Igino Giordani, la Repubblica Romana del 1849 e la modernità cattolica

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In occasione del centenario della Repubblica Romana del 1849, Igino Giordani pronuncia un discorso alla Camera dei Deputati che contiene elementi di grande novità nel rapporto del cattolicesimo con la modernità. Ricordando Mazzini e la vicenda repubblicana egli pone in maniera esplicita la questione decisiva della relazione tra il principio di libertà e quello di uguaglianza. E attribuisce all’insegnamento di Mazzini carattere di universalità. Le affermazioni di Igino Giordani avrebbero potuto rappresentare l’avvio di una rivisitazione da parte cattolica di quegli avvenimenti storici attraverso i quali i principi di libertà e ed uguaglianza si erano andati affermando. Ma così non fu.

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Il 9 Febbraio 1949, nelle aule della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica, viene celebrato il centenario della Repubblica Romana. Il momento politico è particolarmente teso perché risente ancora della rottura verificatasi meno di due anni prima all’interno dello schieramento antifascista con l’uscita del PCI e del PSI dal governo della Repubblica.

La seduta del Senato1 si svolge in un clima di controllata serenità. L’introduzione del Presidente, Ivanoe Bonomi, uomo di lungo e onorato corso politico, intellettuale acuto unanimemente apprezzato, grande conoscitore degli avvenimenti celebrati (aveva già scritto “Mazzini triumviro della Repubblica Romana2, uno dei più bei libri mai pubblicati sull’argomento), impone alla discussione un tono elevato. Il senatore Giua, socialista, apre polemicamente la questione dell’ingerenza della Chiesa nella vita pubblica italiana. Il senatore Cingolani, in rappresentanza della Democrazia Cristiana, si sottrae alla polemica preferendo ricordare lo spirito unitario che l’esperienza della Repubblica Romana seppe infondere.

Decisamente convulsa, addirittura rissosa, la seduta della Camera3. Vivaci e ripetute le interruzioni del senatore monarchico Tommaso Leone-Marchesano. Molto aspro risulta lo scontro tra i repubblicani, allora al governo con la Democrazia Cristiana, e i socialisti e comunisti, da poco passati all’opposizione. E’ in questo clima infuocato che prende la parola Igino Giordani4 in rappresentanza della Democrazia Cristiana. Le sue parole risuonano molto diverse da quelle pronunciate dal suo collega senatore perché affrontano direttamente la questione della relazione tra libertà ed uguaglianza nel mondo moderno e pongono indirettamente l’esigenza di una rivisitazione storica della vicenda risorgimentale.

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I. Giordani in un’immagine giovanile

Il discorso pronunciato da Igino Giordani non ha nulla di retorico e risulta, allo stesso tempo, profondamente politico e strettamente intellettuale. Egli esordisce affermando: “Parrà strano che un cattolico militante si associ con commozione alla celebrazione di un avvenimento che i nostri Padri deprecarono … Ma io posso far questo perché ricordo l’avvenimento nello spirito mazziniano che era fondamentalmente di concordia al di sopra delle parti”. Celebratone lo spirito unitario, Giordani riconosce all’insegnamento di Mazzini e all’esperienza repubblicana un valore universale:  “Nello spirito mazziniano vero e proprio questo avvenimento prende un significato che oltrepassa la pura contingenza storica e si allarga ad un significato universale” … “(Mazzini) non appartiene più ad un partito, ma a noi tutti, perché il suo valore ha un carattere universale che, tutti possiamo e dobbiamo accettare. Quale era questo valore che tutti vogliamo e dobbiamo accettare? Era il valore espresso nel binomio tipico: Dio e popolo. Aquell’epoca i nostri padri avevano esposto un altro binomio: Dio e libertà; ma fra i due non vi era contrasto; fra i due vi fu complemento; si integrarono. In realtà entrambi volevano arrivare al popolo attraverso la valorizzazione dello spirito religioso e dello spirito morale, attraverso i valori che vengono dal Divino all’umanità.” Con il termine di “popolo” Giordani intende rappresentare l’istanza egualitaria che egli ravvedeva nell’insegnamento di Mazzini. Ed infatti precisa: “per cui il popolo diventava l’interprete (è la parola di Mazzini) della volontà di Dio: vox populi vox Dei era l’antico detto che acquistava un significato nuovo. Ora, questo significato si dilatava anche al campo sociale, perché attraverso questa forza spirituale si voleva giungere all’elevazione sociale del popolo. Mazzini diceva che era ora di metter fine, a quella ripartizione dell’umanità per cui vi era una porzione che godeva ed una porzione la quale lavorava per far godere la minoranza; voleva arrivare a quell’eguaglianza che – diceva – ci viene dal Vangelo”.

02-bIn questo modo Giordani pone con estrema chiarezza, e risolve alla sua maniera di cristiano fervente, la questione del rapporto dualistico tra il principio di libertà e quello di uguaglianza. Una questione antica emersa già nel corso del XIX secolo con il confronto tra Tocqueville e Stuart Mill  ma che sarebbe maturata definitivamente solo nel XX secolo quando, secondo uno degli studiosi più accurati dell’argomento, Norberto Bobbio, l’avvento dei totalitarismi favorirà il connubio tra liberalismo e democrazia, tra libertà ed uguaglianza (si veda in proposito la “Lettura sul liberalismo” pubblicata in altra parte del sito). Giordani aveva conosciuto il totalitarismo fascista, di cui era stato fiero e intransigente oppositore sin dalla prima ora. Per questa ragione e in virtù di una particolare sensibilità verso la questione sociale egli comprende la necessità di comporre l’antinomia culturale tra libertà ed uguaglianza avviando il superamento della frattura storica tra cattolicesimo e modernità. Mazzini diventa quindi un padre della Patria e un punto di riferimento universale,  anche ma oltre gli accenti religiosi del suo pensiero. E’ il principio di uguaglianza affermato da  Mazzini e praticato nella breve esperienza repubblicana che egli tenta di comporre in chiave religiosa con la libertà dei cattolici.

 

 

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I. Giordani con Chiara Lubich

Questa affermazione merita una precisazione. Giordani non attribuiva certo a Mazzini l’esclusività “ideologica” sul principio di uguaglianza. Anzi, da questo punto di vista, rivendicava al cristianesimo la primogenitura dell’assoluta uguaglianza tra gli uomini5. A questo approccio si può far risalire la sua visione sociale del cristianesimo e l’attenzione nei confronti del comunismo, mostrata e praticata in molte occasioni. Ma nel caso del mazzinianesimo Giordani va oltre il confronto culturale per esprimere chiaramente una valutazione storica positiva. Il suo giudizio non è positivo per il fatto che anche Mazzini sosteneva una concezione egualitaria ma in conseguenza di un’esperienza storica, la Repubblica Romana del 1849, di cui il pensatore genovese era stato l’ispiratore, che egli ritiene essere un passaggio decisivo nel processo di affermazione dei diritti dell’uomo e così importante da assumere un carattere universale.

Quello che sorprende nel pensiero di Giordani è la lucidità con la quale egli identifica e definisce i termini del controverso rapporto che nella società moderna si stabilisce tra il principio di libertà e quello di uguaglianza. Con questa chiarezza la questione sarà ripresa dalla filosofia politica contemporanea solo molti anni dopo6.

Inoltre, l’intuizione di Giordani poteva rappresentare il traino per un processo di rivisitazione storica proprio di quegli avvenimenti, il Risorgimento popolare e la Repubblica Romana, che posero la questione della libertà e dell’uguaglianza. Ma così non fu. Marco Severini, uno dei maggiori studiosi italiani della Repubblica Romana, ha avuto modo di rilevare la splendida eccezione dell’intervento di Giordani nell’ambito di una cultura cattolica straordinariamente silente nel dopoguerra sulle questioni del Risorgimento7.

La storiografia cattolica rimase ancorata alla pubblicistica degli anni immediatamente successivi la Repubblica e al meglio riassunta da Giuseppe Spada (1796-1867) nell’opera postuma pubblicata nel lontano 1869 “Storia della rivoluzione di Roma e della restaurazione del governo pontificio”. D’altronde l’atteggiamento degli intellettuali cattolici era coerente con quello della Democrazia Cristiana che, dopo aver guadagnato l’incardinamento dei Patti Lateranensi nella Costituzione italiana, iniziò a stendere un velo di oblio sulla questione risorgimentale8.

 

Carlo De Luca, Tivoli, 1 Aprile 2014

 

1. Senato della Repubblica. Seduta CXLIX del 9 Febbraio 1949 “Per il primo centenario della Repubblica romana”. Resoconto stenografico. Presiede la seduta il Presidente Ivanoe Bonomi. Interventi di Ivanoe Bonomi (1873-1951), Gruppo misto; Giovanni Persico (1878-1967), Partito Socialista Lavoratori Italiani; Michele Giua (1889-1966), Partito Socialista Italiano; Luigi Gasparotto (1873-1954), Gruppo misto; Alessandro Casati (1881-1955), Partito Liberale Italiano; Mario Cingolani (1883-1971), Democrazia Cristiana; Aldo Spallicci (1886-1973), Partito Repubblicano Italiano; Giuseppe Grassi (1883-1950): Partito Liberale Italiano.

2. Si veda la recensione del libro pubblicata in altra parte del sitoIvanoe Bonomi. Mazzini triumviro della Repubblica Romana“.

3. Camera dei deputati. Seduta CLXXV del 9 Febbraio 1949 “Per il centenario della Repubblica romana. Resoconto stenografico. Presiede la seduta il Vicepresidente Gaetano Martino (1900- 1967) del Partito Liberale Italiano. Interventi di: Ezio Amadeo (1894-1978), Partito Repubblicano Italiano; Tommaso Leone-Marchesano (1893-1968), Partito Nazionale Monarchico; Mario Longhena (1876-1967), Partito Socialista Lavoratori Italiani; Concetto Marchesi (1878-1957), Partito Comunista Italiano; Alcide Malagugini (1877-1966), Partito Socialista Italiano; Randolfo Pacciardi (1899-1991), Partito Repubblicano Italiano; Fausto Gullo (1887-1974), Partito Comunista Italiano; Vannuccio Faralli (1891-1969), Partito Socialista Italiano; Francesco Scotti (1910-1973), Partito Comunista Italiano; Giovanni Bottonelli (1910-1982), Partito Comunista Italiano; Igino Giordani (1894-1980), Democrazia Cristiana;  Silvio Paolucci (1903-1986), Partito Socialista Italiano; Ugo La Malfa (1903-1979), Partito Repubblicano Italiano.

4. Per una biografia accurata di Igino Giordani si veda: Giordani Igino. In: Dizionario biografico degli Italiani, Enciclopedia Italiana Treccani, 2001. Notizie dettagliate sono riportate anche nel portale del Centro Igino Giordani istituito nel 1985 da Chiara Lubich proprio per ricordarne il pensiero e le opere. Igino Giordani nasce a Tivoli il 24 Settembre 1894 e muore a Rocca di Papa il 18 Aprile 1980. Sin da giovane diventa una delle figure più attive del popolarismo cattolico-democratico. Nel 1947 viene eletto alla Costituente e nel 1948 alla Camera dei Deputati in rappresentanza della Democrazia Cristiana. Dedica tutta la sua vita allo studio della fede cristiana che approfondisce sul piano dei principi e della concreta traduzione in campo politico e sociale. Aderisce nel 1949 al movimento dei focolari che Chiara Lubich aveva fondato sei anni prima. Per la sua stretta vicinanza alla Lubich ed il suo importante contributo umano, morale e intellettuale è considerato un cofondatore dei movimento. E’ in corso la sua causa di beatificazione. Nell’arco della sua vita conosce e collabora con Piero Gobetti, Don Luigi Sturzo, Alcide De Gasperi, Ivanoe Bonomi, Mario Scelba, Giovanni Spadolini e tanti altri. Igino Giordani è stato considerato uno degli intellettuali di riferimento del cattolicesimo democratico per il suo atteggiamento poco conformista e decisamente aperto ad un dialogo vero e paritario con le correnti di pensiero laiche e con le altre fedi. A lui è dedicato un centro studi del movimento dei focolarini e diverse associazioni distribuite in varie regioni d’Italia.

5. Si veda in proposito: Igino Giordani. Fratellanza e uguaglianza. Estratto da: I. Giordani, La rivoluzione cristiana. Città Nuova, Roma ,1969, pp. 191-197.

6. Sul dualismo per alcuni aspetti irriducibile che caratterizza il rapporto tra libertà ed uguaglianza in epoca moderna e contemporanea, si veda la sintesi mirabile di Norberto Bobbio in Liberalismo e Democrazia (Simonelli, Milano, 2006).

7. Marco Severini. Novità storiografiche sulla Repubblica Romana. In: Atti del Convegno-Seminario “Margaret Fuller Ossoli, le donne e l’impegno civile nella Roma Risorgimentale”, pp 25-36, Roma, 23 Maggio 2010.

8. Emilio Gentile. La Grande Italia. Il mito della nazione nel XX secolo. Laterza, Bari, 2009, p 355 ss.

 

 

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