La difficile esegesi della stupidità umana

 

 

Il pamphlet di Carlo M. Cipolla sulla stupidità umana (1) costituisce il punto di arrivo, tuttora insuperato, di una lunga riflessione teorica alla quale, nel corso del tempo, hanno contributo autori di grande spessore culturale e sinanco propriamente filosofico: da Cartesio a Schiller, da Dostoevskij a Flaubert, da Fruttero e Lucentini a Dario Fò e a Nicholas Carr e in ultimo a Maurizio Ferraris e Piergiorgio Odifreddi (2).

In un colloquio con Jean-Claude Carrière, Umberto Eco distingueva tra cretino, imbecille e stupido le cui definizioni derivavano dall’uso di criteri diversi (3). Il cretino non capisce, è intellettivamente minus, è colui che porta il cucchiaio alla fronte anziché alla bocca; l’imbecille è socialmente inadeguato e compie gaffe involontarie dicendo ad un determinato momento esattamente quello che non andrebbe detto; lo stupido infine è quello che ha un deficit logico anche se talora inapparente: «Lo stupido dirà: “Tutti gli abitanti del Pireo sono ateniesi. Tutti gli ateniesi sono greci. Quindi tutti i greci sono abitanti del Pireo”. Ti viene il sospetto che qualcosa non funzioni perché sai che ci sono dei greci di Sparta, per esempio. Ma non sai spiegare subito dove e perché si è sbagliato. Dovresti conoscere le regole della logica formale». Jean-Claude Carrière aggiungeva che lo stupido è anche roboante nel senso che non può affermare sommessamente la sua verità ma deve proclamarla con clamore. E che, tra le sue caratteristiche, ci fosse quella di ipersemplificare la realtà per trovare soluzioni perentorie e definitive.

Il tema della relazione tra verità ed errore dal punto di vista di Umberto Eco, con le definizioni di falsità, menzogna e falsificazione, è già stato trattato (4). Converrà tornarci su solo per ricordare la contorsione mentale che talora si nasconde nella stupidità facendo l’esempio di Nehaus, autore di un testo scritto nel 1623 che si riprometteva di dimostrare l’esistenza dei Rosa Croce proprio a partire dal fatto che essi stessi negavano di esistere. Nehaus, infatti, affermava senza tema di smentita: “Il solo fatto che ci nascondono il fatto che esistono è la dimostrazione della loro esistenza”.

Ma la realtà è in genere più complessa delle definizioni di scuola e così spesso in una stessa persona si mescolano elementi diversi al punto che non è semplice capire se si tratta di un cretino, un imbecille o uno stupido. In proposito osservava acutamente Jean-Claude Carrière: «…la prima cosa che si scopre studiando la coglionerìa è che siamo coglioni anche noi. È evidente. Non si trattano impunemente da coglioni gli altri se non ci si rende conto che la loro coglionerìa è uno specchio per noi. Uno specchio permanente, preciso e fedele».

E veniamo ora al pamphlet di Carlo Cipolla, divertente certo, ma dal contenuto altamente filosofico. La sua forza intrinseca è tale che, dopo averlo letto, si comincerà a classificare le persone secondo le categorie indicate: intelligenti, banditi, sprovveduti e stupidi.

Fugura 1.

Per le definizioni occorre innanzitutto fare un’assunzione di principio. L’azione di ciascuna persona può tradursi in un vantaggio o in uno svantaggio per sé e, nel contempo, in un vantaggio o uno svantaggio per gli altri. I risultati di ciascuna azione possono essere collocati all’interno di un piano cartesiano nel quale l’asse delle ascisse rappresenta il vantaggio o lo svantaggio per sé mentre quello delle ordinate rappresenta il vantaggio o lo svantaggio per gli altri (Figura 1). A questo punto ogni persona può essere correttamente collocata in uno dei quadranti del grafico sulla base dei risultati della propria azione. L’intelligente è la persona che trae vantaggio dalla propria azione ma nel contempo arreca un vantaggio magari minimo anche agli altri. Il bandito è invece colui che persegue un proprio vantaggio a danno degli altri. Lo sprovveduto ricava un danno dalla propria azione ma non è di nocumento a nessuno. Infine, lo stupido è «una persona che causa un danno ad un’altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita». Tutti noi abbiamo esperienza di azioni intelligenti, banditesche ed ingenue che però costituiscono solo una parte degli eventi vissuti. Perché la vita di ciascuno di noi è funestata dalle improbabili azioni di qualche assurda creatura che ci danneggia e talora ci perseguita senza ricavarne nulla.

Naturalmente il comportamento delle persone può mutare nel corso tempo e in rapporto alle diverse circostanze. Fa eccezione lo stupido la cui monotonia di comportamenti stolidi è assolutamente straordinaria. Quindi lo stupido può essere collocato con certezza in uno dei quattro piani mentre per gli altri occorre procedere ad una media ponderata dei comportamenti.

Un’annotazione si rende necessaria per i banditi il cui quadrante, B, può in realtà essere suddiviso in due aree, BI e BS, adiacenti rispettivamente al quadrante degli intelligenti e a quello degli stupidi. Ed il loro comportamento è conseguenziale. Nell’area BI vanno annoverati quei pochi banditi che riescono a massimizzare il proprio guadagno e che in genere acquisiscono la stessa quantità di bene o una quantità maggiore rispetto a quella che viene sottratta agli altri. Così se uno ruba una certa quantità di soldi ad un altro, il risultato finale è di parità e se riesce a farli fruttare in borsa il risultato sarà positivo. Invece nell’area BS vanno inclusi tutti quei banditi, la maggior parte, che a fronte di un modesto guadagno arrecano un grave danno agli altri. E’ il caso di chi uccide una persona per derubarla di pochi spiccioli: il guadagno (visto dalla parte del bandito) è piccolo mentre il danno (visto dalla parte della vittima) è enorme.

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Figura 2

Lo stupido è particolarmente pericoloso perché non intellegibile. Mentre il comportamento del bandito è razionale e segue una logica che per quanto scellerata rimane comprensibile, lo stupido è imprevedibile perché agisce senza una ragione riconoscibile. Di conseguenza in genere si è colti di sorpresa da uno stupido ed anche quando ci si aspetta l’attacco, difficilmente si riesce ad organizzare una difesa efficiente. Inoltre mentre l’intelligente ed il bandito hanno consapevolezza di sé e persino lo sprovveduto riesce a sviluppare un senso doloroso del proprio stato, lo stupido è assolutamente ignaro della propria natura e per ciò stesso non si pone limiti. La sua azione, inaspettata, insensata, non contemperata da alcun vincolo risulta perciò sempre devastante. Ne consegue che dallo stupido si deve girare a largo, molto a largo, perché mai e poi mai sarà possibile un punto di incontro che non sia gravemente dannoso. Paradossalmente una società può avanzare per l’azione di quei banditi che riescono a massimizzare la loro azione e guadagnano più del danno arrecato: in questo caso comunque la comunità ne trae un vantaggio complessivo, sebbene pagato in termini di disuguaglianza per i trasferimenti illegittimi di beni da una parte all’altra. Ma quando entrano in azione gli stupidi, non c’è scampo: la società è destinata ad impoverirsi. Volendo rendere un po’ più complesso il ragionamento si potrebbero dividere i quadranti degli sprovveduti e degli banditi come nella Figura 2 per concludere che tutti coloro che si collocano alla destra della linea POM determinano un avanzamento della società mentre tutti quelli che ricadono alla sua sinistra condizionano l’impoverimento collettivo.

A questo punto si possono ricapitolare le leggi fondamentali della stupidità umana discusse (con l’eccezione delle prime due che nella presente trattazione sono state date per scontate sebbene anch’esse siano suscettibili di approfondimento):
1)   Sempre ed inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione.
2)   La probabilità che una certa persona sia stupida è indipendente da qualsiasi altra caratteristica della stessa persona.
3)   Una persona stupida è una persona che causa un danno ad un’altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita.
4)   Le persone non stupide sottovalutano sempre il potenziale nocivo delle persone stupide. In particolare i non stupidi dimenticano costantemente che in qualsiasi momento e luogo, ed in qualunque circostanza, trattare e/o associarsi con individui stupidi si dimostra infallibilmente un costosissimo errore.
5)   La persona stupida è il tipo di persona più pericoloso che esista. Corollario: lo stupido è più pericoloso del bandito.

Naturalmente nessuno di noi si colloca spontaneamente nel quadrante degli stupidi. Talora accade però che siano gli eventi a rivelarci quanto poco avveduti siamo stati. Ma questo è un altro discorso…

 

CDL, 9 Dicembre 2018. Pubblicato su Il Sestante il 3 Giugno 2018

 

1. Carlo Maria Cipolla. Le leggi fondamentali della stupidità umana. In: Allegro ma non troppo, Bologna, Il Mulino, 1988.
2. Per una rassegna si veda: Mario Baudino. La prevalenza dell’imbecille. La Stampa, 21 Novembre 2016.
3. Umberto Eco, Jean-Claude Carrière (colloquio). L’idiota di successo. L’Espresso, 5 maggio 2009.
4. CDL. Falsità, menzogna, falsificazione, post-verità, storytelling, storia orale. Democrazia Pura, 7 Marzo 2018.

  

03 Bouvard-et-Pecuchet
Figura 3. Particolare di una caricatura di Honoré Daumier, pubblicata nel 1844 su Le Charivari, utilizzata come copertina in una delle versioni pubblicate postume del romanzo incompiuto di Gustave Flaubert “Bouvard e Pécuchet”. Nell’originale di Daumier la caricatura rappresenta due speculatori di borsa ma nella copertina del romanzo viene utilizzata per raffigurare la incarnazione della ottusità dei due personaggi chiave della vicenda.
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Figura 4. Una delle vignette di Altan utilizzate per illustrare una delle versioni de “Le leggi fondamentali della stupidità umana” di Carlo M. Cipolla (Il Mulino, 2015).
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Figura 5. Una delle vignette di Altan utilizzate per illustrare una delle versioni de “Le leggi fondamentali della stupidità umana” di Carlo M. Cipolla (Il Mulino, 2015).
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Figura 6. Una delle vignette utilizzate da Ellekappa per illustrare una delle versioni de “Le leggi fondamentali della stupidità umana” di Carlo M. Cipolla (Il Mulino, 2017).
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Figura 7. Una delle vignette utilizzate da Ellekappa per illustrare una delle versioni de “Le leggi fondamentali della stupidità umana” di Carlo M. Cipolla (Il Mulino, 2017).
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Figura 8. Una delle vignette utilizzate da Ellekappa per illustrare una delle versioni de “Le leggi fondamentali della stupidità umana” di Carlo M. Cipolla (Il Mulino, 2017).
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Figura 9. Una delle vignette utilizzate da Ellekappa per illustrare una delle versioni de “Le leggi fondamentali della stupidità umana” di Carlo M. Cipolla (Il Mulino, 2017).