Secolarizzazione, Islam, Occidente: brevi riflessioni

 

 

E’ un fatto. La mancata democratizzazione della gran parte dei Paesi di cultura islamica ha coinciso con l’insuccesso della secolarizzazione1. Ma la questione, a ben vedere, non riguarda solo il mondo islamico perché la secolarizzazione è in crisi anche in Paesi di cultura diversa.

 

Libertà e secolarizzazione in Nord Africa e Medio Oriente

Da diversi anni l’organizzazione non governativa americana “Freedom House” 2 indaga sullo stato della libertà nel mondo. Di recente è stato pubblicato il rapporto 2016, riferito alle condizioni di libertà osservate nell’anno 2015 in 195 Paesi e 15 territori3. La figura 1 ne rappresenta la sintesi grafica. Considerando le aree geografiche a predominanza islamica, il panorama è sconfortante: in Nord Africa la sola Tunisia può essere annoverata tra i Paesi liberi (Figura 2); in Medio Oriente, se si escludono Israele e Cipro che non sono a maggioranza islamica, può essere considerato libero solo il piccolo territorio di Cipro del Nord (Figura 3).

L’approccio metodologico della “Freedom House” è basato sulla verifica delle condizioni di libertà affermate dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo che fu adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1948 e che ciascun Paese si è impegnato a rispettare. In buona sostanza si tratta dei principi di libertà attorno ai quali si sono costituite le democrazie liberali. Sotto il profilo metodologico, il processo di valutazione è alquanto complesso essendo basato su indicatori che assegnano un punteggio, due scale di valutazione ed un risultato finale (status)4. Gli indicatori utilizzati sono 25. Dieci di essi testano i diritti politici (ad esempio suffragio universale, regolarità delle procedure elettorali) e 15 quelli civili (ad esempio  possibilità di dimostrazioni pubbliche, presenza di organizzazioni non governative, legalizzazione dei sindacati)5. Per ciascun indicatore viene assegnato un punteggio variabile da 0 a 4 in relazione alle diverse condizioni riscontrate. La somma dei punteggi viene categorizzata in due scale che vanno da 1 (per il punteggio più elevato) a 7 (per il punteggio più basso). La media delle due scale definisce il grado di libertà: stato libero (media da 0 a 2,5), parzialmente libero (3,0-5,0), non libero (5,5-7,0).

Figura 1
Figura 1. Immagine tratta dal sito Freedom House.
Figura 2
Figura 2
Figura 3
Figura 3

Dal punto di vista storico, con riferimento alla secolarizzazione, in questo vasto territorio sono da rilevare quattro fenomeni.

  1. Il rovescio della secolarizzazione di tipo occidentale sia nella Turchia fondata da Ataturk (oggi governata da un partito confessionale che si appresta a smantellare gli ultimi baluardi laici) sia nell’Iran di Reza Pahlavi (crollato sotto l’onda d’urto dell’integralismo sciita).
  2. Il fallimento della secolarizzazione socialista nell’Egitto di Nasser, nell’Algeria di Ben Bella, nell’Iraq e nella Siria del partito Baath, nella Palestina di Arafat. In tutti questi paesi, tramontate le élite politiche che avevano guidato il processo di fondazione-liberazione, la società civile e in molti casi quella politica sono state rapidamente riconquistate dai movimenti religiosi ed anzi dalla loro componente più fondamentalista.
  3. L’insuccesso delle “primavere arabe”. Nate nel 2010-2011 sotto forma di movimenti portatori di istanze fondamentalmente laiche, sono state rapidamente egemonizzate dal radicalismo islamico con meccanismi diversi da Paese a Paese ma la cui complessiva efficienza operativa testimonia comunque la ancora predominante forza di attrazione dell’integralismo religioso. In questo panorama fa eccezione la Tunisia, il solo Paese nel quale le proteste hanno portato ad una democrazia piena (peraltro le ultime elezioni generali sono state vinte da una coalizione laica).
  4. La assoluta impermeabilità alla secolarizzazione in altri Paesi chiave della regione, a cominciare dall’Arabia Saudita, custode del tradizionalismo sunnita e centro di irradiazione nel mondo dell’integralismo wahabita.

Quale relazione può essere stabilita tra libertà e secolarizzazione nei Paesi islamici? Dario Cecchi giudica infondata l’idea che alla base dell’Islam via sia una sorta di “teologia politica” che impedisce il recepimento ed il mantenimento di elementi secolari6. Le differenze dottrinarie tra sunniti e sciiti e le divisioni interne a queste correnti7, sarebbero così conflittuali e di ampiezza tale da rendere impossibile una comune prassi politica. Secondo Cecchi: «La struttura del potere, per come si è consolidata nel mondo islamico, non rimanda a precisi dettami dottrinari rintracciabili nel Corano. Né si può dire che l’Islam abbia conosciuto una sacralizzazione dell’istituto monarchico paragonabile a quella elaborata in Europa a partire dal Medioevo fino alla Rivoluzione francese. Il potere nel mondo islamico è innanzitutto l’esercizio della forza: esso è oggetto di realismo politico ben prima che in Europa questa categoria fosse definita. E tuttavia manca la capacità di innestare in questo contesto un discorso critico sul potere come tale, capace di fare appello non solo a istanze ideali laiche – i diritti umani, la democrazia etc. – ma anche di immaginare un esercizio del potere pensato secondo criteri operativamente democratici: divisione dei poteri, sottomissione dei governanti alla legge etc». In effetti se si esclude l’Arabia Saudita, la cui casa regnante si è autoproclamata custode dei luoghi santi, ed il Marocco, i cui sovrani rivendicano una discendenza diretta da Maometto, nel mondo islamico non si è realizzata una sacralizzazione del potere politico monarchico paragonabile a quanto accaduto in Europa dal Medioevo sino al Settecento. L’idea di Cecchi è che l’autoritarismo originario di quelle che sarebbero divenute società islamiche fu recepito nella dottrina religiosa attraverso un lungo processo di negoziazione con le élite politiche e rappresenterebbe la causa prima del fallimento della democratizzazione del mondo islamico. In questo contesto la mancata secolarizzazione non costituirebbe una causa ma una espressione dell’autoritarismo.

Queste conclusioni, opinabili per certi versi, risultano comunque interessanti perché suggeriscono un punto di vista originale sulle teocrazie islamiche. Rimane il fatto che il mondo islamico, nella sua generalità e nonostante le divisioni interne, si presenta con caratteri così radicati di confessionalismo ed autoritarismo da respingere come corpi estranei quei pochi elementi di democratizzazione e secolarizzazione che si era provato ad introdurre. L’analisi di Cecchi però ripropone la questione del rapporto tra religione e Stato che in Occidente ha avuto una storia diversa.

 

Libertà e secolarizzazione in Occidente

Al di là della relazione tra l’etica protestante e lo spirito del capitalismo stabilita da Max Weber, nella cultura di quelli che oggi definiamo Paesi occidentali, ed in particolare nel mondo anglosassone, appare evidente il nesso tra la versione riformata del cristianesimo, il pensiero liberale e democratico, la secolarizzazione8. Dall’accettazione del pluralismo religioso, implicito nella rivendicazione della libertà di credo e su cui si stratifica l’idea di cittadinanza, scaturisce il processo di emancipazione della società e delle istituzioni da ogni forma di sacralità trascendente.

Fermo restando il ruolo istituente del pensiero greco-romano nella cultura dell’Occidente, viene da chiedersi in che modo e con quali meccanismi il cristianesimo sia intervenuto nel processo di secolarizzazione sotto il profilo culturale e al di là della resistenza opposta dalla Chiesa.

Seguendo la riflessione di Marcel Gauchet9 si può inferire che la secolarizzazione sia iniziata con il tramonto delle società ancestrali (i cui echi sono ancora oggi rintracciabili nei popoli senza scrittura), nelle quali la religiosità immanente rappresentava l’origine primigenia in virtù della quale assumeva un carattere normativo istitutivo. In quel mondo il sacro non presiedeva ma strutturava intimamente la società rappresentando il senso stesso dell’esistenza della comunità e stabiliva l’ordine del mondo una volta per tutte. Così inteso il sacro diventava fonte di immutabilità e determinava la rinuncia forzata dell’uomo ad utilizzare la propria capacità trasformatrice. La nascita dello Stato, sebbene in forma teocratica (si pensi all’antico Egitto), condiziona la comparsa delle religioni moderne. Attraverso una serie di passaggi si determina la separazione del sacro dall’ambito politico-sociale, si colloca il principio istituente in una sede trascendente, si divide la sfera individuale da quella sociale, si attribuisce all’individuo (e non più alla comunità) la titolarità del rapporto con il sacro, si divide il destino degli uomini (ci si salva individualmente e non più tutti insieme). In altri termini si introduce la dialettica all’interno della società e si avvia il processo di sviluppo storico. Tra le religioni moderne, secondo Gauchet, il cristianesimo rappresenta la versione più movimentista con l’introduzione di un ulteriore elemento di forte dinamismo: la libertà di scelta (persino la grazia, che pure è un dono, può essere rifiutata). Da questo punto di vista il cristianesimo, forse a differenza dell’Islam, ha rappresentato un terreno favorevole all’innesco di un processo di secolarizzazione che troverà compimento molti secoli dopo la sua nascita quando lo sviluppo del pensiero razionalistico affermerà le idee di libertà individuale e sovranità popolare.

 

Quale secolarizzazione

L’idea della secolarizzazione, pur intesa genericamente come emancipazione da forme pervasive di religiosità, presenta ancora molti aspetti problematici e perciò irrisolti: le ragioni (disincanto o scelta razionale), le articolazioni (sociale, scientifica, politica), il rapporto con il sacro (accettazione della dimensione collettiva dell’esperienza religiosa o accoglimento della sola riflessione individuale), la titolarità della sovranità (attribuita al cittadino o allo Stato) che ne può fare un fenomeno democratico oppure autoritario10.

Figura 4. Immagine tratta dal sito slate.com.

Certo si è rivelato infondato il paradigma che assimila la secolarizzazione alla modernizzazione e alla democratizzazione, fenomeni che non si sovrappongono necessariamente e che hanno coinciso di fatto solo nelle democrazie liberali. Ed inoltre è entrata in crisi l’interpretazione “millenaristica” della secolarizzazione che vedeva come ineluttabile il disincanto dal religioso, la razionalizzazione delle relazioni sociali e dei processi politici, la democratizzazione della società e delle istituzioni, l’avvento pieno della modernità. Proprio questo, secondo Michael Walzer, è l’errore compiuto dalle élite laiche (democratiche o autoritarie) in Paesi come Israele, India, Algeria11. In Israele l’ottimismo laico di Ben Gurion, che concedeva privilegi agli ortodossi convinto che presto sarebbero diventati una piccola enclave paragonabile agli Amish americani, deve oggi fare i conti con la crescente influenza anche politica dei movimenti religiosi, divenuti ormai decisivi nel governo del Paese. L’India di Nehru, prima guida del Paese, critico per certi versi sprezzante dell’induismo, è oggi governata da un partito confessionale. L’Algeria fondata da Ben Bella, cultore di Marx e Lenin, fautore di un “socialismo islamico” molto socialista e poco islamico, è stata dilaniata da una feroce guerra civile innescata dal colpo di stato messo in atto dalle forze armate per silenziare la straordinaria vittoria elettorale ottenuta dal Fronte Islamico di Salvezza alle elezioni generali del 1991. Secondo Walzer,  il tratto comune di queste vicende è l’errore compiuto dalle élite laiche nell’imporre una visione secolarizzata che non si è radicata nella società civile perché non ha saputo recepire dalle tradizioni religiose almeno quegli elementi che potevano essere compatibili con la modernizzazione.

Ma forse la questione della secolarizzazione è ancora più ampia perché, a ben vedere, essa segna il passo persino nelle democrazie liberali. Basti pensare al peso rilevante, e forse anche crescente, esercitato negli USA dai fondamentalisti cristiani in ambito scientifico (la contestazione aperta dell’evoluzionismo), sociale (il creazionismo insegnato nelle scuole), politico (l’importanza elettorale degli evangelici). Nella Figura 4 è riportata la mappa delle scuole americane, interamente o parzialmente finanziate con soldi pubblici, nelle quali il creazionismo viene o può essere insegnato12.

 

Post-secolarizzazione

Una delle promesse mancate della modernizzazione è proprio la secolarizzazione che non attecchisce nei Paesi islamici, arretra in democrazie consolidate come Israele ed India e segna il passo persino nei Paesi occidentali. Questo ha indotto alcuni analisti a ipotizzare una post-secolarizzazione come processo di “risacralizzazione” della società.

E’ opinione diffusa e forse maggioritaria che il problema della secolarizzazione risieda nella sua dimensione individuale, quella dell’uomo libero e dotato di autonomia morale e politica, rivelatasi inadeguata a sostituire il “sacro condiviso” come nuovo tessuto connettivo della società. Per questa ragione alcuni osservatori ritengono che le democrazie liberali abbiano bisogno di rifondarsi sui principi generali secondo modalità che ne farebbero una religione civile. In proposito sostiene Debora Spini13: «Una prima e più ovvia prospettiva si incammina verso la riproposizione del tema della “religione civile” sulla scia aperta dai lavori di Robert Bellah. I lati d’ombra di questa posizione non si esauriscono solo nell’evidente atto di abdicazione da parte della politica democratica rispetto alla necessità di autofondarsi, ma nel necessario processo di normalizzazione della trascendenza. Difficilmente infatti questa via è esperibile senza immaginare che la religione possa essere resa almeno in certa misura pubblica, in modo da funzionare come terreno di coltura per una serie di valori fondanti che possano tenere insieme la comunità politica democratica. Ma questa perdita di tensione verticale non elimina tutti i possibili lati d’ombra. Il sacro senza trascendenza può avere anche esiti minacciosi: un “sacro” che non è più “santo”, che si è cioè reso indipendente dal richiamo alla trascendenza può in ultima istanza inclinare anche verso quel processo di idolizzazione della comunità umana dal quale aveva già messo in guardia Lévinas». In effetti, si potrebbe aggiungere, l’esperienza storica non è proprio incoraggiante. La religione civile, quando imposta, ha finito per diventare un simulacro che nega l’essenza stessa della democrazia. E poi bisogna intendersi bene sui termini e in particolare, in questo caso, sulla definizione di religione civile. Un complesso di valori diventa religione solo se strutturato in un sistema onnicomprensivo, dogmatico e pervasivo. Altrimenti rimane un insieme di valori che è necessario negoziare, condividere e soprattutto difendere dagli attacchi continui cui è esposto.

Ma anche assumendo che la crisi della secolarizzazione risieda nella sua dimensione individuale,  manca pure sempre, nell’analisi, un elemento di contesto fondamentale. Un po’ come se l’evoluzione di una specie potesse essere spiegata semplicemente con la comparsa di un nuovo carattere e non con l’attributo (vantaggioso e svantaggioso) che esso assume rispetto ad un dato ambiente. Così la libertà individuale e la connessa sovranità popolare si rivelano progressive in un contesto che le rende effettivamente operanti e possono divenire concetti vacui in altre condizioni.  Ed il contesto attuale è quello di una globalizzazione dominata da gruppi finanziari irresponsabili (nel senso che non devono rispondere delle scelte operate anche se condizionano la vita di milioni di persone) che ha finito per inaridire sia la libertà del cittadino che la sovranità popolare, trasformando l’autonomia individuale in una solitudine estrema ed inadatta ad irrorare un connettivo sociale. Tuttavia è bene ricordare che la globalizzazione finanziaria non è un destino ineluttabile e che, mantenendo il parallelo con l’evoluzione, l’uomo può modificare il contesto ambientale per renderlo più favorevole.

In conclusione, appare un po’ troppo parziale l’analisi che attribuisce la crisi della modernità alla debolezza intrinseca del modello occidentale di secolarizzazione e alla conseguente risorgenza di una dimensione collettiva e totalizzante della religione. Sono da considerare ulteriori aspetti e segnatamente il fatto che se le democrazie liberali non costituiscono più un modello attrattivo particolarmente forte, è perché esse stanno rinnegando se stesse. Non può funzionare un modello di cittadinanza (fatto di libertà individuale e sovranità popolare) se si accetta  il dominio di gruppi finanziari irresponsabili. L’uomo delle società secolarizzate non solo soffre di solitudine ma patisce l’impotenza a decidere il proprio destino.

 

Bibliografia

1. In questa sede, molto semplicemente, si intende per secolarizzazione l’emancipazione della vita sociale e culturale dalle credenze religiose e l’affrancamento delle istituzioni civili e politiche da ogni forma di tutela clericale. Per democratizzazione si intende il processo politico che esita nell’affermazione di una sovranità popolare pienamente espressa. Più complessa la definizione di modernizzazione (in proposito si veda la corrispondente voce proposta dall’Enciclopedia Treccani) che può essere interpretata come un processo che investe l’ambito economico (da modelli di produzione  arcaici a sistemi di produzione tecnologici), sociale (dalla stratificazione rigida alla mobilità), culturale (dalle comunità tradizionaliste alla cultura scientifica e razionalista), politico (dalla sudditanza alla cittadinanza). In sostanza, se si accettano queste definizioni, secolarizzazione e democratizzazione sono elementi essenziali della modernizzazione ma non coincidono con essa. La secolarizzazione, tuttavia, costituisce uno dei fattori necessari alla democratizzazione.

2. Freedom House. Home page.

3. Freedom House. Freedom in the world 2016.

4. Freedom House. Freedom in the world 2016. Methodology.

5. I dieci indicatori che esplorano i diritti politici si riferiscono al meccanismo elettorale (suffragio universale, regolarità delle procedure), pluralismo e partecipazione (presenza di partiti organizzati, accesso alle elezioni delle forze di opposizione e delle minoranze, scelte elettorali non condizionate da alcuna autorità politica, economica, religiosa), attività governativa (governo libero da condizionamenti, non coinvolto in corruzione pervasiva, responsabile di fronte all’elettorato). I quindici indicatori che misurano i diritti civili riguardano la libertà di espressione e di religione (media indipendenti, sistema educativo non condizionato da indottrinamenti, possibilità di discussione pubblica e privata), la libertà di associazione (dimostrazioni pubbliche, organizzazioni non governative, sindacati), l’autonomia del potere giudiziario ed inquirente (magistratura indipendente e libera da condizionamenti politici e criminali, controllo democratico delle forze di polizia, meccanismi di coercizione, eguaglianza di trattamento), i diritti individuali (libertà di residenza e di impiego, accesso al sistema educativo, diritto di proprietà e libertà di commercio, condizionamenti criminali, uguaglianza di genere, pari opportunità, sfruttamento economico).

6. Dario Cecchi. Islam e secolarizzazione. Micromega, 21 Luglio 2015.

7. Si veda in proposito: Democrazia Pura. Islam ed islamismi. Una sinopsi. Tivoli, 3 Settembre 2014.

8. Giorgio Campanini. Eclissi del “Sacro”, secolarizzazione e democrazia. Segni e comprensione, 3: 27-33, 1988.

9. Marcel Gauchet. Fine della religione? Micromega, 2, pp 147-172, 2000.

10. Per un riflessione profonda sui concetti di secolarizzazione e post-secolarizzazione si veda: Debora Spini. La secolarizzazione e i suoi post. Democrazie e “sacro condiviso”. Il Senso della Repubblica, 7: 1, 3-6, 2016.

11. Si veda in proposito l’articolo di Giancarlo Bosetti, Il grande errore laico dei padri fondatori, pubblicato sulla Repubblica del 6 Giugno u.s., relativo alle riflessioni del filosofo Michael Walzer pubblicate nel suo ultimo libro “The paradox of liberation. Secular revolutions and religious counterrevolutions” (Yale University Press, 2015).

12. Chris Kirk. Map: publicly funded schools that are allowed to teach creationism. Slate, 26 Gennaio 2014.

13. Debora Spini. La secolarizzazione e i suoi post. Democrazie e “sacro condiviso”, cit.

 

CDL, Tivoli, 1 Settembre 2016

 

Sulla questione islamica si veda anche:
–  Islam e islamismi – Una sinopsi (3 Settembre 2014).
–  Jihadismo globale – Il ritorno di al-Qaeda (1 Ottobre 2016).