Il Codice da Vinci: come nasce la leggenda

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Un’invenzione letteraria particolarmente suggestiva è indubbiamente il mito di Rennes-le-Château sul quale è stato costruito uno dei romanzi più fortunati di sempre, “Il codice da Vinci” di Dan Brown, pubblicato nell’ormai lontano 2003 ma ancora oggi molto vivo nell’immaginario generale. Al punto che i luoghi citati e ai quali vengono attribuiti significati misterici sono meta di un pellegrinaggio tuttora incessante. La ragione dello strepitoso successo della storia è forse da identificare con il forte e diffuso bisogno di una spiritualità che faccia sognare e non sia ingessata nelle strutture teologiche ordinarie vissute come costrittive. Forse è così e forse no. Ma come nasce la leggenda? La vicenda è stata ripercorsa da Umberto Eco dal cui studio1 è tratta la sintesi presentata.

Torre Magdala a Rennes-le-Château. Immagine tratta dal libro di Umberto Eco Storia delle terre e dei luoghi leggendari.

Tutto ruota, naturalmente, attorno al mito del Santo Graal. La storia comincia sul finire dell’Ottocento nel villaggio di Rennes-le-Château, nel Sud della Francia, a circa quaranta chilometri da Carcassonne, quando il parroco del luogo, Bérenger Saunière (1852-1917), inizia a spendere ingentissime somme di denaro per restaurare la locale chiesa, costruire un villa magnificente, edificare una torre sulla collina, la Torre Magdala, che evocava quella di Davide in Gerusalemme. Il vescovo di Carcassonne dopo qualche tempo aveva avviato un’indagine al termine della quale aveva disposto il trasferimento ad altra sede del parroco, il quale peraltro aveva fornito una scarsissima  collaborazione. Ma Saunière rifiutò di ubbidire, rinunciò all’abito talare e si ritirò a vita privata conducendo un’esistenza riservata sino alla morte sopraggiunta qualche anno dopo. Queste le notizie storiche accertate. Il resto è leggenda.

Si dice che nel corso del restauro della chiesa, il parroco avesse scoperto un tesoro favoloso. In realtà Saunière si era rivelato molto abile nel raccogliere soldi mettendo in piedi un mercimonio che si avvaleva di annunci pubblicati sulla stampa religiosa attraverso i quali si garantivano messe in suffragio dei defunti in cambio di denaro. Notevole la ricchezza che lasciò in eredità a quella che era stata la sua perpetua e forse amante.

La leggenda inizia a prendere corpo quando fa il suo ingresso sulla scena Pierre Plantard (1920-2000), personaggio alquanto singolare, in gioventù frequentatore e fondatore di associazioni dal carattere antisemita, esoterico e di orientamento filonazista. Nel corso della sua vita sarà condannato sia per abuso di fiducia che per corruzione di minori. Nel dopoguerra Plantard aveva tentato di rifarsi una verginità politica. Nel 1953 registrò ufficialmente una associazione, il Priorato di Sion, accreditato come una società antichissima sulla base di falsi documenti che egli asseriva fossero stati scoperti da Saunière a Rennes-le-Château. Documenti che dimostravano anche la sopravvivenza della linea di sangue dei merovingi di cui lo stesso Plantard sarebbe stato l’ultimo erede.

Chiesa di Rennes-le-Chateau. Immagine tratta dal sito del Telegraph.

Poco dopo interviene nella vicenda un altro avventuriero, Gerard de Sède (1921-2004), scrittore e frequentatore di circoli surrealisti. Questi aveva pubblicato vari testi su un presunto mistero celato nel castello di Grisors, in Normandia, nella cui campagna si era ritirato per intraprendere l’attività di allevatore dopo alcune delusioni letterarie. De Sède raccontava di essere venuto a conoscenza, attraverso i resoconti di un guardiano di porci che ne aveva esplorato gli ambienti, che il castello nascondeva una sala segreta all’interno della quale sarebbero stati custoditi 19 sarcofaghi contenenti un tesoro che, si lasciava intendere, poteva essere quello dei templari. Queste storie attirano l’attenzione di Plantard che stabilisce un sodalizio con de Sède il quale pubblicherà altri testi dal carattere esoterico in uno dei quali si sostiene che Saunière aveva rinvenuto antiche pergamene che attestavano l’esistenza del Priorato di Sion. Nel 1967 de Sède pubblica L’Oro di Rennes nel quale ribadisce questa tesi. Si scoprirà poi che il libro è un rimaneggiamento di un manoscritto del sodale e che lo stesso Plantard si era preoccupato di disseminare falsi documenti sul Priorato di Sion in varie biblioteche di Francia.

Nicolas Poussin, Et in Arcadia ego, 1637-1638, 87 cm x 120 cm. Immagine tratta da Wikipedia.

Nelle invenzioni dei due compari non mancano riferimenti a quadri famosi, in particolare agli “Et in arcadia ego” di Guercino (1591-1666) e Poussin (1564-1665), commissionati dal Priorato per celare messaggi dal contenuto misterico. Nel dipinto di Poussin addirittura sarebbe stata rappresentata la tomba di Gesù presso Rennes-le-Château. La prova? Anagrammando “Et in arcadia ego” si ottiene “I! Tego arcana Dei” ovvero “Vattene! Io celo i misteri di Dio”. Ed ecco che in questo modo la leggenda del Priorato di Sion inizia ad essere collegata alla figura di Cristo. Molti altri i segni  iniziatici che Plantard e de Sède individuano in vari luoghi, e soprattutto nella chiesa di Rennes-le-Château, utilizzati per creare un’atmosfera misterica che potesse avvolgere la costituzione del Priorato. Se ne risparmia l’elenco ai lettori.

Guercino, Et in Arcadia ego, 1618, 78 cm x 89 cm. Immagine tratta da Wikipedia.

Sino a quel momento il mito di Rennes-le-Château era solo un coacervo di suggestioni chiaramente infondate e neanche strutturate secondo un filo coerente. Ma ecco che nella vicenda interviene un giornalista inglese, Henry Lincoln, che aveva prodotto per la BBC ben tre documentari su Rennes-le-Château. Insieme allo scrittore americano Richard Leigh, pure grande appassionato di misteri, e al giornalista e saggista neozelandese Michael Baigent, pubblica nel 1982 un libro di successo, Il Santo Graal.  I tre rimaneggiano ed organizzano le notizie diffuse da Plantard e de Sède asserendo di poter ricostruire una verità storica. La loro teoria è che i fondatori del Priorato di Sion fossero discendenti diretti di Gesù la cui unione con Maria Maddalena avrebbe generato dei figli da cui sarebbe scaturita la dinastia dei merovingi. Il termine Santo Graal non si riferirebbe ad un oggetto ma al mistero del Sang Real (sangue reale), la linea della discendenza del Cristo.  Il tesoro trovato da Saunière a Rennes-le-Château altro non sarebbe che la documentazione che proverebbe tutto questo e le ricchezze di cui egli usufruì il prezzo pagato dalla Chiesa per tacere. Naturalmente la teoria prevedeva la partecipazione dei templari, emanazione diretta del Priorato, e dei catari, custodi di antichi segreti sulla Maddalena. Molti i grandi personaggi della storia e della cultura che, loro malgrado, prestano la loro straordinaria quantunque involontaria partecipazione alla leggenda, da Sandro Botticelli  a Leonardo da Vinci e a molti altri.

Giotto. Viaggio della Maddalena verso Marsiglia, 1320, Affresco della Basilica di San Francesco, Assisi, Immagine tratta da Wikipedia.

Qualche anno dopo, rispettivamente nel 1988 e nel 1989, prima de Sède e poi Plantard di fatto rinnegarono tutto ma era troppo tardi. La leggenda di Rennes-le-Château era ormai partita. Ed infatti, nel 2003, Dan Brown pubblica Il Codice da Vinci, la cui vicenda ruota intorno ad un nucleo narrativo che si sovrappone sostanzialmente alla tesi di Lincoln, Leigh e Baigent. Dan Brown sostiene, forse per sottrarsi all’accusa di plagio, che la vicenda raccontata non è affatto un artificio narrativo ma è invece una storia in gran parte vera. Certo è che lo scrittore americano ci mette del suo aggiungendo ulteriori elementi. La cappella di Rosslyn, in Scozia, dove sarebbe stato custodito il Santo Graal. O la chiesa di Saint-Sulplice, attraversata dalla linea della rosa che condurrebbe all’ultima dimora del Graal. Molti altri gli elementi fantasiosi che lo scrittore utilizza per rendere intrigante la vicenda e costruire una suggestione.

Dante Gabriel Rossetti, Maria Maddalena, 1877, Olio su tela, 78 cm x 66 cm. Immagine tratta da Wikipedia.

Leigh e Baigent denunciarono Dan Brown per plagio. Tuttavia nella prefazione del loro libro avevano sostenuto che la loro tesi era basata su prove storiche che non erano frutto di una loro ricerca ma si trovavano confuse in opere di altri e che loro avevano semplicemente estratto e allineato secondo un ordine coerente. Il fatto è che se viene stabilita una verità storica, nessuno che si richiami a questa può essere accusato di plagio. Il primo storico che ha scritto la data di morte di Napoleone non può rivendicare i diritti di autore su questa notizia. Leigh e Baigent avrebbero potuto rivendicare la proprietà letteraria solo ammettendo che il contenuto del libro era una loro invenzione fantastica e non una verità storica come invece avevano asserito nella prefazione.

La leggenda di Rennes-le-Château è certamente istruttiva e da diversi punti di vista. Innanzitutto colpisce la suggestione esercitata da una vicenda che rielabora completamente i canoni della ortodossia religiosa inventando una nuova spiritualità, certamente fantastica ma finalmente emancipata dalla severa tutela della Chiesa. In secondo luogo, il mito di Rennes-le-Château nasce in epoca moderna a fronte della maggior parte delle leggende che hanno un’origine antichissima che ne spiega il fascino ma anche la difficoltà a separare gli aspetti veritieri da quelli propriamente fantastici. Invece in questo caso la leggenda si è radicata e si è diffusa nonostante le moltissime evidenze contrarie di carattere storico, giudiziario e logico. Sulla base di queste considerazioni appare quanto mai appropriata la conclusione di Umberto Eco che citando una frase attribuita a  Gilbert Keith Chesterton afferma: «Quando gli uomini non credono più in Dio, non è che non credono a nulla; credono a tutto». Sebbene l’interpretazione di questa frase, per di più pronunciata da un laico che si considerava un apostata, non sia affatto semplice. Da un certo punto di vista potrebbe essere riferita solo a coloro che hanno rinunciato alla fede religiosa ma non riescono ad emanciparsi dal bisogno di credere.

Joseph Michael Gandy, La Cappella di Rosslyn, Litografia, 1810.

CDL, 1 gennaio 2020

 

1. Umberto Eco. L’invenzione di Rennes-le-Château. In: Storia delle terre e dei luoghi leggendari. Milano, Bompiani, 2013, pp. 409-429.

 

 

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