La Destra vista da Destra

 

 

Il testo pubblicato viene proposto dal Prof. Vincenzo Pacifici, Professore ordinario di Storia contemporanea presso l’Università “La Sapienza” di Roma, Presidente della Società tiburtina di Storia e d’Arte, intellettuale acuto e da anni voce critica della destra. L’autore discute un problema, la scomparsa elettorale della destra, passato pressoché inosservato perché sovrastato da altri eventi mediaticamente più appetibili, a cominciare dall’irruzione sulla scena politica del Movimento 5 stelle. Eppure quella posta dal Prof. Pacifici è una questione  di rilevanza assoluta.

Ancora oggi il panorama delle liberal-democrazie occidentali risulta caratterizzato da una destra conservatrice ed una sinistra progressista che certo non esauriscono l’intero universo politico ma ne costituiscono comunque i due fondamentali poli di attrazione. Anzi, le politiche di austerità economica, riproponendo con forza il tema dell’eguaglianza, vanno accentuando differenze che negli ultimi decenni sembravano essersi stemperate.

In Italia la sinistra si dimena in una crisi di identità pressoché paralizzante (ma questo è un altro discorso). Non meno grave è il problema della destra che nel nostro Paese è rappresentata, sul piano elettorale, dalla versione populista, estremista ed autoritaria del forza-leghismo. Manca una destra europea che elabori i tradizionali valori di riferimento per tradurli in una proposta politica moderna.

Molti osservatori ritenevano, ed auspicavano, che questa destra nascesse dall’evoluzione politica e culturale di Alleanza Nazionale, il cui percorso si è però rivelato ben presto accidentato in particolare per la subalternità ad un Leviatano, il berlusconismo, che tutto fagocita, consuma ed espelle completamente svuotato. Il Prof. Pacifici compie un’analisi articolata della decimazione elettorale della destra seguendo in particolare il filo della mediocrità di una classe dirigente che non è riuscita ad emanciparsi dal berlusconismo per volare alto. In questo modo egli introduce un elemento di discussione, la “fuga dai valori”, che merita di essere brevemente sottolineato.

Dal nostro punto di vista la catastrofe elettorale della destra è legata alla rinuncia consapevole di alcuni valori fondanti che sono stati  sacrificati sull’altare della convenienza politica e magari anche dell’interesse personale. Alcune linee di tendenza della destra occidentale, segnatamente la propensione alla riduzione della pressione fiscale e la politica di forte contenimento dell’immigrazione, sono state presto avocate dal forza-leghismo che ne ha prodotto una versione tanto populista quanto velleitaria. Ma nella cultura della destra  sono tradizionalmente radicati ulteriori valori, rimasti invece “orfani” di tutori politici.

Ci si riferisce in particolare alle tematiche fondanti del patriottismo, della probità e della legalità che la destra italiana ha ritenuto di poter trascurare in nome della gestione tattica del potere. Prima si è glissato sulla questione dell’unità nazionale per assecondare la Lega nelle sue contorsioni politiche ed ideologiche. Poi si è sorvolato sulla giustizia per non urtare la sensibilità di Berlusconi. Infine si è rinunciato ad una chiara difesa della legalità per la necessità di coprire una corruzione dilagante che investiva lo stesso schieramento di destra. E allora si comprendono tutte le vicende, politiche e personali, che il Prof. Pacifici stigmatizza nell’articolo ma che in fondo sono il risultato di una destra senz’anima e ridotta alla pratica della politica politicante.

Sia consentita un’ultima annotazione. La “questione ideale”, comprensiva dell’aspetto “morale”, investe un’ampia parte della classe politica italiana e non da oggi. Molte le eccezioni che però riguardano singole persone, non ancora aggregate a costituire una massa critica in grado di catalizzare processi virtuosi. Forse perché non si è scelto un terreno comune da cui partire. A questo proposito sembra utile ricordare la lezione di Machiavelli che teorizzò la legalità repubblicana come strumento indispensabile per fronteggiare la naturale tendenza alla “corruzione” dell’uomo e garantire la funzionalità dello Stato. E’ nostra opinione che occorrerebbe ripartire da qui.

Si ringrazia il Prof. Pacifici per le sue riflessioni al solito caratterizzate da acume intellettuale e grande sensibilità politica.

 

Tivoli, 26 Giugno 2013

 

VINCENZO PACIFICI – LA DESTRA VISTA DA DESTRA