Prometeo e la Bestia

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Da quando è uscito dal PD, Renzi è impegnato nella costruzione del mito del proprio personaggio, un mito senza tempo che ripropone insistentemente le glorie del passato per rafforzare un presente indefinito e un futuro incerto. D’altronde nel raffigurare Prometeo a nessuno verrebbe in mente di precisare una data perché il mito è per definizione assoluto e la sua narrazione imprecisata nel tempo. Così nella mostra allestita alla Leopolda le foto di Renzi (con il Papa, a Palazzo Chigi, ecc.) erano tutte senza data forse proprio allo scopo di rievocare un passato che in quanto rappresentato sottoforma mitologica non può avere una collocazione temporale1.

Figura 1. Una rappresentazione del mito di Prometeo. Immagine tratta dal sito pes.com.

Per quanto riguarda il PD, proprio ieri si è concluso un evento che attraverso l’organizzazione di tavoli tematici doveva fare da contraltare alla Leopolda renziana. Sebbene il manifesto programmatico fosse tutto rivolto al futuro, nel titolo, “Tutta un’altra storia”, era contenuta la rivendicazione orgogliosa di un passato sia pure non esplicitato allo scopo di non negare nessuna delle sue radici (comunista, democristiana). Dai resoconti dell’evento, l’iniziativa sembrerebbe essersi svolta secondo modalità un po’ ingessate, sulla falsariga dei convegni politici di una volta. Perché nella tradizione delle componenti che hanno dato vita al PD è ben radicata la concezione che la grandezza di un passato glorioso debba essere celebrata attraverso rituali fissi e ripetitivi.

Questo modello di comunicazione, quello di costruire un’immagine da offrire sulla piazza del consenso politico, è ormai decisamente superato. E rimane tale anche quando si riesce a colorare l’immagine con qualche tonalità mitologica. Completamente diversa ed anzi opposta la strategia utilizzata prima dal M5S e poi dalla Lega per attrarre i favori dell’opinione pubblica. Differente nell’uso del mezzo virtuale al posto degli eventi residenziali ma diversa soprattutto nel rapporto con l’elettorato che non è più la platea cui offrire una proposta e da cui trarre ispirazione ma diventa un tribunale inappellabile. La relazione perde la bidirezionalità ed il leader accoglie acriticamente gli umori e i sentimenti del popolo purché gli portino consenso.

Si ricorderà che nel 2013 alcuni senatori pentastellati presentarono in Parlamento un emendamento per abolire il reato di clandestinità. Grillo e Casaleggio intervennero con un post sul blog del Movimento per sconfessare apertamente l’iniziativa. In quella occasione ebbero a dichiarare: “Se durante le elezioni politiche avessimo proposto l’abolizione del reato di clandestinità, presente in Paesi molto più civili del nostro, come la Francia, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, il M5S avrebbe ottenuto percentuali da prefisso telefonico”2. Mai, prima di allora, si era esplicitata così chiaramente una strategia politica fondata sugli umori delle persone e che non tiene minimamente conto del merito delle questioni. E forse è questa vacuità la vera natura “né di destra né di sinistra” del M5S.

Una strategia, quella di Grillo, che ha fatto scuola e che è stata perfezionata. La “Bestia”, la macchina propagandistica messa in piedi da Salvini, scandaglia continuamente i social alla ricerca dell’argomento del giorno e dell’orientamento prevalente del popolo del web: dallo sport alla cucina passando, a volte solo incidentalmente, attraverso la politica. Quando la Bestia, su un tema popolare, ha individuato l’orientamento maggioritario, allora Salvini interviene per farsene sostenitore ed anzi strenuo difensore contro nemici spesso solo immaginari. In particolare quando reati efferati sono compiuti da extracomunitari, Salvini non manca mai di scagliarsi contro presunti difensori degli aggressori. I nemici vengono inventati, come nel caso di Bibbiano. Complessivamente, dunque, la strategia si compone di almeno quattro momenti: identificare un tema particolarmente sentito, individuare il sentimento prevalente, assecondare gli umori e alimentarne l’epica attaccando i nemici, veri o presunti, del popolo del web.

Nella propaganda attuale esiste in realtà un’ulteriore strategia, quello di costruire fake news che incentivino e radicalizzino l’opinione prevalente. Ma queste operazioni vengono messe in atto da siti rigorosamente non ufficiali e non possono essere imputate ai leader di partito.

Figura 2. Andrea Paganella, Matteo Salvini, Luca Morisi, protagonisti indiscussi della struttura propagandistica della lega.

Seguendo la corrente su qualsiasi argomento, il leader della Lega passa così per avere le stesse idee della “gente” mentre, sulla maggior parte delle questioni nelle quali impegna la propria persona, non ha nessuna opinione definita e ripete quella che gli porta maggiore consenso. Basti vedere quante volte ha cambiato idea senza battere ciglio non appena si è reso conto del mutato umore generale. Esemplare la vicenda di Ramy ed Adam, i due ragazzi arabi che il 20 marzo 2019 a Crema diedero l’allarme sventando il dirottamento di un bus con dentro un’intera scolaresca. Quando si cominciò a parlare della concessione della cittadinanza italiana, Salvini si oppose bellamente, contando sul sentimento di diffusa insofferenza nei confronti degli extracomunitari, salvo poi fare repentinamente marcia indietro non appena ebbe modo di registrare l’orientamento invece favorevole dell’opinione pubblica. Questo non significa che la Lega non abbia idee portanti, dall’indipendenza della Padania (obiettivo ancora espressamente riportato nel suo statuto3) al contrasto delle migrazioni sbrigativo e poco attento alle implicazioni umanitarie. Significa invece che le idee caratterizzanti vengono portate avanti da un leader attraverso un consenso che non si è formato solo sui temi oggetto di proposta politica ma che viene anzi ottenuto prevalentemente seguendo il sentimento dominante nell’opinione pubblica sugli argomenti più disparati.

Però, non bisogna dimenticarlo, tutto questo accade perché per decenni la cultura dominante, che ha avuto nel berlusconismo la massima espressività, ha imposto attraverso i mezzi di comunicazione un modello sociale nel quale non trova posto il ragionamento politico. Per questo alla sinistra non rimane altro che insistere ribadendo le proprie proposte, i propri strumenti di ascolto,  i propri ragionamenti e persino i propri “miti” senza intraprendere il percorso populista che non si adatta alla propria politica e al proprio sentire. Una battaglia, quella della sinistra, che sia pure sul lungo termine si può ancora vincere.

 

CDL, 17 novembre 2019

 

  1. La notizia delle foto di Renzi non datate è riportata in: Susanna Turco, Un grande futuro alle spalle, pubblicato, L’Espresso n. 44,  27 ottobre 2019, pp. 34-38.
  2. RQuotidiano. Reato di clandestinità. Grillo e Casaleggio contro gli eletti: “Non era nel programma”. Il Fatto Quotidiano, 10 Ottobre 2013.
  3. Il nuovo statuto della Lega Nord approvato nel 2015 ha come intestazione “Lega Nord per l’indipendenza della Padania” e all’articolo 1 recita: “Lega Nord per l’Indipendenza della Padania” … è un movimento politico confederale… che ha per finalità il conseguimento dell’indipendenza della Padania… L’articolo 2 riporta l’elenco delle “Nazioni” che compongono la Lega Nord: 1. Alto Adige – Südtirol; 2. Emilia; 3. Friuli – Venezia Giulia; 4. Liguria; 5. Lombardia; 6. Marche; 7. Piemonte; 8. Romagna; 9. Toscana; 10. Trentino;  11. Umbria;12. Valle d’Aosta – Vallée d’Aoste; 13. Veneto.

 

 

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