L’Europa che non c’è

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E’ notizia di qualche giorno fa che la Germania, sostenuta da diversi Paesi del Nord Europa, ha opposto un ulteriore rifiuto all’emissione di obbligazioni comunitarie. E’ bene precisare subito che con i bond europei non verrebbe condiviso il debito ma solo le garanzie. Significa che ogni Paese dovrebbe rimborsare il valore delle obbligazioni emesse ma, potendo contare sulla garanzia comunitaria, pagherebbe un basso tasso di interesse. Tuttavia, sebbene fortemente sollecitata da una pandemia epocale che sta progressivamente paralizzando l’economia mondiale, l’UE non è riuscita a partorire nemmeno una misura per consentire ai singoli Paesi di investire risorse ai costi più bassi.

Rimane il fatto che la UE sta fallendo l’ultima prova. E’ appena il caso di ricordare che negli ultimi anni la comunità europea è stata scossa da una crisi profondissima legata a fattori concomitanti e ciascuno di portata epocale: una crisi economica sistemica che ha allargato vistosamente le disuguaglianze economiche-sociali, l’attacco terroristico mondiale che ha avuto nei Paesi occidentali uno dei bersagli privilegiati, un fenomeno migratorio imponente che ha aggiunto ulteriore disagio sociale, la progressiva minorità decisionale della politica nei confronti del potere economico-finanziario. Su ognuna di queste questioni la UE ha mostrato una grave carenza di iniziativa comune ed anzi i singoli Paesi hanno prodotto risposte isolazioniste con esiti molto scarsi e molto parziali. E’ in questo contesto generale che i ceti medi e quelli popolari, impoveritisi ulteriormente con la crisi, spaventati  dal terrorismo, allarmati dalla migrazione, insofferenti verso classi dirigenti dimostratisi incapaci di fronteggiare le grandi questioni, hanno finito per chiedere rappresentanza al neopopulismo sovranista che negli ultimi anni ha mietuto successi (in ultimo la vittoria di Johnson in Gran Bretagna nel dicembre 2019).  Si chiude quindi un cortocircuito che si autoalimenta: il sovranismo, per sue caratteristiche strutturali intrinseche, può solo proporre ulteriori politiche isolazioniste. E così i problemi finiscono per aggravarsi dal momento che ciascuno dei fattori prima indicati richiederebbe invece soluzioni globali.

Non è pensabile che oggi la pandemia mondiale possa essere affrontata dai singoli Stati senza condividere misure comuni finalizzate a contrastarne gli effetti sanitari e quelli economico-sociali. Eppure una risposta comune della UE tarda ad arrivare su entrambi i fronti. E già prendono corpo le reazioni inconsulte con la Polonia e la Repubblica Ceca che trattengono le mascherine protettive inviate all’Italia. E tutti gli altri Paesi che non riescono a concordare quale meccanismo utilizzare (eurobond o MES) per sostenere un’economia già allo stremo. L’Europa si scioglie.

 

CDL, Tivoli, 1 Aprile 2020

 

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