Salvini e McCarthy

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Accade che quando un personaggio politico sembra avere il vento in poppa e miete sempre nuovi successi, improvvisamente un episodio ne determina la caduta. Come un frutto maturo che a seguito di una folata di vento cade improvvisamente a terra.

Nel caso di Salvini è stato lui stesso a suscitare l’evento decisivo. Dopo il trionfo elettorale alle europee il leader della Lega si era almeno apparentemente acconciato a tenere in vita un governo da cui riusciva a trarre una linfa inesauribile. Poi, complice l’ubriacatura estiva, ma anche la consapevolezza di dover procedere ad una manovra di bilancio molto severa, ha optato per la crisi di governo. Sicuro che l’unico sbocco possibile fossero le elezioni anticipate da cui si aspettava di ricavare un successo strepitoso. Si sa come è andata. E oggi Salvini vede una contrazione significativa del proprio appeal elettorale che rischia di trasformarsi in caduta libera. Dipenderà da quanto il governo in carica riesca a giocare bene la partita ma anche dalla reazione che avrà proprio Salvini, oggi oscillante tra lo sconsolato ed il rabbioso ed inefficace in ambedue i casi.

Ma esistono nella Storia altri e ben più importanti precedenti. Uno dei più clamorosi è stato quello del senatore del Wisconsin Joseph McCarthy, l’inventore del maccartismo, la politica persecutoria nei confronti di chiunque fosse lontanamente sospettato di un comportamento filosovietico. Il maccartismo imperversò in America nei primi anni cinquanta sotto la spinta di un Comitato di indagine per le attività antiamericane presieduto dallo stesso senatore. Nella sua furia delirante il Comitato arrivò ad insultare pubblicamente persino alcuni eroi di guerra pluridecorati. Sì, perché le sedute del Comitato avvenivano in una diretta televisiva che McCarthy sapientemente riusciva a trasformare in gogna mediatica. Il maccartismo sembrava avanzare come una valanga che progressivamente si ingrossa e tutto travolge. Invece crollò improvvisamente il 9 giugno 1954 quando l’avvocato Joseph N. Welch, difensore dei militari accusati, nel corso di una seduta del Comitato, pronunciò con pacatezza ma con molta fermezza le seguenti parole: «Senatore, conoscevo la sua crudeltà e il suo avventurismo, ma non credevo lei arrivasse a questo punto. Non le è dunque rimasta alcuna decenza?»1. Improvvisamente tutta l’aula applaudì e con essa i milioni di telespettatori che prendevano coscienza della follia messa in scena. In quella occasione e nei giorni successivi, McCarthy si abbandonò a reazioni prima incerte e poi scomposte e nel giro di poco tempo perse la presidenza della Commissione e la visibilità politica. Due anni dopo, all’età di 48 anni, morì alcolizzato.

Che cosa era accaduto? Certamente McCarthy si era scontrato con un ambiente, quello militare, dotato di grande capacità di reazione. Ma era anche accaduto che il senatore aveva stressato l’emotività degli americani portandola ad un livello di tensione insopportabile ed aveva stravolto a tal punto la realtà che diveniva evidente l’insensatezza delle accuse. Lo stesso tipo di errore lo ha commesso Salvini quando, sulla questione dei migranti, ha evocato insistentemente congiure e minacce fantomatiche non esitando nemmeno a riprendere le bufale cospirazioniste più incredibili e alle quali non poteva credere nessuna persona ragionevole. Ci si riferisce in particolare alla teoria della sostituzione etnica messa in atto da Soros attraverso la promozione di migrazioni epocali. Una teoria espressamente accreditata nel giugno 2018 da Salvini, allora Ministro dell’Interno in carica2, che costituisce una delle invenzioni più miserabili ma anche più insensate del complottismo neo-populista mondiale3. Congiure e cospirazioni erano funzionali a gestire la questione dei migranti e fondamentalmente ogni altra tematica facendo salire la tensione emotiva in modo spasmodico e addirittura parossistico. Ottenendo inizialmente un effetto di trascinamento ma provocando alla lunga il rigetto di alcuni e la stanchezza di altri. Ecco, se veramente Salvini  precipiterà nei consensi, accadrà per aver snervato gli elettori sotto il profilo emotivo. La baraonda delle serate al Papeete ne è la rappresentazione esasperata e decadente.

 

 CDL, 15 settembre 2019

 

 La frase è riportata in un articolo di Enrico Deaglio (Sovranismo e maccartismo), pubblicato sul Venerdì di Repubblica del 6 settembre 2019.

  1. Alessandro Ziniti. Migranti, nuovo naufragio nel Mediterraneo: morti 3 bambini, 100 i dispersi. L’Italia chiude i porti alle Ong. La Repubblica, 29 Giugno 2018.
  2. L’ossessione per Soros e la bufala della sostituzione etnica. Valigia blu, 6 Luglio 2018.

 

 

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