Un governo Frankenstein 

 

 

Un governo assemblato (male) con pezzi diversi e senza un’anima. E ormai anche senza più una politica.

Due populismi sovranisti ma confliggenti per le differenze strutturali in termini di rappresentanza territoriale (Nord vs Sud), sociale (razza padrona vs clientes), politica (destra liberista vs destra sociale). Ed era chiaro sin dall’inizio che il cemento era costituito dalla comune matrice sovranista, neopopulista e di destra che si esprimeva in una condivisa ostilità nei confronti dell’Euro e della politica di accoglienza. Per il resto le proposte in campo economico erano chiaramente contrastanti. In particolare il reddito di cittadinanza voluto dal M5S è sembrato da subito incompatibile, sotto il profilo della sostenibilità economica, con la flat tax e la riforma delle pensioni che erano le bandiere della Lega.

Ed ora i nodi sono venuti al pettine. Le richieste di Salvini sono ultimative e, oltre il rimpasto ministeriale, riguardano la Tav, la flat tax e l’autonomia regionale da realizzare nell’immediato. I 5S potranno forse concedere l’autonomia delle regioni del Nord che ha un costo enorme ma spostato negli anni a venire (e saremo noi a pagarne nel tempo le gravi conseguenze politiche ed economiche). Non si vede come invece possano accettare la Tav o una sua qualsiasi variante. La battaglia sulla linea Torino-Lione è stata la prima condotta dal Movimento con l’impegno diretto e ripetuto dello stesso fondatore. Sulla flat tax, molto furbescamente, Di Maio ha già finto di accettare ma proponendone la realizzazione in deficit e puntando sul fatto che sarà l’Europa ad impedirla a causa delle mancate coperture e dell’ulteriore sfondamento del debito.

D’altronde in Europa l’isolamento del governo è totale. Si è già visto nella questione dei migranti sulla quale Salvini ha ottenuto solo dinieghi da parte proprio dei suoi alleati sovranisti che non hanno alcuna intenzione di farne una questione europea e di accettare una benché minima redistribuzione. La Lega inoltre fa parte di un gruppo parlamentare nazionalista che è escluso dagli accordi che in queste ore si stanno facendo sui futuri assetti di potere. Inoltre i sovranisti ma anche i popolari di destra, e segnatamente l’ungherese Orban e l’austriaco Kurz, hanno già chiaramente espresso il loro richiamo all’Italia perché rispetti gli impegni di spesa e riduca il debito. Il M5S addirittura non fa parte di nessun gruppo del Parlamento europeo e scomparirà in quello misto senza avere alcuna visibilità. I rapporti personali di Salvini e Di Maio con la Merkel e Macron sono pessimi. L’isolamento del governo italiano è totale e non si vede proprio chi in Europa possa sostenerlo nella sua politica di dissolutezza economica. Ma questo Salvini e Di Maio lo sanno benissimo. Semplicemente si stanno preparando alle elezioni anticipate a settembre. La loro strategia politica è in realtà la tattica di una continua campagna propagandistica. Senza alcun costrutto.

 

CDL, 1 giugno 2019