Di Maio e il Titivillus

 

 

Rappresentazione di Titivillus in una miniatura del XIV secolo mentre tenta di ingannare San Bernardo di Montjoux.
Rappresentazione di Titivillus in una miniatura del XIV secolo mentre tenta di ingannare San Bernardo di Montjoux.

Nel Medioevo si riteneva che un demone, il Titivillus  (Tytinillus, Titifillus), avesse l’incarico di scovare gli errori nei manoscritti e, più tardi, nelle stampe1. Dubbia l’origine di questa figura. Secondo alcuni viene inventata nel De Universo creaturarum dal vescovo e teologo Guglielmo d’Alvernia (1180-1249) che  descrive un demone impegnato a riportare su pergamena i vocaboli che i chierici dimenticavano durante le funzioni liturgiche per poi utilizzarli come prove d’accusa ed ottenerne la dannazione eterna. La sua sfera di attività è dunque all’inizio limitata all’omiletica ma con l’andare del tempo si allarga in una duplice direzione. Da una parte verso i pettegolezzi cui  chierici e donne erano soliti abbandonarsi nel corso delle funzioni religiose e dall’altra verso la ricerca degli errori contenuti nelle parole scritte. E’ in questo preciso momento che diventa un vero cacciatore di refusi. E da semplice rendicontatore diviene suggeritore di errori (d’altronde tutti i diavoli sono tentatori). Sul finire del Quattrocento l’ulteriore trasformazione con il cambiamento di campo: dagli amanuensi copisti ai tipografi. Infine, nella sua ultima evoluzione, sconfina nell’arte per interessarsi di teatro e di errori di recitazione. La figura del Titivillus di fatto scompare verso il XVII secolo per riapparire paradossalmente molto più tardi come protettore dei giornalisti, correttori di bozze e tipografi.

Tytinillus. Immagine tratta da una rivista che tratta il libro antico, il Titivillus.
Tytinillus. Immagine tratta da una rivista che tratta il libro antico, il Titivillus.

Da quando è stato rievocato, il Titivillus, che ha sempre mostrato una grande capacità di adattamento  al contesto storico, sembra volersi interessare all’Italia e alla politica specializzandosi nella caccia ai congiuntivi errati. Almeno questo sostengono i maligni ( a proposito…) che però, bisogna dire, sono tutti rigorosamente antipatizzanti del M5S. Se così fosse, infatti, Di Maio non avrebbe scampo e sarebbe condannato alla dannazione eterna. Anche se a sua discolpa potrebbe sempre invocare la congiura dei poteri forti o gli effetti delle scie chimiche. Dubbio però che ci possa ancora credere qualcuno.

Secondo interpretazioni più raffinate, il Titivillus sarebbe in realtà Salvini sotto mentite spoglie. Mascheratosi per meglio ingannare il buon Giggino, indurlo a straparlare e farlo precipitare in errori grossolani, non solo sui congiuntivi ma anche sulle relazioni tecniche delle leggi (vedi decreto cosiddetto dignità). Secondo quest’ultima leggenda, l’esordio del novello Titivillus risale ai tempi dell’elezione di Virginia Raggi a Sindaco di Roma. I risultati allora furono a dir poco stupefacenti: non si era mai visto un sindaco concentrare tante brutte figure in così poco tempo. Così dopo un congruo periodo di rodaggio, il Titivillus avrebbe deciso giocare in grande passando alla politica nazionale per dedicare la sua attenzione al buon Giggino. Un gioco abbastanza facile.

 

 Immagine modiificata del Titivillus. L'originale è tratto dal sito www.encre-et-lumiere.com. Copyright Benoit Billion Enlumineur Nantes – httpbehydezell.com.
Immagine modiificata del Titivillus. L’originale è tratto dal sito www.encre-et-lumiere.com. Copyright Benoit Billion Enlumineur Nantes – httpbehydezell.com

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1. La vicenda del Tittivillus è stata di recente ricostruita in un saggio da uno storico dell’arte e del teatro, lo spagnolo Julio Ignacio Gonzàlez Montanés (Titivillus, Graphe.ìt, traduzione di Roberto Russo). La recensione del libro, ad opera di Massimiliano Panerari, è comparsa su il Venerdì di Repubblica, n° 1581, p. 84, 6 Luglio 2018.

 

CDL, 27 Agosto 2018