Grillo el Compañero

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Dal civismo alla destra e poi alla sinistra

Mentre i militanti del M5S e del PD continuano ad interrogarsi sul significato della svolta giallo-rossa, intanto avanza la nuova figura di Grillo el Compañero. All’ultima giravolta. Sì, perché Grillo ha già mutato sembianze in passato.

Il grillismo come fenomeno di costume inizia a costituirsi nel 1986, quando l’ostracismo del PSI espelle il comico genovese dal circuito televisivo costringendolo ad intensificare le sue apparizioni nelle piazze e nei teatri dove riesce al meglio ad interpretare la parte del giullare che irride il potere. Assume il carattere di movimento civico nel 2002 quando Grillo denuncia l’affaire Parmalat, quattro anni prima che scoppiasse lo scandalo, intuendo in largo anticipo i buchi di bilancio che porteranno alla bancarotta e denunciando la inettitudine della classe dirigente italiana1. Poco dopo, nel 2004, nasce il sodalizio con Gianroberto Casaleggio, appena uscito da una società partecipata dalla Telecom perché in rotta con Tronchetti Provera. Ed è del 2007 sia la partecipazione di Grillo all’assemblea dei soci Telecom, che tanta rilevanza ebbe sui mass media, sia il primo V-day che fu un successo strepitoso da cui scaturirà la fondazione del Movimento 5 Stelle.

Da allora il sodalizio Grillo-Casaleggio ha iniziato a lavorare per collocare il M5S sul versante neopopulista di destra. In proposito si può ribadire che “Il M5S è di destra per ragioni culturali (immigrazione, unioni civili), elettorali (maggiore vicinanza ai partiti di destra), politiche (l’alleanza con Farage, il sostegno a Putin e a Trump, la polemica sulle tasse, il sovranismo monetario)”2. La stessa proposta di un reddito di cittadinanza può e deve essere considerata di destra nel momento in cui prevede di riversare sull’individuo le risorse economiche sottratte al Welfare come pure di fatto si apprestava a fare il governo giallo-verde tagliano di finanziamenti alla scuola e comprimendo quelli sulla sanità. Non a caso gli esperimenti di reddito di cittadinanza (dal primo di Nixon del 1969 all’ultimo tentativo finlandese del 2016) sono stati messi in atto da governi conservatori o liberali. L’alleanza con Salvini ha chiuso il cerchio della completa evoluzione del M5S in un movimento neo-populista reazionario. E questo spiega la ragione per la quale il M5S ha assecondato la torsione illiberale impressa al governo giallo-verde dalla trazione leghista.

Ma poi Salvini ha ritenuto che fosse giunto il momento di capitalizzare il grande successo ottenuto alle europee e di replicare il risultato in elezioni politiche anticipate. E la coalizione di destra si è frantumata. E’ allora che Grillo ha tentato l’ultima trasformazione, quella di portare il M5S sul versante progressista. Ma per il momento siamo ai soli proclami. Che certo non bastano. E’ necessario che il M5S abbandoni definitivamente il sovranismo, rinunci al velleitarismo anti-tasse e ricusi la sua posizione ostile alla politica di accoglienza. Come base di partenza. Perché poi bisogna ripensare lo Stato sociale, promuoverne l’efficienza e garantirne la sostenibilità con il difficile obiettivo di ridurre la disuguaglianza socio-economica ampliatasi a dismisura  nel corso della lunghissima e perdurante crisi economica. Ma questo è anche il problema della sinistra storica. Perché, come sosteneva Bobbio, la differenza tra destra e sinistra corre sul filo dell’uguaglianza. Ed è di sinistra perseguire l’obiettivo di modificare le condizioni socio-economiche che generano disuguaglianza. Aspettiamo che questo avvenga.

 

CDL, settembre 2019

 

  1. Per una ricostruzione di questi primi passi politici di Grillo si veda: CDL. La parabola di Grillo. Da giullare a politico (e ritorno). Democrazia Pura, 5 febbraio 2018.
  2. Perché il M5S è di destra. Democrazia Pura, 1 marzo 2018.

 

 

 

 

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