La satira al tempo del populismo

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Nel penultimo numero dell’Espresso, Michele Serra presenta un bell’inserto dedicato alla satira dal titolo indicativo “VOX POPULIsme, VOX DEI”, svolgendo come suo solito riflessioni molto acute1. Dal link riportato in bibliografia si può accedere al testo integrale.

Tra l’altro, Serra sostiene: «(La satira) serve solo, e non è poco, a raccontare il mondo da un’angolatura meno evidente delle altre, e a tenere in esercizio lo spirito critico. In genere lo spirito critico di una minoranza». Proprio quest’ultima parte dell’affermazione merita un ulteriore approfondimento perché se è vero che la satira è sempre militante, è altresì vero che per essere efficace deve saper incontrare un sentimento diffuso oltre la propria parte.

In un saggio ormai celebre, Henry Bergson sosteneva: «Il riso nasconde sempre un pensiero nascosto d’intesa, direi quasi di complicità, con altre persone … Il riso deve rispondere a certe esigenze della vita in comune. Il riso deve avere un significato sociale»2. Dunque la comicità funziona quando riesce a cogliere un umore generale e questo a prescindere se si è d’accordo con esso o meno. Così la satira nei confronti di un personaggio politico deve saper individuare un tratto che sia da tutti riconoscibile e riconosciuto come veritiero. Gli avversari ne rideranno di cuore, i sostenitori sorrideranno amaramente o si adireranno. Ma in tutti i casi quell’aspetto attribuito nell’invettiva satirica verrebbe percepito come reale. E questo accade solo per la satira, l’unico genere letterario che affonda in un sentimento generale di riferimento. E che può farlo perché costringe ad un uso razionale della percezione che va al cuore dei problemi saltando le difese psicologiche. Se quanto rappresentato in forma satirica fosse invece espresso sotto forma di critica seria, alcuni ne negherebbero sdegnosamente la veridicità.

Volendo rimanere nell’ambito della crisi politica ancora in atto, più di un personaggio potrebbe essere correttamente rappresentato in braghe di tela per la situazione difficile nella quale si è cacciato. Gli avversari ne riderebbero con soddisfazione ed i simpatizzanti dovrebbero in cuor loro ammettere una sgradita la realtà. Tranne quelli proprio ottusi. Perché, naturalmente, quando si parla di immaginario collettivo non ci si riferisce alla totalità delle persone ma solo alla generalità.

 

  1. Michele Serra. Vox populi-sme, vox dei. L’Espresso, pp. 43-57, 18 agosto 2019.
  2. Henry Bergson. Il riso: saggio sul significato del comico. Parigi, Revue de Paris, 1900. Milano, Feltrinelli, 1990, p. 15-16.

 

CDL, 25 agosto 2019

 

 

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