La critica di Mazzini a Pio IX per il sillabo e la definizione mazziniana di religione

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L’ 8 dicembre 1864 papa PIO IX pubblicava l’ enciclica “quanta cura “, che efficacemente wikipedia così riassume : Quanta cura è la XXVII enciclica di papa Pio IX, che la pubblicò nel 1864 , allegandovi il ”Sillabo “degli errori moderni. Con esse venivano condannate tutte le ideologie “moderne”, dal liberalismo al socialismo. Veniva inoltre esposta la critica alla Rivoluzione francese e al risorgimento italiano, facendo cenno alla libertà di pensiero illuminista come “libertà di perdere se stessi”. L’enciclica affermava anche la forte critica del voler porre uno stato aconfessionale rompendo il legame tra altare e trono fino ad allora vigente.
https://it.wikipedia.org/wiki/Quanta_cura
qui il testo dell’enciclica
https://moodle2.units.it/pluginfile.php/23…o%20sintesi.pdf

 

 

 

Grande fu lo sconcerto all’ epoca, come riporta G.B. Guerri (Gli italiani sotto la Chiesa Oscar Mondadori 1995 pagg 196 197)
“Il Sillabo rappresentò «la scissione della Chiesa dal mondo, in vista di contrapporre l’assolutezza della fede alle sconfitte della storia» (Spadolini)…Il Sillabo provocò un danno immenso alla Chiesa e alla società italiana, non ultimo il blocco della cultura laica dei cattolici: non aveva più senso cercare di conciliare fede e modernità quando il papa ordinava ai credenti di tornare al passato. I cattolici, messi di fronte alla prospettiva di essere o contro la Chiesa o contro il loro tempo, la loro società, furono drammaticamente disorientati dal Sillabo: accettarlo significava isolarsi dalla vita civile…Allo stesso tempo gran parte dei laici perse ogni residua considerazione per la struttura ecclesiastica. Anche chi non era fanatizzato sulla conquista di Roma, che rispetto poteva avere per un atteggiamento così retrogrado? «Che importanza, che significato potevano avere le lamentele dei predicatori cattolici sulla corruzione del secolo, sui danni della miscredenza, sugli inganni e sulle fellonie del liberalismo, quando per le strade trionfava il carnevale liberalesco e tutti erano convinti che mai non s’era stati così bene come allora e che meglio ancora si sarebbe stati in avvenire?» (Salvemini). Chi non diventò furiosamente anticlericale entrò a sua volta nel quieto limbo dei ghibellini, dove si pensa a un Dio che quasi niente ha a che fare con la Chiesa. Napoleone III, benché alleato del papa, vietò la diffusione del testo in Francia, in quanto contrario alla Costituzione .”

Mazzini non fu estraneo a questa reazione e scrisse nelle settimane successive alla diffusione dell’enciclica una lettera (aperta diremmo noi) a Pio IX Papa estremamente critica,

dall’ inizio

“Voi colla vostra ultima enciclica, avventaste; l’anatema al mondo civile, al suo moto, alla vita che spira in esso^ come se mondo e moto e vita non fossero cosa di Dio. Come il naufrago, che sente l’onda salirgli alla gola, si spoglia, a tentar disperatamente salute, d’ogni cosa più essenziale al vivere normale dell’uomo, voi vi spogliaste, travolto dai tempi irrequieti d’un agonia di peccatore, senza speranza, d’ogni spirito d’amore, d’ogni senso della santità di-questa terra chiamata dal disegno provvidenziale a perfezionarsi, d’ogni concetto di-progresso definito o accennato dal Cristianesimo, d’ogni tradizione che costituì per otto secoli il diritto di vita del Papato, d’ogni cosa che fa riverita ed efficace l’Autorità. La vostra voce suona attraverso quelle sconsigliate pagine, dolore e ira; ma è il dolore arido, spirante egoismo, di chi vede assalito, minacciato, condannato il proprio potere: è l’ira abbietta dell’uomo che vorrebbe vendicarsi degli assalitori col rogo e noi può. Perduto nell’intelletto dell’Umanità, incapace di reggervi un giorno solo se non ricinto di baionette, abbandonato dal mondo, che non trova più in voi sorgente di vita, voi non sapete nè trasformarvi nè rassegnarvi. Morite’— tristissima -fra le morti — maledicendo.”

al termine dell’invettiva

” Come Papa, v’accusano l’impotenza di seicento anni, la diserzione da ogni precetto di’ Gesù, la fornicazione coi tristi principi della terra, l’idolatria delle forme sostituita allo spirito della religione, l’immoralità fatta sistema negli uomini che vi circondane, la negazione d’ogni progresso sancita da voi medesimo Come condizione della vostra vita:
Come re, v’accusano il sangue di Roma e l’impossibilità di rimanervi un sol giorno, se non per forza brutale.
Riconciliatevi con Dio. Coll’Umanità non potete.”

Ma il punto più interessante per lo studio del pensione di Mazzini è quello centrale , dove , dopo aver detto che egli stesso rifugge dall’ ateismo, esplicita il concetto di religione di chi, come lui crede nel progresso dell’ umanità

IL CREDO RELIGIOSO DI GIUSEPPE MAZZINI

Noi crediamo in Dio, Intelletto e Amore, Signore ed Educatore; Autore di quanto esiste, Pensiero vivente assoluto, del quale il nostro mondo è raggio, l’Universo una incarnazione;
Crediamo quindi in una Legge Morale, Sovrana, espressione del di lui Intelletto, e del di lui Amore;
Crediamo in una Legge di Dovere per tutti noi, chiamati a intenderla e amarla, ossia incarnarla possibilmente negli atti nostri;
Crediamo unica manifestazione di Dio, visibile a noi, la Vita, e in essa cerchiamo gli indizi della Legge Divina;
Crediamo che, come uno è, Dio, così è una la Vita, una la legge della Vita attraverso la sua duplice manifestazione, nell’individuo e nell’Umanità collettiva;
Crediamo nella Coscienza, rivelazione della Vita nell’individuo e nella Tradizione, rivelazione della Vita nell’Umanità, come nei soli due mezzi che Dio ci ha dati per intendere il di lui Disegno; e che quando la voce della Coscienza e quella della Tradizione armonizzano in una affermazione, quell’affermazione racchiude il Vero o una parte del Vero;
Crediamo che l’una e l’altra, religiosamente interrogate, ci rivelano che la legge della Vita è PROGRESSO: Progresso indefinito in tutte le manifestazioni dell’Essere, i cui germi inerenti alla Vita stessa si sviluppano successivamente attraverso tutte le sue fasi;
Crediamo che una essendo la Vita, una la sua Legge, lo stesso Progresso che si compie nell’Umanità collettiva e ci è rivelato via via dalla tradizione, deve egualmente compirsi nell’individuo; e siccome il Progresso indefinito, intravveduto, concepito dalla coscienza e prenunziato dalla tradizione, non può verificarsi tutto nella breve esistenza terrestre dell’individuo, crediamo che si compirà altrove: e crediamo nella continuità della vita manifestata in ciascuno di noi, e della quale l’esistenza terrena non è che un periodo.
Crediamo che come nell’Umanità collettiva ogni concetto di miglioramento, ogni presentimento d’un più vasto e puro ideale, ogni aspirazione potente al Bene, si traduce, talora dopo secoli, in realtà, così nell’individuo; ogni intuizione di Vero, ogni aspirazione, oggi inefficace, all’Ideale e al Bene, è promessa di futuro sviluppo, germe che deve svolgersi nella serie delle esistenze che Costituiscono la Vita: crediamo che come l’Umanità collettiva conquista, inoltrando, e successivamente l’intelletto del proprio passato, così l’individuo conquisterà, inoltrando sulla via del Progresso e in proporzione all’educazione morale raggiunta, la coscienza, la memoria delle passate esistenze;
Crediamo non solamente nel Progresso, ma nella solidarietà degli uomini in esso: crediamo che come nell’Umanità collettiva le generazioni s’inanellano alle generazioni e la Vita dell’una promove, fortifica, aiuta quella dell’altra, così gli individui s’inanellano agli individui e la vita degli uni giova, qui e altrove, alla vita degli altri; crediamo gli affetti puri, virtuosi e costanti, promessa di comunione nell’avvenire e vincolo invisibile, ma fecondo d’azione, fra trapassati e viventi;
Crediamo che il Progresso, Legge di Dio, deve infallibilmente compirsi per tutti; ma crediamo che, dovendo noi conquistarne coscienza e meritarlo coll’opera nostra, il tempo e lo spazio ci sono lasciati da Dio come sfera di libertà, nella quale noi possiamo, accelerandolo o indugiandolo, meritare o demeritare;
Crediamo quindi nella Libertà umana, condizione dell’umana responsabilità;
Crediamo nell’Eguaglianza umana; cioè, che a tutti son date da Dio le facoltà e le forze necessarie a un eguale Progresso: crediamo tutti chiamati ed eletti a compirlo in tempo diverso a seconda dell’opera di ciascuno;
Crediamo che quanto fa contrasto al Progresso, alla Libertà, all’Eguaglianza. alla Solidarietà umana è Male: Quanto giova al loro sviluppo è Bene;
Crediamo al Dovere per noi tutti e per ciascuno di noi, di combattere senza posa, col pensiero e coll’azione, il Male, e di promovere il Bene: crediamo che a vincere il Male e promovere il Bene in ciascuno di noi, è necessario vincere il Male e promovere il Bene negli altri e per gli altri: crediamo che nessuno può conquistarsi salute, se non lavorando a salvare i propri fratelli: crediamo che l’egoismo è il segno del Male, il sacrificio quello della Virtù;
Crediamo l’esistenza attuale gradino alla futura, la Terra il luogo di prova dove, combattendo il Male e promovendo il Bene, dobbiamo meritare di salire: crediamo dovere di tutti e di ciascuno il lavorare a santificarla, verificando in essa quanto è possibile della Legge di Dio – e desumiamo da questa fede la nostra morale;
Crediamo che l’istinto del Progresso, insito in noi fin dal cominciamento dell’Umanità e fatto oggi tendenza dell’intelletto, è la sola rivelazione di Dio sugli uomini, rivelazione continua per tutti: crediamo che, in virtù di questa rivelazione, l’Umanità inoltra d’Epoca in Epoca, di religione in religione, sulla via del miglioramento assegnatale: crediamo che qualunque s’arroga in oggi di concentrare in sè la rivelazione e piantarsi intermediario privilegiato fra Dio e gli uomini, bestemmia: crediamo santa l’Autorità quando, consecrata dal Genio e dalla Virtù, soli sacerdoti dell’avvenire e manifestata dalla più vasta potenza di sacrificio, predica il Bene e liberamente accettata, guida visibilmente ad esso; ma crediamo dovere il combattere e scacciar dal mondo come figlia della Menzogna e madre di Tirannide ogni autorità non rivestita di quei caratteri: crediamo che Dio è Dio, e l’Umanità è il suo Profeta.
È questa, nei sommi suoi capi, la nostra fede: in essa abbracciamo rispettosi, come stadii di progresso compito, tutte le manifestazioni religiose passate, e come sintomi e presentimenti del progresso futuro, tutte le severe e virtuose manifestazioni attuali del Pensiero: in essa sentiamo Dio padre di tutti, l’Umanità collegata tutta in comunione d’origine, di legge e di fine, la Terra santificata di gradi in gradi dall’adempimento in essa del disegno divino, l’individuo benedetto d’immortalità, di libertà, di potenza, e artefice responsabile del proprio progresso: in essa viviamo, in essa morremo: in essa amiamo e operiamo, preghiamo e speriamo.

Marco Capodaglio

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