Atlante del populismo europeo di destra

 

 

Figura 1. Maappa del populismo di destra in Europa.

Il vento del populismo continua a soffiare sull’Europa. Sebbene in Olanda il PVV di Wilders non abbia sfondato alle politiche del 15 marzo scorso, le sue tematiche hanno pesantemente condizionato  la campagna elettorale e le stesse scelte del governo. Wilders ha ottenuto un risultato, il 13% dei voti, ben al di sotto delle aspettative della vigilia, ma per ragioni propagandistiche il premier Rutte ha trascinato l’Olanda in una guerra diplomatica con la Turchia di Erdogan dagli esiti ancora imprevedibili. E non è finita. Le prossime elezioni generali in Francia e Germania saranno un ulteriore banco di prova, decisivo per il futuro dell’Europa e per la sopravvivenza stessa dell’idea di democrazia liberale. Un’idea già seriamente messa in discussione dalla Brexit e dalla vittoria di Trump. Nel volgere di pochi mesi potremmo assistere alla vittoria del Fronte Nazionale in Francia e alla netta affermazione di AFD in Germania.

E’ ormai chiaro che con l’avvento di Trump la battaglia contro il populismo si combatte in Europa dove però la democrazia liberale è ancora più debole di come l’avesse lasciata Obama negli USA. Perché sta venendo meno l’europeismo che ne era stato il cemento. E per responsabilità dei governi e delle forze politiche che li esprimono. Come dimostra la vicenda greca nel corso della quale è emerso chiaramente come le elites europee fossero in massima parte disposte a sacrificare l’idea dell’integrazione europea sull’altare dell’austerità. Senza capire che in questo modo avrebbero fiaccato ulteriormente il sentimento europeista e alimentato ancor di più l’insorgente populismo di destra che, infatti, da allora sta dilagando in Europa.


Sinopsi dei populismi europei di destra

Figura 2. Sinopsi del neopopulismo di destra in Europa.

Nella Figura 1 è rappresentata la mappa dei partiti populisti di destra graduata secondo il risultato ottenuto alle ultime elezioni di rilevanza nazionale (europee, politiche o regionali). Il censimento è stato condotto attingendo essenzialmente a quattro fonti1,2,3,4. La Figura 2 ne rappresenta una sinopsi.

Lo schema riportato necessita di alcune precisazioni:
– In Croazia e Slovenia, l’attribuzione della definizione di populista a due piccoli partiti estremisti appare limitativa se si tiene conto che alcune forze politiche  maggiori sono percorse da forti venature radicali  e sono state protagoniste della drammatica dissoluzione della ex Jugoslavia.
– Nei Paesi baltici, secondo uno studio relativamente recente5, esistono partiti che pur essendo di destra, con connotazioni a volte radicali, non hanno le stigmate (la polemica anti-immigrazione e l’antieuropeismo) che sono tipiche dei partiti populisti reazionari dell’Europa occidentale. Analogamente in Spagna e Portogallo, secondo la valutazione dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale6, non sono identificabili partiti populisti di destra.

Nella costruzione del quadro sinottico rappresentato nelle due Figure si è fatto riferimento alle definizioni già pubblicate in altre parti del sito e riferite al populismo in generale (non solo di destra)7. Si è deciso di riassumerle con qualche ulteriore precisazione.


Populismo

Due sembrano essere gli aspetti patognomonici del populismo:
1 – La concezione sacrale del popolo con investitura diretta e messianica del capo, da cui scaturiscono il plebiscitarismo ed il liderismo nonché la scarsa attenzione verso gli istituti della democrazia rappresentativa. L’investitura messianica conferisce un carattere sacro allo stesso leader che quindi non esprime proprie convinzioni ma diventa portatore di verità e, soprattutto, post-verità.
2 – L’attribuzione dei problemi interni del Paese a nemici esterni, ragione principale del velleitarismo delle soluzioni. Dalla combinazione di questo secondo elemento con il primo discende che il dissenso interno diventa devianza e complicità con forze esterne ostili.

Due le conseguenze di questa definizione. Innanzitutto il populismo può non essere radicale (è il caso del peronismo ma anche del berlusconismo) così come il radicalismo può non essere populista (si pensi alla rivoluzione americana). In secondo luogo, se si accetta la inclusione del nemico esterno nella definizione, il populismo diventa a forte rischio di anti-europeismo nel momento in cui non si limita a contestare la politica europea ma mette in discussione i principi fondamentali su cui essa si regge identificando di fatto l’Unione Europea come la forza ostile al popolo. Per fare un esempio concreto, la posizione dell’Ungheria di Orban sull’accoglienza dei migranti ha una valenza non limitata al livello politico perché implica una ridefinizione del principio di uguaglianza sul quale è stata costruita l’Europa.

Ma si torni ora ai due elementi costitutivi del populismo. Uno dei quali è rappresentato dalla relazione non mediata che si stabilisce tra il leader carismatico ed il popolo inteso come corpo unitario, organico, armonico e depositario di tutte le virtù. Il leader accoglie, interpretandolo, il comune sentire stabilendo con il popolo una relazione diretta che non può non essere unanimemente accettata. Questa caratteristica rende il populismo intrinsecamente intollerante al dissenso che da una parte rompe l’unitarietà del popolo e dall’altro disturba la relazione diretta. Inoltre determina la scarsa attenzione verso gli istituti della democrazia rappresentativa: si ricorderà in proposito la pretesa berlusconiana di una immunità giudiziaria legata all’investitura popolare. Infine, il connubio tra il leader ed il popolo si esalta nel mito dell’invincibilità per alimentare il quale diventa necessario ricorrere alle post-verità. Ma la narrazione immaginifica costituisce non solo il nutrimento ma lo stesso meccanismo che genera il populismo, perlopiù attraverso l’attribuzione della crisi a forze esterne (di volta in volta eurocrati, capitalismo mondiale, immigrati, islamici o ebrei) che congiurano o quantomeno cooperano a determinare lo stato di servitù in cui versa il popolo. Così l’espulsione degli extracomunitari o l’uscita dalla UE o l’abbandono del capitalismo diventano la panacea di tutti i mali: un’iper-semplificazione che rende le proposte difficilmente praticabili ma facili da raccontare.

 
Radicalismo (ed estremismo)

Sotto il profilo culturale (non politico e non storico) e a prescindere dall’approccio rivoluzionario o riformista, il radicalismo può essere inteso come una concezione ideale pervasiva, che riguarda gli  aspetti fondamentali del vivere civile, da cui scaturisce una proposta di trasformazione profonda della società. Nella versione rivoluzionaria la pervasività diventa totalizzante e tende ad assumere un’accezione dogmatica cristallizzandosi in un sistema ideologico omnicomprensivo. Alcuni autori8 tendono a distinguere il radicalismo dall’estremismo che si caratterizza per la carica anti-sistema. Così, ad esempio, Tsipras in Europa ha condotto una battaglia radicale ma non antisistema nel momento in cui ha rinunciato ad uscire dall’Euro e dalla Comunità europea riconoscendo così che la Grecia appartiene allo schieramento delle democrazie liberali. Lo stesso non si può dire per Varoufakis e l’ala sinistra del partito che invece erano inclini a trascinare il contenzioso sino alle estreme conseguenze. Quando le due posizioni convivono all’interno dello stesso movimento (accade di frequente per i partiti di opposizione) la differenza tra radicalismo ed estremismo diventa non intellegibile. Per questa ragione, pur riconoscendone la validità,  in questa sede si è preferito non fare distinzioni tra radicalismo ed estremismo.

 
Nazionalismo

Il populismo di destra, oltre a marcare le differenze interne alla nazione, tende invariabilmente a stressare la diversità tra nazioni rivendicando per la propria patria un supposto primato storico che alimenta un revanscismo difficilmente compatibile con l’idea di una comunità sovranazionale. Il primato storico viene costruito su un presunto passato di grandezza che viene caricato di significati impropri sino ad assumere un carattere francamente mitologico (operazione che Bauman definiva retrotopia o utopia retroattiva)9. Sia consentito in questa sede una digressione che sarebbe comica se non rischiasse di diventare tragica. In Italia il passato glorioso cui si potrebbe fare riferimento appare troppo lontano e così se ne inventa un altro senza fondamento: basti pensare a come i sovranisti italiani descrivono il triste periodo della svalutazione ricorrente della lira spacciandolo per una mitica età dell’oro.

Non tutti i populismi, anche di destra, sono nazionalisti (è il caso di Forza Italia e del Movimento 5 Stelle) e non tutti i nazionalismi (ed i regionalismi) sono populisti. A prescindere dal giudizio sulla legittimità delle rivendicazioni10, non possono a rigore essere considerati populisti lo Scottish National Party (peraltro portatore di istanze di sinistra) né, in buona misura, i movimenti indipendentistici basco e catalano.

E’ altresì vero, comunque, che possono essere considerati nazionalisti la gran parte dei populismi di destra in Europa (ed anche quelli di sinistra rivoluzionaria in America latina). Se la definizione dei nazional-populismi di sinistra appare complessa, l’equazione del nazional-populismo di destra è relativamente semplice: immigrazione – disoccupazione – insicurezza – reazione identitaria – revanchismo.


Orientamento politico

Figura 3. Dimensioni politiche del neopulismo.

Si può convenire che il populismo diventa di destra quando stressa le diversità interne alla Nazione e quando individua il nemico esterno nel “diverso” sotto il profilo etnico o religioso (immigrati, ebrei, islamici). Assume invece un’accezione di sinistra quando punta sull’unità del popolo, persegue l’egualitarismo della Società e identifica il nemico esterno nelle forze economiche che sfruttano il popolo stesso.

In America Latina il radicalismo di sinistra si manifesta sia nella versione rivoluzionaria che in quella riformista. Nella forma rivoluzionaria assume invariabilmente l’accezione populista. In Europa la sinistra radicale ha compiuto ovunque la scelta irreversibile del metodo riformista ma questo non significa che non possa assumere connotazioni populiste.

 

Elenco sistematico dei populismi di destra in Europa

Di seguito si riporta l’elenco dei partiti e movimenti populisti con una descrizione molto sintetica per spiegarne la collocazione all’interno del diagramma di insiemi rappresentato nella figura 3. Il risultato elettorale riportato è l’ultimo ottenuto in elezioni europee, politiche o regionali (si veda la figura 2).

Austria
Fpo – Partito della Libertà Austriaco (19,7%). E’ una forza radicale di destra, ostile all’euro, in passato guidata da Jorg Haider che poi ne era uscito per fondare un partito ancora più estremista.
Austria_TS_3TS – Team Stronach (non ha partecipato alle europee). Partito populista di destra fondato dal miliardario austro-canadese Frank Stronach. Propone addirittura l’uscita dell’Austria dalla UE.

Belgio
Belgio_VB_3VB – Interesse fiammingo (4,1%). Partito indipendentista di destra sociale ed identitaria, filiazione del Blocco Fiammingo sciolto per violazione della legge sul razzismo e la xenofobia. Propone la separazione delle Fiandre dal Belgio e l’unione con l’Olanda.
Belgio_NVA_2N-VA – Alleanza Neo-Fiamminga (16,4%). Partito micronazionalistico, sostenitore dell’indipendenza delle Fiandre, non ostile all’Unione Europea ma contrario a qualsiasi ulteriore cessione di sovranità nazionale che possa prefigurare gli Stati Uniti d’Europa. La politica ultraidentitaria lo ha condotto su posizioni che, riguardo il problema dell’immigrazione, sono assimilabili a quelle di un partito radicale di destra.

Bulgaria
Bulgaria_Ataka_4Ataka – Unione Nazionale Attacco (4,6%). Partito di destra fondamentalista, xenofobo, antisemita, contrario alla Nato e alla UE.

Croazia
Croazia_HSP_4HSP – Partito croato dei diritti (1,3%). Nel nome contiene un esplicito riferimento al partito indipendentista ottocentesco. Rifondato nel 1990, ha partecipato alle guerre jugoslave attraverso le Forze di difesa croate (Hrvatske Obrambene Snage, HOS). Nel 2013, alle europee indette per l’ingresso della Croazia in Europa, ottenne lo 1,4% dei voti. Alle europee del 2014 si è presentato in coalizione con altri ottenendo complessivamente il 6,8% dei consensi.

Danimarca
Danimarca_DFDF- Partito del Popolo Danese (21,1%). Partito di destra populista, anti-immigrazione e decisamente antieuropeo.

Finlandia
Finlandia PSPS – Veri finlandesi (17,0%). Partito di destra anti-islamico, sostiene la necessità che la Finlandia esca dall’euro e dalla UE. Si contrappone ai “falsi” finlandesi ovvero gli immigrati ma anche la forte minoranza di lingua svedese

Francia
Francia_FNFN – Fronte Nazionale (27,8%). Partito di estrema destra, xenofobo e razzista. Propone esplicitamente l’uscita della Francia dall’euro.

Germania
Germania_afdAFD – Alternativa per la Germania (16,3%). Viene considerato un partito populista di destra, esplicitamente contrario all’euro.

Gran Bretagna
Gran Bretagna_UkipUKIP – Partito per l’Indipendenza del Regno Unito (12,3%). Partito anti-europeista che ha proposto e ottenuto l’uscita della Gran Bretagna dalla UE sebbene già non aderisse all’euro. Il partito indipendentista di Nigel Farage nasce nel 1993 da una scissione in seno al partito conservatore promossa in segno di protesta per gli accordi di Maastricht. Può essere considerato un partito di destra radicale.

Grecia
Grecia_Alba dorataXA/CA – Alba dorata (7,0%). Partito xenofobo, islamofobo, antisemita e neonazista.

Italia
Italia_M5SMovimento 5 stelle (21,1%). Nonostante proposte spesso difficilmente intellegibili (dal punto di vista dell’orientamento politico), è stato votato nel 2013 da una maggioranza di elettori di sinistra. Tuttavia la sua alleanza al Parlamento Europeo con il gruppo di destra di Nigel Farage, l’orientamento favorevole a Putin, la polemica anti-immigrati e il voto contrario alla legge sulle coppie di fatto lo collocano ormai a destra.
Italia_LNLega Nord (6,2%). Per la polemica contro l’immigrazione, pretestuosa, spesso feroce e con connotazioni decisamente razziste, si configura come partito di estrema destra. Di recente ha abbandonato il regionalismo per abbracciare, molto strumentalmente, l’istanza nazionalista. Propone apertamente l’uscita dell’Italia dalla moneta unica.
Italia Fratellid'ItaliaFratelli d’Italia (3,7%). Erede dichiarato della destra italiana con radici fasciste si colloca decisamente su posizione antieuro. Abbandonato il conservatorismo moderato di Alleanza nazionale ha assunto un netto profilo nazionalista.
Italia_FI
Forza Italia (16,8%). Appartiene a pieno titolo al populismo di destra anti-europeista. Il suo leader dall’opposizione si espresse apertamente contro l’ingresso dell’Italia nella moneta unica e al governo non mancò di polemizzare, spesso strumentalmente, con le istituzioni europee cui inopinatamente attribuiva la responsabilità della crisi italiana. La sua posizione filo-russa lo allontana ulteriormente dalla democrazie liberali dell’Occidente.

Norvegia
Norvegia_Partito ProgressoFRP – Partito del Progresso (16,%). La Norvegia non aderisce alla Unione Europea  ma appartiene di diritto al campo delle democrazie liberali. Il FRP ha raggiunto il 16,3% alle politiche del 2013 ed è al governo con il Partito conservatore. E’ un partito di destra reazionario con una forte connotazione anti-islamica.

Olanda
Olanda_PVV
PVV – Partito della libertà (13,1%). Guidato da Wilders, islamofobo e dichiaratamente contrario all’euro, ha avuto una buona affermazione alle politiche del 15 Marzo u.s. incrementando i voti di un 3% ma non è riuscito a sfondare.

Polonia
Polonia_Pis-2PIS – Legge e Giustizia (51,5%). Fondato dai fratelli Kaczyński, dalle forti venature populiste ed euroscettiche. In Polonia ha governato in passato e alle ultime elezioni (2011) ha raccolto il 29,9% dei voti collocandosi al secondo posto. Alle elezioni europee è arrivato al 31,8%. Alle presidenziali del Maggio 2015, il suo candido Duda ha vinto con il 51,5% dei voti.

Repubblica Ceca
Rep Ceca_AnoAno 2011 – Azione dei cittadini insoddisfatti (16,1%). Fondato nel 2012 dal miliardario Andrej Babis su posizioni liberiste, antieuropeiste ed antieuro, dal momento in cui è entrato nel governo va modificando le sue proposte in senso moderato. Analogamente a Forza Italia può essere considerato un partito populista di destra non radicale.

Romania
Romania_PRM
PRM – Partito della Grande Romania (,2%). Fondato e guidato da Corneliu Vadim Tudor, è un partito nazionalista ostile alle minoranze ungherese e rom. Si caratterizza per l’irredentismo puntando alla acquisizione dei territori moldavi e ungheresi dove vivono forti minoranze romene.

Slovacchia
Slovacchia_Slovacchia nostra_2SNS – Partito del Popolo Slovacchia Nostra (8,0%). Partito di estrema destra, di ispirazione dichiaratamente nazista, anti-europeista. Il leader, Marian Kotleba, nelle amministrative del 2013  ha raggiunto il 20% in una delle sette regioni del Paese ed è stato eletto governatore al secondo turno con il 55%.
Slovacchia_SNS_2SNS – Partito Nazionale Slovacco (8,6%). Partito populista di destra, xenofobo, identitario, ostile alle minoranze magiara e rom.

Slovenia
Slovenia_SNS
SNS – Partito Nazionale Sloveno (2,2%). Partito euroscettico considerato di estrema destra.

Svezia
Svezia_DSDS – Democratici svedesi (9,7%). Partito di estrema destra islamofobo.


Ungheria
Ungheria_Fidesz_2FIDESZ – Alleanza civica (51,5%). E’ il partito del premier Victor Orban, riconfermatosi primo partito con il 44,9% dei voti alle ultime elezioni politiche del 6 Aprile 2014. Al governo dal 2010, Orban ha dato seguito a quattro modifiche costituzionali restrittive delle libertà civili e politiche.
Ungheria_JobbikJobbik – Movimento per una Ungheria migliore (14,7%). Partito ultranazionalista, xenofobo, antisemita, anti-europeista. Alle ultime elezioni politiche, quelle del 6 Aprile 2014, ha raggiunto il 20,2% dei voti.

 

CDL, Tivoli, 1 Aprile 2017

 

  1. Arte.TV. La menace populiste in Europe, 18 Marzo 2014.
  2. Ufficio Documentazione e Studi dei Deputati PD, Antieuropeismo e nazional-populismo, Dossier n° 36, 16 Aprile 2014.
  3. Istituto per gli studi di politica internazionale, Gli euroscettici in Europa, 22 Marzo 2013.
  4. Lucio Caracciolo. Spagna, Polonia: l’onda dei populisti e indignati si abbatte sull’Europa in crisi. Ma il sogno dell’integrazione era già andato in pezzi. La Repubblica, 26 Maggio 2015.
  5. Ilze Balcere. Comparing populist political parties in the baltic States and western Europe, 6th ECPR General Conference in Reykjavik, 25-27 August 2011. European Consortium for Political Research.
  6. Carlos Carnero. Spagna e Portogallo: al riparo dal contagio. Istituto per gli Studi di Politica Internazionale, 22 marzo 2013.
  7. Democrazia Pura. Atlante del populismo europeo. 1 Settembre 2015.
  8. Nicola Genga. Il Front National da Jean-Marie a marine Le Pen. Catanzaro, Rubbettino, 2015, p. 143.
  9. Goldkorn Wlodek. Da Bauman a Diamanti, viaggio al termine della democrazia, L’Espresso, 29 dicembre 2016.
  10. Sulle ragioni, raramente legittime, dei micro-nazionalismi regionalisti si veda: Democrazia pura, L’Europa dei popoli e l’Europa delle piccole patrie, 6 Ottobre 2014.