Trump, l’irriducibile. Ma sino a che punto?

 

 

 

 

Il prossimo 3 novembre potrebbe accadere che in caso di sconfitta Trump non riconosca il risultato elettorale. Sarebbe la prima volta nella storia degli Stati Uniti. Per la verità già nel 2000 Al Gore tardò a riconoscere la vittoria di George W. Bush contestando il conteggio dei voti nello stato della Florida, governato allora dal fratello Jeb e nel quale la differenza era stata di 1.784 preferenze (pari a meno dello 0,5% del totale). In quella occasione Gore, dopo una diatriba legale molto controversa e durata circa un mese, riconobbe infine la vittoria di Bush nel momento in cui la Corte Suprema degli Stati Uniti bloccò il riconteggio dei voti della Florida.

Ma questa volta sarebbe probabilmente diverso. Complice la pandemia, una proporzione elevata di americani ha ritenuto di votare per posta. Trump già da tempo va sostenendo che il voto postale, secondo tutti gli analisti in maggioranza democratico, è particolarmente esposto ai brogli. Facile immaginare cosa accadrebbe se il voto elettronico la sera delle elezioni assegnasse il vantaggio a Trump e quello postale ribaltasse la situazione. Ma anche se perdesse sia nel voto elettronico che in quello postale, a meno di un improbabile tracollo, Trump difficilmente riconoscerebbe la vittoria di Biden Perché non è nella sua natura come non è nella natura di nessuno dei leader populisti che sono tali perché si presentano come unici e autentici interpreti della volontà popolare. Una sconfitta è semplicemente inammissibile. Non prevista e non accettabile.

Due sono gli elementi distintivi del populismo (non solo di destra e non solo europeo)1:
«1 – La concezione sacrale del popolo con investitura diretta e messianica del capo, da cui scaturiscono il plebiscitarismo ed il liderismo nonché la scarsa attenzione verso gli istituti della democrazia rappresentativa. L’investitura messianica conferisce un carattere sacro allo stesso leader che quindi non esprime proprie convinzioni ma diventa portatore di verità e, soprattutto, post-verità.
2 – L’attribuzione dei problemi interni del Paese a nemici esterni, ragione principale del velleitarismo delle soluzioni. Dalla combinazione di questo secondo elemento con il primo discende che il dissenso interno diventa devianza e complicità con forze esterne ostili.
… Ma si torni ora ai due elementi costitutivi del populismo. Uno dei quali è rappresentato dalla relazione non mediata che si stabilisce tra il leader carismatico ed il popolo inteso come corpo unitario, organico, armonico e depositario di tutte le virtù. Il leader accoglie, interpretandolo, il comune sentire stabilendo con il popolo una relazione diretta che non può non essere unanimemente accettata. Questa caratteristica rende il populismo intrinsecamente intollerante al dissenso che da una parte rompe l’unitarietà del popolo e dall’altro disturba la relazione diretta. Inoltre determina la scarsa attenzione verso gli istituti della democrazia rappresentativa: si ricorderà in proposito la pretesa berlusconiana di una immunità giudiziaria legata all’investitura popolare. Infine, il connubio tra il leader ed il popolo si esalta nel mito dell’invincibilità per alimentare il quale diventa necessario ricorrere alle post-verità…».

Intendendo per post-verità la narrazione immaginifica di un fatto che non esiste ma che serve ad illustrare quella che si ritiene essere e si vuole spacciare come realtà indiscutibile2.

Visto il lungo elenco di occasioni nelle quali Trump ha evocato lo spettro dei brogli elettorali, ci sono pochi dubbi che contesterà una eventuale sconfitta, a meno che questa non abbia proporzioni così ampie al momento non prevedibili. Secondo alcuni analisti il rischio maggiore sarebbe il tentativo di coinvolgere l’esercito invocando le presunte “ostruzioni alle leggi” contemplate nello “Insurrection Act”. Ma senza arrivare a scenari così difficili, è probabile che in caso di sconfitta Trump non sarà tanto acquiescente.

 

  1. Atlante del populismo europeo di destra. Democrazia Pura, 1 aprile 2017.
  2. Alessandro Baricco. La verità sulla post-verità. Perché questa definizione è infondata. Robinson  di Repubblica, 30 Aprile 2017, pp 13-14.

 

CDL, 1 novembre 2020