L’effetto Dunning-Kruger e l’uomo invisibile

 

 

“The fundamental cause of the trouble is that in the modern world the stupid are cocksure while the intelligent are full of doubt” (1).

Potrei cominciare questa scheda tediandovi con infinite citazioni tratte da autori che si scagliano contro gli stupidi arroganti e magnificano gli umili intelligenti. Me ne asterrò. Risparmieremo tempo entrambi. Ma il concetto è chiaro. Non è che qualcuno voglia prendersela per forza con le “legioni di imbecilli” che affollano il mondo (2); soltanto che, a volte, si sente il bisogno di esternare – con parsimonia, sia chiaro – quel sentimento di frustrazione e fastidio che, a parlar con la gente, quasi tutti prima o poi siamo destinati a provare.

Immagine tratta da Wikipedia

La questione non è la stupidità. Quella non dipende da noi: al massimo, possiamo prendercela coi nostri genitori o al limite con quel maledetto seggiolone che si è spaccato quando eravamo bambini, condannandoci a una vita di infelicità (ma siamo sicuri? Secondo me i cretini sono anche più felici, ma questa è una mia opinione). La questione vera è l’arroganza, figlia legittima ed erede universale della più promiscua delle imbecillità.

A uno stupido simpatico si può pure perdonare qualche castroneria o una certa lentezza di comprendonio. Ma con un arrogante, beh, con un arrogante proprio non ci si riesce. E con questo, chiudo la fiera delle banalità.

Perché ciò di cui mi preme parlare è il c.d. “effetto Dunning – Kruger”, cioè una particolare relazione fra l’incompetenza (o la pura e semplice imbecillità, fate voi) e l’arroganza, analizzata scientificamente per la prima volta dai due psicologi eponimi (3), i quali hanno riportato le proprie conclusioni in una pubblicazione (“paper”, per i più “smart”) del 1999 (4).

Di che cosa si tratta? E’ presto detto. Dunning lo spiega così: «Quando le persone sono incompetenti nelle strategie che adottano per ottenere successo e soddisfazione, sono schiacciate da un doppio peso: non solo giungono a conclusioni errate e fanno scelte sciagurate, ma la loro stessa incompetenza gli impedisce di rendersene conto. Al contrario, come nel caso di Wheeler loro hanno l’impressione di cavarsela egregiamente» (5).

In altre parole, gli incompetenti tendono a sopravvalutarsi in misura considerevole. Per quanto paradossale possa sembrare, pare proprio che più una persona diventa competente, più diventa umile. Perché, probabilmente, con l’acquisizione di un maggior numero di conoscenze diviene consapevole delle infinite ramificazioni del sapere, della complessità del reale e della sua incommensurabilità. Tutte questioni che a chi si tiene alla larga dallo studio non passano neanche per la mente.

Ma c’è di più. C’è un secondo effetto, noto come “effetto del falso consenso” o come “sindrome dell’impostore”. Ve ne parlerò fra poco. Prima voglio raccontarvi come il Dottor Dunning ha avuto l’idea iniziale del suo studio. Non ci crederete mai.

C’è di mezzo un limone. E due ragazzi di Pittsburgh, in Pennsylvania. Siamo alla metà degli anni Novanta, nel 1995 per la precisione. Il primo aveva illustrato al secondo la possibilità di scrivere su un foglio di carta in modo che il testo restasse invisibile fino a quando il foglio non fosse venuto in contatto con una fonte di calore. Tutto grazie al succo di limone. Si tratta, in sostanza, di una forma di “steganografia” (6), realizzata utilizzando il succo di limone al posto dell’inchiostro.

Nessuno avrebbe potuto immaginare in quel momento l’effetto sconvolgente che la notizia avrebbe avuto sulla mente del povero McArthur Wheeler. Il quale pensò bene di sfruttare, per dir così, “commercialmente” il prodigioso ritrovato e si diede alle rapine, non prima però di essersi ben irrorato la faccia con il succo del portentoso agrume. Spavaldamente, incurante delle telecamere, egli aveva quindi proceduto ad alleggerire le casse di un paio di attività commerciali fidando nell’anonimato che l’artificio avrebbe dovuto garantirgli. E chi potrebbe descrivere lo sgomento che il poveretto dovette provare quando, nel giro di qualche ora dai fatti, venne tratto in arresto? I poliziotti che allo stesso arresto procedettero… I quali, immagino sogghignando, riferirono nel proprio verbale altri succulenti particolari appresi dalla deposizione del reo. Il povero Wheeler non aveva lesinato preparazione e fatica nell’impresa. Per essere sicuro del fatto suo, si era talmente imbibita la faccia di succo da rendere il bruciore quasi intollerabile. Diffidando inoltre della scienza, o almeno dell’affidabilità del suo amico, si era anche fatto un autoscatto (pare con una Polaroid) per verificare che il travisamento fosse efficace. Soltanto che, per somma sfortuna o per la temporanea cecità che qualche schizzo di limone negli occhi (dolorosissimo!) deve avergli provocato, aveva sbagliato la mira riprendendo, invece del suo bel grugno, il soffitto della stanza. Per cui la conclusione era stata rassicurante: la sua faccia non si vedeva.

A onor del vero, bisogna riconoscere però che il nostro eroe un bel risultato lo aveva comunque raggiunto: la sua storia era stata pubblicata sul World Almanac (il libro dei fatti) del ‘96, nella sezione “Offbeat News Stories” (7). E proprio mentre il Dott. Dunning leggeva il libro, gli si era accesa la famosa lampadina che avrebbe illuminato di fama imperitura l’oscura esistenza del nostro.
Non mi dilungherò oltre illustrando lo studio dei due psicologi (8). Mi preme a questo punto tornare a quel secondo effetto che sopra avevamo lasciato in sospeso, l’”effetto del falso consenso”. Si tratta, come avrete intuito, di una sorta di corollario dell’ effetto Dunning-Kruger, per meglio dire dell’altra faccia della stessa medaglia. Sì perché, secondo Dunning, non solo gli ignoranti si credono competenti e sprizzano dunque arroganza da tutti i pori; ma i competenti, da parte loro, si ritengono ignoranti, sulla base della tendenza a credere che tutti agiscano come loro e, quindi, si istruiscano a dovere, preparandosi a sufficienza per i compiti che sono chiamati a svolgere.
E non è tutto. I poveretti vedono oltretutto se stessi come impostori, reputando malriposta la fiducia che gli altri mostrano di avere nelle loro capacità e derivante da semplice fortuna ogni successo che ottengono.

Dunque, siamo messi così: gli ignoranti e i cretini sottostimano la propria dabbenaggine e si sentono Einstein; gli Einstein, d’altro lato, si sottovalutano e temono di sbagliare ogni volta che provano a fare qualcosa. Se queste sono le premesse, non c’è da stare allegri, almeno a dare credito (come meritano) agli studî di Dunning, Kruger e di altri scienziati che sono giunti alle medesime conclusioni

Tuttavia, per concludere con un filo di speranza questa discesa agli inferi dell’imbecillità, possiamo ricorrere alla filosofia. Non quella elevata dei Socrate e degli Hegel, non temete. Quella spicciola, quotidiana, la filosofia dell’uomo della strada che, se non basta, almeno ogni tanto aiuta. E possiamo quindi tenere bene a mente una frase che uno di questi filosofi alla buona, di questi saggi della porta accanto, amava ripetere. “La paura”, mi diceva, “è la migliore delle assicurazioni sulla vita”.  Con buona pace di imbecilli, presuntuosi e uomini invisibili.

 

Filippo Innocenti, 22 settembre 2020. Pubblicato su Il Sestante il 13 marzo 2019.

 

  1. “La causa fondamentale del problema è che nel mondo moderno gli stupidi sono presuntuosi, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi”. Cfr. B. Russell, «Mortals and Others: Bertrand Russell’s American Essays, 1931-1935», Volume 2, pag. 28.
  2. Rieccoci con le citazioni, vi risparmio anche questa. Se volete, il riferimento lo trovate all’indirizzo https://bit.ly/2IYnlC5.
  3. Si tratta, per la precisione di David Dunning e Justin Kruger.
  4. Lo studio è il seguente: Kruger, J; Dunning, D (December 1999). “Unskilled and unaware of it: how difficulties in recognizing one’s own incompetence lead to inflated self-assessments”. Journal of Personality and Social Psychology. 77 (6): 1121–34.
  5. A. Sgobba, “Il paradosso dell’ignoranza. Dalla sindrome dell’impostore all’effetto Dunning Kruger: come facciamo a sapere cosa sappiamo veramente?“, Il Tascabile, 21 giugno 2017.
  6. Se non sapete di che si tratta (non lo sapevo neanch’io), leggete qua: https://bit.ly/2H66FXg.
  7. A. Sgobba, “Il paradosso dell’ignoranza” cit.
  8. Chi fosse interessato a conoscerne qualche particolare in più può leggere, oltre a Wikipedia (voce “Effetto Dunning – Kruger“, anche questo divertente articolo di Annamaria Testa: “Effetto Dunning-Kruger: incompetenti e inconsapevoli di esserlo” pubblicato sul sito nuovoeutile.it.