV. La menace populiste in Europe, 18 Marzo 2014.
  2. Ufficio Documentazione e Studi dei Deputati PD, Antieuropeismo e nazional-populismo, Dossier n° 36, 16 Aprile 2014.
  3. Istituto per gli studi di politica internazionale, Gli euroscettici in Europa, 22 Marzo 2013.
  4. Lucio Caracciolo. Spagna, Polonia: l’onda dei populisti e indignati si abbatte sull’Europa in crisi. Ma il sogno dell’integrazione era già andato in pezzi. La Repubblica, 26 Maggio 2015.
  5. La Repubblica. Elezioni europee 2014. Il nuovo parlamento europeo.
  6. Ilze Balcere. Comparing populist political parties in the baltic States and western Europe, 6th ECPR General Conference in Reykjavik, 25-27 August 2011. European Consortium for Political Research.
  7. Carlos Carnero. Spagna e Portogallo: al riparo dal contagio. Istituto per gli Studi di Politica Internazionale, 22 marzo 2013.
  8. Democrazia Pura. Il radicalismo di sinistra ed il rischio populista. 2 Febbraio 2015.
  9. Nicola Genga. Il Front National da Jean-Marie a marine Le Pen. Catanzaro, Rubbettino, 2015, p. 143.
  10. Sulle ragioni, raramente legittime, dei micro-nazionalismi regionalisti si veda: Democrazia pura, L’Europa dei popoli e l’Europa delle piccole patrie, 6 Ottobre 2014.