L’Europa dei Popoli e l’Europa delle piccole patrie

 

 

Il referendum scozzese ed il separatismo emergente in diversi altri Paesi ripropongono un’idea di Europa, quella delle piccole patrie, che poco o nulla ha a che vedere con una concezione veramente federalista, a partire da quella inizialmente elaborata dal pensiero repubblicano.

Mazzini e Cattaneo avevano sensibilità che sul piano istituzionale risultavano diverse ma sotto il profilo politico così complementari da risultare alla fine vicine. Mazzini pensava ad uno Stato nazionale unitario ma sul piano europeo puntava su una federazione dei popoli. Cattaneo quasi rovesciava l’approccio: un’Italia federata ed un’Europa dai vincoli federali così forti da prefigurare quelli che egli stesso definì “Stati Uniti d’Europa”. Entrambi rifiutavano tanto il nazionalismo quanto il particolarismo. E Cattaneo riteneva che la valorizzazione delle tradizioni locali dovesse essere solo il primo passo della costruzione di entità unitarie più ampie.

Ma, soprattutto, quello che univa le due concezioni era l’idea di una comunità di popoli liberi da ogni forma di servitù ed uniti dalla democrazia. Se il principio di libertà cui fanno riferimento Mazzini e Cattaneo appare omogeneo1, diverso è l’accento con il quale viene intesa la democrazia. Cattaneo sottolinea in particolare il rispetto della dignità della persona ed il diritto mentre Mazzini insiste molto sullo spirito di “fratellanza” e sul dovere. Ma sia nell’uno che nell’altro il  processo di costruzione europea non poteva non fondarsi su un principio di uguaglianza che si concretava nella comprensione e nella piena accettazione dell’altro. Una sorta di empatia che nel corso dei secoli precedenti e futuri aveva ed avrebbe assunto accezioni diverse: dall’agape della civiltà greca alla pietas romana, dalla carità cristiana alla solidarietà del pensiero laico. Quale empatia verso gli altri popoli può essere anche lontanamente individuata nelle istanze che vengono dai movimenti indipendentistici?

Inoltre, quando Mazzini invocava la Santa Alleanza dei Popoli si riferiva ai popoli oppressi2. Che oggi in Europa non ci sono. La domanda separatista della Scozia, della Catalogna, delle Fiandre non è legata a condizioni di discriminazione ma alla paura della globalizzazione ed ad una crisi economica generale mallevadrice di pulsioni particolaristiche. Proprio nei territori più ricchi prevale l’idea di poter meglio fronteggiare la crisi separandosi dal resto della nazione. Da questo punto di vista l’unica eccezione è stato in un recente passato il separatismo slovacco sorto nella parte più povera della ex Repubblica cecoslovacca, quando la globalizzazione era già in atto ma la crisi economica ancora di là da venire.

Figura 2. Immagine tratta da: La Repubblica Romana del 1849. Banca dati curata dalla Biblioteca di storia moderna e contemporanea di Roma.
Figura 1. Scritto di Mazzini pubblicato nel 1849. Immagine tratta da: La Repubblica Romana del 1849. Banca dati curata dalla Biblioteca di storia moderna e contemporanea di Roma.

In fin dei conti la guerra nella ex Jugoslavia è iniziata per le stesse ragioni economiche. Nelle Repubbliche più sviluppate economicamente, la Slovenia e la Croazia, è prevalsa l’idea che con la separazione si sarebbe potuto meglio affrontare la spaventosa crisi economica in corso. Saltato il tappo del regime titino la ex Jugoslavia era infatti precipitata in una crisi politica, istituzionale ed economica di enorme portata e non tutti intendevano pagarne il conto. Solo successivamente, e strumentalmente, le guerre nei Balcani hanno assunto connotazioni etniche e persino religiose. Purtroppo assecondate dalle altre nazioni europee, dagli Stati Uniti e persino dalla Chiesa cattolica (il “pacifista” Wojtyla invocò più volte l’ingerenza umanitaria3).

Per quanto riguarda la Scozia una spinta decisiva al separatismo viene dalla volontà dichiarata di gestire in proprio le risorse petrolifere e la ricchezza che ne deriva. Ma, ancora una volta, la questione viene strumentalmente colorata di altri significati, prima invocando una diversità etnica veramente difficile da capire, poi evocando le guerre di un passato alquanto remoto e le cui ragioni  sono esaurite da secoli. E la stessa idea, quella di salvarsi da soli, muove il separatismo catalano e quello fiammingo. Tutto questo non ha proprio nulla a che vedere con l’Europa dei popoli propugnata da Mazzini e Cattaneo. Nel separatismo scozzese, catalano e fiammingo (e ci si metta pure il leghismo italiano) non c’è la rivolta di un popolo oppresso ed è veramente difficile scorgere uno spirito di fratellanza nei confronti di chicchessia.

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Figura 2.

La mappa dei movimenti autonomistici e secessionistici, al di là di differenze non sempre nette, mostra quanto diffusi siano i focolai indipendentistici in Europa e quali rischi corra il progetto dell’unità europea (Figura 2)4. L’indipendentismo, con l’eccezione del leghismo italiano, non si presenta formalmente con i caratteri del populismo anti-europeo. Tuttavia, non essendo oggi più legato all’irredentismo ed essendo motivato da ragioni economiche di parte, assume i caratteri del micro-nazionalismo ed irrora il progetto europeo di valori poco compatibili con la struttura inclusiva e democratica che dovrebbe avere. E per comprenderlo bisogna ripartire dall’idea di nazione.

In proposito Ernest Renan scriveva nel 1882 pagine per molti aspetti ancora insuperate5. Nella sua analisi egli distingueva due approcci: il primo, impercorribile, includeva tutte le concezioni di nazione a carattere etnico, religioso, linguistico, geografico ed economico; il secondo approccio, che Renan giudicava adeguato, faceva riferimento ad una memoria condivisa e ai valori comuni. Una nazione si definisce tale quando il suo popolo si riconosce nelle vicende storiche passate e aderisce a comuni valori. Si comprende quindi che l’idea antica di nazione esca indebolita dalla storia recente dell’Europa, caratterizzata da vicende sostanzialmente unitarie e dall’accettazione  unanime dei principi della democrazia liberale. Ma se questo è vero, a maggior ragione ne escono indeboliti il micro-nazionalismo ed il regionalismo. Se le antiche divisioni dell’Europa ottocentesca sono in gran parte esaurite, a maggior ragione appaiono anacronistiche le visioni ancora più particolaristiche.

Il regionalismo oggi può costituire uno strumento di difesa per le popolazioni che ancora scontano una qualche forma di disparità: è il caso degli irlandesi nell’Ulster, dei baschi in Spagna e di altre comunità più piccole sparse per il resto d’Europa. In tutti gli altri casi, ed in particolare in Catalogna, Scozia, Fiandre e Nord Italia, non sussiste alcuna condizione di oppressione o discriminazione ed il micro-nazionalismo costituisce un pericolo per l’idea democratica dell’Europa.

 

Tivoli, 6 Ottobre 2014

 

1. L’autore ritiene che l’idea di libertà di Mazzini e Cattaneo si collochi a pieno titolo nell’ambito di quello che oggi viene definito repubblicanesimo. Su questo argomento una riflessione più ampia è svolta in altri contributi pubblicati: Democrazia Pura, Storici contemporanei e repubblicanesimo moderno, 31 dicembre 2013; Democrazia Pura, Attualità del repubblicanesimo, 20 gennaio 2013.

2. Così scriveva Mazzini nel 1849: “Toccava a noi opporre a quella (la Santa Alleanza dei potenti, nda) un’applicazione legittima, fondata non sul privilegio arbitrario dei pochi ma sul diritto, e più, sul dovere di tutti” (La Santa Alleanza dei Popoli: un nuovo scritto di Giuseppe Mazzini, pubblicato a Roma nel 1849, riportato in: La Repubblica Romana del 1849. Banca dati curata dalla Biblioteca di storia moderna e contemporanea di Roma).

3. Una rassegna dei rapporti delle Chiesa con l’ingerenza umanitaria è stata di recente pubblicata nell’ambito del progetto “Vatican Insider” del quotidiano “La Stampa” in data 26 Agosto 2014: Andrea Tornielli. Guerra, Onu e  «ingerenza umanitaria» secondo Papa Wojtyla.

4. Wikipedia.org. List of active separatist movements in Europe.

5. Ernest Renan. Che cos’è una nazione. Donzelli, Roma, 2004. E’ riportato il discorso tenuto alla Sorbona in data 11 Marzo 1882.