Matteo Renzi chi?

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Chi è davvero Matteo Renzi? Il moderato conservatore narrato dagli ambienti politici di destra o l’innovatore cautamente progressista che, sia pure con qualche dubbio, lo schieramento di sinistra spera di aver trovato? Il suo percorso politico, sebbene contrassegnato da incarichi di rilievo, appare ancora troppo breve per fornire una risposta definitiva. E allora non rimane altro che analizzare il suo pensiero oltre i toni ed i contenuti propagandistici della politica.

Un primo fondamentale chiarimento può scaturire dal commento scritto da Renzi per la nuova edizione del libro di Bobbio “Destra e sinistra”. Il testo è stato pubblicato da La Repubblica1 il 23 Febbraio u.s., il giorno seguente la nascita del governo Renzi e rappresenta quindi una sorta di manifesto politico aggiornato del leader PD.

01Dopo aver ricordato che per Bobbio era la diversa accezione del concetto di uguaglianza a marcare il confine tra destra e sinistra, Renzi riporta le parole dello stesso filosofo torinese su un’altra questione ritenuta cruciale: «Nel linguaggio politico occupa un posto molto rilevante, oltre alla metafora spaziale, quella temporale, che permette di distinguere gli innovatori dai conservatori, i progressisti dai tradizionalisti, coloro che guardano al sole dell’avvenire da coloro che procedono guidati dalla inestinguibile luce che vien dal passato. Non è detto che la metafora spaziale, che ha dato origine alla coppia destra-sinistra non possa coincidere, in uno dei significati più frequenti, con quella temporale». Rimane per la sinistra il compito fondamentale di difendere gli ultimi e gli esclusi ma di fronte alla liquefazione dei vecchi blocchi sociali, sostiene Renzi, essa «Deve accettare di vivere il costante movimento dei tempi presenti … È questo straordinario, irrefrenabile movimento che sfonda la vecchia bidimensionalità della diade destra/sinistra e le dà temporalità e nuova forza». Rappresentanza degli ultimi e capacità innovativa: queste le due caratteristiche che la sinistra dovrebbe oggi avere per Renzi.

Ma di quale rappresentanza si tratta? Nadia Urbinati2, su La Repubblica del 25 Febbraio u.s., ha ritenuto di individuare nel concetto di “ultimi” la vera diversità renziana rispetto all’eredità della rivoluzione francese e della democrazia moderna: «gli “ultimi”, una categoria che non appartiene né alla sinistra né alla politica, ed é morale ed evangelica, hanno bisogno di essere spinti in alto. Gli “ultimi” non sono come gli “umili” manzoniani, però, perché individualisti che vogliono sbloccare le relazioni e farsi strada nel mondo. In questa lotta la sinistra ha un compito solo: quello di non perdere il “contatto con gli “ultimi”. E per farlo deve sostituire le teorie tradizionalmente sue (anche quella liberalsocialista e quelle legate agli “anni sessanta e settanta”) per abbracciare “la lingua della solidarietà” della chiesa di papa Francesco. La solidarietà giunge quando gli individui cadono. Qui sta la sinistra, più che a preparare le condizioni affinché la loro lotta sia condotta su un piede di parità e il merito sia meritato». Un Renzi dunque solidaristico e non sostenitore dell’uguaglianza dei diritti. Un’analisi, quella della Urbinati, al solito acuta e suggestiva perchè non si limita all’indagine lessicale del linguaggio ma penetra nel piano semantico.

L’altro messaggio rilanciato con forza da Renzi riguarda l’innovazione politica nelle sua varie accezioni (dalla “rottamazione” al “cambiamento”). E qui, nonostante il conforto della citazione di Bobbio, Renzi non riesce ad essere convincente. Non spiega le ragioni per cui la capacità innovativa in sé debba essere considerata un valore positivo e per di più di sinistra. Reagan e la Tatcher condussero il mondo lungo una strada radicalmente nuova e determinarono trasformazioni sociali di enorme portata. Che però non furono affatto positive e tantomeno di sinistra. Ma non è un caso se il discorso sull’innovazione rimane incerto. Il fatto è che per lo stesso Renzi il cambiamento non è un valore in sè ma lo diventa in relazione al profilo carismatico che egli si va cucendo addosso: il leader è tanto più forte ed ottiene tanto più consenso  quanto più radicale è la trasformazione che promette di portare.

02Questo aspetto merita di essere approfondito. Fabio Bordignon3 ha di recente pubblicato uno studio condotto con metodologia rigorosa e articolato in diverse sezioni. La prima descrive le caratteristiche essenziali del modello di leadership “imposto” da Berlusconi sulla scena politica italiana con tutte le difficoltà che esso ha generato nello schieramento di centro-sinistra. Quindi viene ricostruita la storia politica di Renzi dal suo esordio a livello locale sino all’assunzione della carica di segretario del PD. Vengono poi discussi alcuni aspetti specifici della sua personalità come le caratteristiche della comunicazione politica di Renzi e il modo in cui il suo messaggio si inserisce nel discorso anti-politico che ha dominato l’Italia per oltre 20 anni. Infine, nella sezione conclusiva, si analizza come e in che misura la leadership di Renzi può essere inserita nel modello berlusconiano e come essa si colloca nel contesto altamente instabile della politica italiana di oggi.

Queste le considerazioni finali di Bordignon: «Il profilo di Renzi, come delineato in precedenza, per molti aspetti approssima l’identikit della leadership postmoderna descritta all’inizio di questo articolo. L’ascesa del nuovo segretario PD ricorda molte caratteristiche della “rivoluzione berlusconiana”. Allo stesso tempo, egli sembra essere opportunamente attrezzato per rispondere alle sfide poste da Grillo. Come già Berlusconi nel 1994, Renzi fa il suo appello a tutti gli italiani , al di là delle tradizionali linee di divisione. Nonostante la sua lunga carriera interna al partito (che rende Renzi, a differenza di Berlusconi, un politico di professione), in nome di un ricambio generazionale è stato capace di costruire l’immagine di un outsider in opposizione ad un establishment, la vecchia dirigenza del proprio partito, ormai in profonda crisi di legittimità. Venti anni dopo Berlusconi, usa le proprie caratteristiche personali e le proprie doti comunicative per creare un legame emotivo con il suo popolo. Analogamente al Berlusconi dell’esordio, Renzi si presenta come la personificazione del cambiamento, indicando la visione di una “nuova Italia “ liberata dai gruppi di potere tradizionali, unita , rapida ed efficiente; propensa all’assunzione di rischi e responsabilità. La leadership di Renzi – post-ideologica e ispirata, personalistica ed esterna alla politica, disposta a toccare le corde dell’antipolitica – sembra condividere molte caratteristiche del modello berlusconiano. Da questo punto di vista, il percorso di Renzi incrocia inevitabilmente quello dell’altro uomo nuovo della politica italiana, Grillo, un leader che ancora di più ha spinto sulla personalizzazione e spettacolarizzazione della politica. Come Berlusconi e Grillo, Renzi propone nuove soluzioni per portare il popolo di nuovo al centro della democrazia, rifiutando i tradizionali meccanismi di intermediazione politica. Come Berlusconi (e in parte Grillo) propone un rapporto diretto tra il popolo e il leader carismatico, sia nel governo del Paese che dentro il partito. Con Grillo condivide gli ideali di partecipazione (attraverso la rete) e il coinvolgimento dei cittadini nella formulazione delle scelte politiche, agli antipodi della concezione dell’opinione pubblica come spettatore proposta nell’era berlusconiana. Il progetto politico di Renzi, quindi, mescola elementi verticali e orizzontali. Egli propone l’idea di una democrazia dei cittadini e l’idea di una democrazia del leader. Allo stesso tempo, il PD di Renzi si propone come partito della gente: il partito di una persona, centrato su un leader forte e carismatico ma anche un partito di persone ovvero un’organizzazione orizzontale aperta e strutturata in rete. In breve, il nuovo segretario porta la personalizzazione della politica a un livello senza precedenti per la sua area politica».

Un leader animato da un concezione che si inscrive nel solidarismo cattolico, dall’iniziativa politica dinamica, che utilizza consapevolmente lo strumento del rapporto diretto con i cittadini ed il cui messaggio principale è la trasformazione radicale e subitanea della società. Queste le conclusioni di alcuni osservatori basate sull’analisi dei testi e delle sinora breve carriera politica di Renzi. Presto sarà però disponibile un ulteriore elemento di giudizio che è il contenuto reale della sua azione di governo. Proprio in questi giorni Renzi sta definendo gli interventi economici che il suo governo intende proporre e sarà in questo ambito, più che nei testi e nel troppo breve percorso politico, che si potrà misurare la sua visione sociale e politica.

 

CDL, Tivoli, 13 Marzo 2014

 

  1. Matteo Renzi. Innovazione e uguaglianza, la mia idea di destra e sinistra nell’Europa della crisi. La Repubblica, 23 Febbraio 2014.
  2. Nadia Urbinati. Se Renzi rilegge Bobbio. La Repubblica, 25 Febbraio 2014.
  3. Fabio Bordignon. Matteo Renzi: A “Leftist Berlusconi” for the Italian Democratic Party? South European Society and Politics, February 2014.

 

 

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