Un racconto semplice ma non troppo

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Johann Peter Hebel (Basilea, 1760 – Schwetzingen, 1826), pastore luterano, teologo, insegnante, fu uno dei letterati più celebrati della cultura tedesca. Molti grandi autori, da Goethe a Kafka, da Walser a Benjamin, da Canetti a Böll e a molti altri mostrarono grande apprezzamento nei suoi confronti. La sua opera più nota, il Tesoretto dell’Amico di casa renano, per lungo tempo in Germania fu secondo nelle vendite solo alla Bibbia. Nel 1803 Hebel pubblica una raccolta di versi in dialetto, le Poesie Alemanne, che sarà considerata un’opera particolarmente ispirata. Tuttavia egli non scriverà più poesie. Sin dal 1802, scrive invece sull’Almanacco renano, dalla cui vendita venivano ricavati i fondi per finanziare le scuole luterane. Nel 1808 diventa l’autore esclusivo della pubblicazione, cui darà il nome di “Almanacco dell’Amico di casa renano” con la tiratura che salirà in breve tempo da 20.000 a 50.000 copie. Nel 1811 pubblica una selezione delle schede che corredavano l’almanacco con il nome di “Tesoretto dell’Amico di casa renano” (in alcune traduzioni il termine di Tesoretto è reso con Scrigno). L’opera ebbe un grandissimo successo perpetuatosi a lungo nel corso del tempo.

Il racconto proposto, “Ricongiungimento insperato”, è uno dei più noti. Narra la vicenda di un minatore che in Svezia, a Falun, muore nelle viscere della montagna qualche giorno prima di sposarsi. La fidanzata rimarrà sempre ad aspettarlo. Dopo cinquant’anni, nel corso dei quali molti avvenimenti drammatici si succedono nel corso della Storia mentre la vita delle persone continua a scorrere, viene ritrovato il corpo ancora intatto del ragazzo. La antica fidanzata, ormai anziana, lo riconosce e lo accompagna nell’ultimo viaggio verso il cimitero in attesa di potersi ricongiungere.

Frontespizio della raccolta dell’Almanacco

Apparentemente si tratta di una semplice storia d’amore che invece nasconde risvolti complessi di carattere generale e forse anche personale. Ad esempio Walter Benjamin vede nel lungo excursus storico («Frattanto la città di Lisbona in Portogallo fu distrutta da un terremoto…») lo strumento utilizzato da Hebel per descrivere il tempo che passa. E, dal momento che il racconto riguarda una vicenda dolorosa, gli eventi utilizzati per scandire il trascorrere del tempo sono per lo più luttuosi (dalle morti dei reali alle distruzioni di città). In proposito così si esprime Alberto Guareschi, che ha curato l’edizione italiana del 2019 per conto della Quodlibet (pp 385-406), “…cinquant’anni di guerre, lutti, tragedie naturali e lavoro dell’uomo, sono condensati in un grandioso affresco offerto alla meditazione sull’essere e la morte”.

Oltre questo aspetto particolare, è il significato del racconto che è stato oggetto di diverse riflessioni, come ottimamente riassunto nell’ultima nota dallo stesso curatore del testo. Indubbiamente la vicenda racconta una bellissima e struggente storia d’amore e narra di un sentimento imperituro che diviene eterno. Ma un altro tema è il tempo, descritto nella sua sostanziale immobilità. I cinquant’anni che trascorrono tra la morte del minatore ed il ritrovamento del suo corpo, pure scanditi dalla furia degli eventi descritti nell’excursus storico, sono d’improvviso annullati quando l’innamorata, ormai vecchia (“grigia e tutta rattrappita”), rivede il suo uomo così com’era perché il suo corpo, a lungo inumato nelle profondità della miniera, è rimasto conservato. Ma, ancora, si potrebbe individuare nella vicenda l’allegoria di una vita trascorsa ma non vissuta (la donna è rimasta paralizzata dal lutto per cinquant’anni), come poteva accadere allora ma anche oggi. Inoltre, nei pensieri della vecchia si individua l’idea della resurrezione che prende forma nella frase rivolta all’amato defunto: “«Mi restano soltanto poche cose da fare, e presto verrò, presto sarà di nuovo giorno. Ciò che la terra ha già una volta reso, una seconda non lo tratterrà», ella disse allontanandosi e volgendo un altro guardo dietro di sé”. Infine qualche critico ha voluto vedere nel racconto una sorta di confessione autobiografica di Hebel che visse una lunghissima storia d’amore con una donna che non sposò mai e che nell’ultimo periodo si limitava a vedere molto sporadicamente (anche a distanza di anni). Si riporta di seguito il testo del racconto.

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Johann Peter Hebel. Ricongiungimento insperato (1811). Tesoretto dell’Amico di casa renano. Macerata, Quodlibet, 2019, pp 372-377

A Falun, in Svezia, ben cinquanta e passa anni fa, un giovane minatore baciò la sua fresca e graziosa fidanzata, e le disse: «A Santa Lucia1 il nostro amore verrà benedetto dalla mano del sacerdote. Allora saremo marito e moglie, e ci costruiremo il nostro piccolo nido». «E pace e amore vi dimoreranno», disse con un sorriso incantevole la bella fidanzata, «perché tu sei il mio solo e unico bene, e senza di te preferirei stare nella tomba che in ogni altro luogo». Ma allorché, davanti all’immagine di Sa nta Lucia, il parroco per la seconda volta domandò in chiesa «Se alcuno è ora a conoscenza di un qualche impedimento a che queste due persone possano essere congiunte in matrimonio», la Morte si presentò. Poiché quando il mattino seguente il giovane passò davanti alla casa della fidanzata nel suo vestito nero di minatore (i minatori indossano sempre il loro abito funebre), bussò sì un’altra volta alla sua finestra per augurarle il buongiorno, ma più non ripassò per augurarle la buonasera. Giammai tornò dal pozzo, ed ella gli orlò invano, quel medesimo mattino, una sciarpa nera con il bordo rosso per il giorno delle nozze; e non vedendolo più la ripose, e pianse su di lui e mai lo dimenticò. Frattanto2 la città di Lisbona in Portogallo fu distrutta da un terremoto, e  la guerra dei sette anni cessò, e l’imperatore Francesco I morì, e l’ordine dei Gesuiti fu soppresso e la Polonia spartita, e l’imperatrice Maria Teresa morì, e lo Struensee venne giustiziato, l’America si liberò, e le potenze francese e spagnola coalizzate non riuscirono a conquistare Gibilterra. I turchi rinchiusero il generale Stein nella caverna di Veterani in Ungheria, e anche l’imperatore Giuseppe morì. Il re Gustavo di Svezia conquistò la Finlandia russa, e la Rivoluzione Francese e la lunga guerra ebbero inizio, e l’imperatore Leopoldo finì anch’egli nella tomba. Napoleone conquistò la Prussia, e gl’inglesi bombardarono Copenaghen, e i contadini seminarono e falciarono. Il mugnaio macinò e i fabbri martellarono, e i minatori scavarono nella loro officina sotterranea in cerca di filoni di metallo. Ma quando quelli di Falun, nell’anno 1809, poco prima o poco dopo San Giovanni3, vollero scavare un’apertura tra due pozzi, ad almeno trecento braccia di profondità, riportarono alla luce, da un ammasso di detriti e di acqua vetriolosa, il cadavere di un giovane che, pur essendo completamente imbevuto di solfato di ferro, era per altro intatto e non decomposto, tanto da paterne riconoscere perfettamente ancora i tratti del volto e l’età, come se fosse morto un’ora prima, sul lavoro. Recuperata la salma in superficie, padre e madre, amici e conoscenti erano già morti da molto tempo, e nessuno poté riconoscere il giovane dormiente o sapere qualcosa della sua disgrazia, finché arrivò la vecchia fidanzata del minatore che un giorno era andato al suo turno di lavoro e mai più ne era tornato. Grigia e tutta rattrappita, ella giunse sul luogo appoggiandosi ad una gruccia e riconobbe il fidanzato; e, più rapita dalla gioia che con dolore prosternò sull’amata spoglia, e soltanto dopo essersi ripresa da una lunga e appassionata commozione dei sensi: «È il mio fidanzato», disse alfine, «che ho rimpianto per cinquant’anni e che Dio mi concede di rivedere un’ultima volta prima della mia fine. Otto giorni avanti le nozze stabilite è sceso sottoterra e non è più risalito». Allora l’animo di tutti gli astanti fu afferrato dalla tristezza e dalle lacrime alla vista della fidanzata d’un tempo nelle sembianze della vecchia debole e avvizzita, e a quella del promesso sposo tuttora nella sua bellezza giovanile, e di come nel petto della donna, dopo 50 anni, la fiamma dell’antico amore si risvegliasse. Ma egli non riaprì le labbra al sorriso, né gli occhi al gesto del riconoscersi, e infine ella lo fece trasportare dai minatori nella propria stanzetta, come la sola persona che gli appartenesse e l’unica ad avere un diritto su di lui, fintanto che la tomba non fosse approntata nel cimitero. L’’indomani, quando la fossa fu scavata nel cimitero e i minatori vennero a prenderlo, ella aprì un piccolo scrigno, gli avvolse la sciarpa di seta nera con i ricami rossi al collo, e poi l’accompagnò con l’abito della domenica, come se fosse stato il giorno delle loro nozze e non quello del suo funerale. E mentre al cimitero lo calavano nella fossa, disse: «Dormi in pace adesso, un giorno ancora o forse dieci, in questo fresco letto nuziale, e non ti sembri lungo il tempo. Mi restano soltanto poche cose da fare, e presto verrò, presto sarà di nuovo giorno4. Ciò che la terra ha già una volta reso, una seconda non lo tratterrà», ella disse allontanandosi e volgendo un altro guardo dietro di sé5.

  1. Il giorno di Santa Lucia (13 dicembre) era considerato una tradizionale data di nozze oltre che il giorno più corto dell’anno.
  2. Inizia qui un celebre, grandioso affresco storico sui 52 anni intercorsi fra il terremoto di Lisbona 1 novembre 1755) e il bombardamento di Copenaghen da parte degl’inglesi (1807), al quale H. dedicò due brani dell’almanacco del 1809 ripresi poi nello , Das Bombardement von Kopenhagen («il bombardamento di Copenaghen») e Unglück in Kopenhagen («Disgrazia a Copenaghen»). È lo stesso periodo di tempo che passa fra la morte del giovane minatore e il ritrovamento del suo cadavere, e gli avvenimenti citati da H. sono collegati via via alla scomparsa dei quattro imperatori d’Austria del tempo: Francesco I (morto nel 1765), Maria Teresa (morta nel 1780), Giuseppe II (morto nel 1790) e Leopoldo II (morto nel 1792). La guerra dei sette anni fu combattuta dal 1756 al 1763 da Austria, Francia e Russia (cui si unirono Svezia, Polonia, Sassonia e Spagna) contro Prussia c Inghilterra, che ebbero la meglio. L’ordine dei Gesuiti fu soppresso nel 1773 da Papa Clemente XIV. La prima spartizione della Polonia ebbe luogo nel 1772 fra Austria, Prussia e Russia. Il conte Struensee fu giustiziato nel 1772; era stato ministro del re Cristiano VII di Danimarca ( 1749-1808). L’America si liberò nel 1776 dal dominio britannico. La coalizione franco-spagnola contro l’Inghilterra tentò va rie volte, fra il 1779 e il 1783, la conquista di Gibilterra, che era possedimento inglese fin dal 1704. Il Generale Stein combatté strenuamente conrro i Turchi per tre settimane (1788) nella guerra di Caterina II di Russia contro la Turchia, e la caverna di Veterani è così chiamata perché nello stesso punto, nel 1691, il generale austriaco Veterani vi si difese dai Turchi; si tratta di una posizione strategica sul Danubio, situata su un monte presso Orsova (Romania). Gustavo III di Svezia (1746-1792) conquistò la Finlandia nella guerra contro la Russia del 1788-1790. La Rivoluzione Francese scoppiò nel 1789 con la presa della Bastiglia (14 luglio). Napoleone conquistò la Prussia nel 18o6 (H. ne parla in vari racconti, in parte presenti nello Sch., cfr. ad es. Cattiva ricompensa, p. 200, Il comandante e i cacciatori di Hersfeld, p. 185, o L’ussaro a Neisse, p. 219).
  3. Il giorno di San Giovanni (24 giugno), considerato il più lungo dell’anno (notare il contrasto con quello di Santa Lucia, cfr. nota n. 1).
  4. Il testo originale, in questo punto, si presta a un’interpretazione ambigua, perché l’espressione usata da H. (… und bald wird wieder Tag) può essere tradotta sia volgendo Tag in «giorno», sia considerando Tag un’allusione al termine der jungste Tag, ossia al «giudizio universale». L’eroina infatti potrebbe voler dire anche: «…presto verrà il giorno del giudizio», che sottintende la resurrezione dei morti alla quale le sue ultime parole, prima di allontanarsi, possono fare riferimento.
  5. L’avvenimento raccontato da H. in questo pezzo, che conta fra i suoi più celebri, è descritto da Gotthilf Heinrich Schubert (1780- 1860) nel libro Genialische Ansichten von der Nachtseite der Naturwissenschaften («Aspetti geniali del lato notturno delle scienze naturali») che, pubblicato nel 1808, fu una delle opere più conosciute e lette dagli autori romantici come H. Nel 1809, la rivista «Jason» (n. 1, p. 394) riportò l’episodio, che così giunse a conoscenza di H.; anche E.T.A. Hoffmann vi si ispirò per il suo racconto lungo Die Bergwerke zu Falun («Le miniere di Falun »). ln proposito commenta acutamente C. (p. 97): «Mentre Hoffmann si compiace dell’aspetto magico della storia (il fascino irresistibile che la montagna esercita sul minatore) e carica i personaggi di una psicologia molto più complessa, a H. interessa unicamente la forza dell’amore, che sopravvive al passare del tempo e ha la stessa necessità ed eternità delle forze della natura». Su questo racconto di H. cfr. anche, di Giuseppe Bevilacqua, In che consiste il fascino di «Unverhofftes Wiedersehen», «Paragone», n. 2.54, Sansoni, Firenze 1971, pp. 4 5-76. Particolarmente illuminanti sono alcune sue osservazioni, che ci sembra utile riportare: «E così possiamo mescolarci alla folla dei presenti e commuoverci con essi, riflettendo sulla fugacità della giovinezza e sulla forza dell’amore; oppure possiamo piuttosto inseguire l’eco indistinta di un messaggio, che trascende ed integra quelle emozioni, pur reali e plausibili […]. Ma come definire questo messaggio? Sembra che esso riguardi il sentimento del Tempo. Forse è questo il vero tema della storia, e non la “fedeltà”, non il sensazionale evento del ritrovamento, non l’attesa della resurrezione. Il tema è la vertigine che induce la contemplazione del Tempo; non per la furia del trascorrere, ma per l’immobilità allucinante che esso talora può fingere. Al punto che il concetto stesso di tempo, come ordine irreversibile di eventi, appare alfine irreale. Il passato può congiungersi al presente, il presente al passato, al di sopra di tanti sconvolgimenti storici, senza soluzione che non sia apparente. Cosicché questa storia non sarebbe un’elegia, addolcita da tante speranze, sulla precarietà delle vicende umane, ma una riflessione sulla nullità del loro significato, almeno come sorti individue». Inoltre: «Quanto si è detto non significa poi che H. proponga – almeno non in questa storia – una positiva esaltazione dell’anonima esistenza degli umili contrapposta ai vani clamori de1 potenti; poiché, se la Storia è nullificaa dalla cronaca, questa si nullifica da sé. Ci si “addormenta un momento sul lavoro” (als wenn er ein wenig eùlgeschlafen ware an der Arbeit) e quando ci si riscuote è passato mezzo secolo. Il cadavere intatto del giovane minatore, che stava per assestarsi in una tranquilla vira familiare, è dunque anche terribile allegoria della vita passata non si sa come, trascorsa ma non vissuta, così com’è stata in fondo anche la vita della fidanzata. Anche il lutto può essere una tomba». Nelle sue note al saggio, Bevilacqua scrive fra l’altro: «Appare degna di considerazione l’interpretazione psicologica, secondo cui in Unverhofftes Wiedersehen sarebbe anche adombrata la singolare e triste vicenda sentimentale dell’autore. Mancato – anche per l’improvviso trasferimento a Karlsruhe nel 1791- il vagheggiato matrimonio con Gustave Fecht, H. intrattenne con la giovane un affettuoso epistolario durato fino alla propria morte: cioè per ben trentacinque anni. Durante tutto questo tempo gli incontri fra i due, rimasti entrambi da sposare, furono rarissimi e brevi, l’ultimo nel 1812. (quattordici anni prima della morte di H.). La vita giovane può apparire dunque come il lunghissimo lutto di una fidanzata rimasta sola anche in forza di eventi esterni. Per converso, il “congelamento” della vita privata dello scrittore a quello stadio di progetto giovanile, la purezza sempre più irreale di un sentimento separato e lontano dal suo oggetto potevano trovare un’adeguata allegoria nella conservazione del corpo e dell’esanime, sterile bellezza del minatore di Falun. Si noti che nel frattempo (unterdessen), ossia fra il mancato matrimonio e la stesura di Unverbofftes Wiedersehen (1791 – 1811), una serie di grandi eventi si avvicenda sulla scena della storia mondiale».

 

CDL, 18 Ottobre 2020. Pubblicato su Il Sestante il 12 giugno 2020.

 

 

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